Noi donne arabe siamo rappresentate sempre sotto uno stesso cliché dal quale cerco di uscire perché mi fa veramente male. lo sono araba ma non corrispondo affatto allo stereotipo della donna araba. Non posso inventare problemi che non conosco e che tante altre donne come me, musulmane o cristiane, non hanno mai vissuto. Non sono stata costretta a velarmi, non mi hanno obbligata a prendere marito, né tanto meno mi hanno impedito di andare a scuola, non ho sofferto, o neanche sono stata mutilata quando ero piccola. Secondo te gli editori occidentali che genere di libro si aspettano dagli scrittori arabi? Quali sono gli elementi che si dovrebbero mettere in un libro per farlo vendere bene? La ricetta è molto semplice. Vi posso fare un bestseller in una settimana, perché ciò che vogliono è molto chiaro. lo sono una donna e oggi gli editori preferiscono una scrittrice araba. Una donna è più facilmente vittima di un sistema che l'Occidente conosce attraverso scioccanti stereotipi, ben collaudati. La donna deve essere vittima, possibilmente velata, o meglio ancora violentata, maltrattata eccetera. Se poi c'è una storia d'incesto, allora è perfetto e il libro si venderà ancora di più. Dimenticavo che la donna deve soprattutto attaccare la sua religione. Ci vuole una donna araba o musulmana che dica chiaro e tondo che l'Islam è antimoderno e soprattutto contro la donna. La frecciata è per Taslima Nasrin? Sono stata sollecitata diverse volte a dire la mia opinione su Taslima, ma fino a ora avevo sempre rifiutato. Penso di non averne il diritto, io che non sono neanche musulmana. Ma sicuramente il caso di Taslima si ascrive alla moda del momento. Posso però dare un giudizio sul suo romanzò, che non è di nessun interesse. Sicuramente non ci troviamo di fronte a un nuovo caso Rushdie, lui sì che è un vero scrittore, e anche un grande scrittore. Hanno presentato Taslima come scrittrice, ma basta leggere il suo romanzo per capire che è interamente prefabbricata. Si tratta di un'operazione commerciale e lei si è fatta portavoce di una falsa battaglia contro l'Islam. È stata talmente ingigantita che si sente il falso da lontano. Naturalmente, se è stata condannata a morte soltanto per quello che ha detto o scritto, questa è un'altra questione, e a lei va tutta la mia solidarietà. Mi domando poi, se si tratta di una questione di umanità, dato che la poverina è stata ingiustamente condannata a morte: voi in Occidente vi mobilitate sempre per tutti quelli condannati ingiustamente a causa delle proprie idee? Pensate a quelli che stanno morendo oggi in Algeria! E perché non vi preoccupate per esempio dei curdi? Solo perché i curdi non fanno parte di un'enorme macchina commerciale? Basta che una brava donna si metta a dire ingiurie sulla sua religione perché un intero pianeta si mobiliti? È spontaneo il sospetto che la mobilitazione sia piuttosto per vendere il libro di Taslima. Lei non è una vittima, e lo sa bene, ne sono sicura! Se aveva una battaglia seria da sostenere lo doveva fare in altro modo. Ci sono tanti paesi in cui i giornalisti sono condannati a morte per aver parlato male dei loro re o dei presidenti. E voi in Occidente che fate? Ed è ancora più grave perché i re e i presidenti sono più pericolosi della religione, il re può farti perseguitare, torturare, condannare e la polizia di tutto il mondo lo aiuta. Quelli che emettono unafatwa non sono più pericolosi di un re o di un presidente che condanna a morte un giornalista. Perché non c'è stata mai una tale mobilitazione per uno di questi giornalisti? E l'incontro tra Occidente e Oriente, come esce da questo impatto? DONNE E ISLAM/BARAKAT 7 Poiché voi vi considerate dall'antichità grecoromana come appartenenti a una civiltà superiore alle altre, come potete avere delle reazioni paragonabili a quelle stesse di chi emette fatwa di condanna a morte? L'Occidente sta fabbricando delle falsità, e questo ci fa male. Con quello che succede attualmente, il dialogo tra l'Oriente e l'Occidente sarà sempre più difficile, perché in Occidente non si vuole vedere la realtà araboislamica in tutta la sua complessità. La realtà è più complessa dei cliché. Per fare un vero lavoro culturale si deve dare al lettore non quello che si aspetta di leggere, ma quello che non vuole vedere. Lo vedete com'è complicato? Bisogna avere il coraggio di andare in fondo alle cose. Noi assistiamo a un vero scisma tra i due mondi che si stanno separando sempre di più. E anche da quando l'Occidente vuole saperne di più e si è messo a tradurre, non va molto meglio perché, tranne rari casi, la tradizione ubbidisce perlopiù alla domanda del mercato. Non c'è una vera volontà di vedere. È una questione che ci si deve porre sul piano umano, prima ancora che su quello culturale. I popoli non si possono conoscere attraverso gli stereotipi, perché i cliché sono contro la conoscenza. E la macchina che si è messa in moto per Taslima, per esempio, contribuisce solo a rendere più profondo lo scisma tra Oriente e Occidente, e questo è molto pericoloso. Per interesse economico si fabbricano delle persone utili solo a fini commerciali, e forse non si rendono neanche conto di quello che stanno facendo e di quanto stanno contribuendo ad allontanare un dialogo già interrotto. Però poi non ci si può meravigliare delle conseguenze. PerOlovEnquist PROCESSO AHAMSUN pp.216- L. 24.000 La sceneggiatura dell'ultimofilmdi JanTroellpresentatoalFestivaldiCannes di quest'anno. Lefasidelprocesso checondannòilNobelnorvegesein un librodi grandetensione umanità. HalldorLaxness L'ONOREDELLA CASA pp. 112-L. 16.000 niae umorismo,una "fiaba rovesciata", cherispettae ribalta glischemidelgenere, completamente immersanelfolklore d'Islanda.Laxness è Nobelnel1955. Arto Paasilinna ILBOSCO DELLEVOLPI pp.240-L. 26.000 Dell'imprevedibile e fantasioso autore dell'Anno dellalepre, ilnuovoromanzosempreambientato nelleforestenordiche, in fugadal mondo,intotaleimmersionenellanaturalappone. HellaHaasse DI PASSAGGIO pp. 116- L. 18.000 Ritrattodi una ragazzad'oggi,visione diun'amicizia tr generazioni,romanzo di una "vita vagabonda" attraverso l'emarginazione, l'ultimolibrodella più notanarratrice olandese. Via Palestro, 22 - 20121 Milano - Tel. (02) 781458 Fax (02) 798919
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