Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

Mancanza del "laccio" linguistico, assenza di sillogismo aristotelico, formazione culturale invidiabilmente non-latina, non-classica, non paga della terribile frattura tra parola e cosa? La tesi di Lilli è interessante. Doris Lessing, naturalmente, la ignora del tutto. Lei, evidentemente, anglosassone e protestante, riesce a riunire le parole alle cose. Non è un'impresa da poco. Sandro Veronesi Live Serena Daniele Bompiani 1996, pp. 141, Lire 20.000 Per almeno un paio di ragioni dà gusto leggere Live, di Sandro Veronesi: la prima è esterna al libro, la seconda interna. Si comincia dalla seconda. Live raccoglie una selezione degli articoli scritti da Veronesi per "l'Unità" tra il settembre del 1992 e il settembre del 1995-Belgrado e Serbia furono i primi, il polittico di microcronache dal festival del cinema, Venezia il più recente (ce n'è un altro paio, di polittici, Liverpool e Bombe). Tuttavia rileggerli, per chi già legge "l'Unità", e Veronesi, riserva una, fondamentale, sorpresa - gli articoli, tutti editi tranne uno (Piombino - ingoiato dagli interminabili resoconti elettorali del giornale sulla lunga battaglia di quasi tre anni fa per il Comune di Roma tra Fini e Rutelli, risoltasi col doppio turno e sul filo di lana), sono stati raccolti dall'autore attorno a tre topoi: ritratti, sopralluoghi e collaudi, che svelano di fatto la vera e propria proiezione, l'ago di meridiana della curiosità mobile di Veronesi. Che qui conferma, dopo Cronache Italiane e Occhio per occhio (entrambi Mondadori 1992), documentandolo puntualmente, di nutrire il versante vertiginoso, molto faticato, della propria scrittura, cospicuo almeno quanto quello della letteratura pura, un luogo esso stesso in cui Veronesi si conferma narratore-cronista-testimone, narrandoci un oggi da lui dotato di senso come là, nei suoi romanzi, l'oggi nutre, con le sue immagini-metafore sporche e irripetibili, il senso segnaletico, la verità ontologica di quanto vi si narra. Un'osmosi tumultuosa che ci porta dritti alla prima ragione - ricordate? - quella esterna. Ed è che questo libro, uscito in libreria in febbraio, è stato preceduto da una specie di q-book - una via di mezzo, per capirsi, tra i q-disc di Dalla e i demo, cioè i nastri dimostrativi mandati in giro dai gruppi rock. E del resto la grafica, del q-book come del libro vero e proprio, è quella delle copertine degli lp, e entrambi risultano prodotti (come si legge in genere in fondo ai booklet dei testi dei cd, insieme ai ringraziamenti - che ormai sono un classico dei libri di Veronesi) da una mitica (in quanto finora misteriosa) etichetta: Autori Associati, fondata proprio da Veronesi, e che per ora ha curato un solo altro libro, La sindrome - romanzo Bompiani di Dario Argento, ma ha già in programma di seguirne alcuni altri - finendo, come si augura il suo (di lei) promotore, per essere una sua (di lui) ennesima bomba a orologeria lasciata per ora a giacere inesplosa sul fondo del nostro pelago letterario. Come il cuore rock che batte in questo come in tutti i libri di Veronesi: in epigrafe a Live doveva esserci un verso (evenfools like me - persino i matti come me) tratto da un pezzo di Elvis Costello (Running out of fools - restare a corto di pazziaifuel-gas) poi soppresso per non annullare, nella traduzione, il gioco di parole: ma come eserga al suo primo romanzo, il Treno allegro, Veronesi non aveva forse già posto le parole di un glorioso gruppo inglese, da tempo disciolto, The Smiths, Io sono il figlio e l'erede di nulla in particolare? E, stando ai ringraziamenti che si leggono in coda (sul modello della nota sugli autori che compilava per Nuovi Argomenti quando ne era il segretario di redazione), nei due anni in cui ha composto Venite venite B52 Veronesi non ha forse avuto come colonna sonora una certa selezione di musica rock fornitagli dall'attuale segretario di redazione della rivista moraviana? E ancora: il narratore bizzarro del più recente romanzo di Veronesi non è forse il figlio e l'erede di una tradizione tipica della letteratura anglosassone - il personaggio del fool? Lo stesso titolo, Live, in realtà originariamente attribuito a uno degli articoli di questa raccolta, Montevideo, è in genere attribuito ai concerti rock dal vivo, appunto. È un'anima rock a percorrere questo libro e ad aver lastricato il cammino infinito fatto da Veronesi per andare a incontrare destini e farne arrivare le loro fino a noi: l'irlandese ubriaco senza incisivi che funesta l'intervista londinese con McEwan, il nonno fatuo come De Sica, Dino Dean Benedetti bandolero stanco - di gran lunga il racconto più bello insieme al magnifico ritratto di Obdulio Varela, il mago delle antenne e dei satelliti Bartolo - un paio di saettanti cavalcate in vespa in una Roma trafficata e spoetica - I' opposto del ritratto moretti ano - le incursioni virtuali via cavo o nel simulatore di volo dell 'Alitalia; ed è semplicemente quest'anima rock a rendere questo libro inimitabile quanto il suo autore - benché il reportage cronistico affidato a scrittori sia un vero e proprio genere, e sia bazzicato da molti. D.M.

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