Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

8 POESIA/LUCREZI LASOLITUDINE DELL'EPIDEMIOLOGO EugenioLucrezi Eugenio Lucrezi ha quarantatré anni e vive a Napoli. Ha pubblicato il libro dei versi Arboraria (Altri termini, 1989) e varie cose su diverse riviste. Fa il medico nella sanità pubblica, occupandosi di prevenzione. Su "Linea d'ombra" ha già pubblicato il poemetto Cronachetta del- /' ottobre 1990 (1992); un capitolo di un suo romanzo inedito intitolato Quel dlfiniva in due è apparso nel n. 2, 1993 di "Dove sta Zazà". Il giorno che arrivò l'epidemiologo subito mi colpì la somiglianza con un mio antico compagno di liceo, un tipo allampanato che suonava la chitarra da dio. Lo stesso ovale allungato del viso, lo stesso passo dinoccolato: proprio uguale. Quello però era chiuso e scontroso, aveva grazia soltanto nelle dita agilissime. L'epidemiologo ha i fianchi di una viola, gambe snelle e armoniose. Le domandai qualcosa, e mi rispose una risposta ansiosa, e un breve riso. Eccola che codifica i suoi dati di morte, curva sulla scrivania, e tanto forte è la concentrazione che il continuo via vai non la distoglie. Tra i colleghi che passano c'è quello che tocca ferro, quello che furtivo introduce la mano nella tasca per grattarsi i coglioni. Qualche volta solleva la frangetta per chiedermi notizia di un sarcoma. Gentile, mi ringrazia, e in tutta fretta rituffa il naso nel folto delle schede. Allora, quando so che non mi vede, me la mangio con gli occhi. At night, alone, I marry the bed Anne Sexton Ho visto la sua camera da letto, linda di bianchi mobili e di specchi che raramente specchiano figure. Chissà se mentre scrivo, in mezzo al letto, il suo fianco di viola guizza in fretta sul lenzuolo arricciato. Chissà se sguscia poi, e da quanto affanno, e di quale nessuno dall'abbraccio, dal figurato amore al conquistato sonno, senza riaprire gli occhi e senza continuare a stancarsi, in un riposo. Due segni così sotto gli occhi seri dell'epidemiologo. Neri come i miei pensieri. Due segnacci così, neri e austeri. Benedetta l'epidemiologia, per cui tre casi di una malattia sono uno scarto significativo rispetto agli standard di prevalenza, e invece due non muovono la retta. Benedetta la tua allegria, e pure la mia tristezza. Pensa la contentezza di quel terzo ammalato, quello che non dovrebbe esserci, e invece sta lì. Ora mi lascia, rinfresca e si rapprende il succo azzurro della tua carezza che più ancora non preme, e si riposa. Abbracciare un cognome è come quando sbava un timbro premuto con leggera mano sopra un foglio intestato: sbavo azzurro anche questo, che scolora nome e cognome dell'epidemiologo. ''IL MIO CANTOSOLITARIO" PERAMELIAROSSELLI AlfonsoBerardinelli Negli anni Sessanta, quando la poesia concepiva se stessa anzitutto come ricerca, esperimento a oltranza nell'uso dei mezzi verbali, gioco linguistico e contestazione della stessa istituzione letteraria, la poesia di Amelia Rosselli apparve subito come un evento particolare, misterioso e irripetibile. Nelle sue poesie avveniva qualcosa di estremo. Anche lì c'erano ricerca, esperimenti e oltranze. Ma la poesia usciva dalla sua tradizione stilistica toccando nello stesso tempo il punto più basso e il punto più alto

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