La parola ritrovata. Ultime tendenze della poesia italiana. a cura di Maria Ida Gaeta e Gabriella Sica Ed. Marsilio, pp. 243, Lire 34.000 Con questo titolo è uscito da Marsilio, a cura di Maria Ida Gaeta e Gabriella Sica, un'opera collettanea di valore - non foss 'altro perché tenta, per l'appunto, di indicare lo stato di salute della nostra poesia, anzi ne documenta una combattiva guarigione attraverso un nutrito numero di interventi proprio di chi questo affrancamento, anzi questa rinascita, ha reso possibile. Il libro approfondisce quattro relazioni di fondo: poesia e parola (orfico, ermetico, parola); poesia e mito (racconto, elegia, mito); poesia e lingua (classico, chiarezza, lingua); poesia e metro (maniera, citazione, metri), ciascuna "aperta" da un saggio critico e "percorsa" in articoli o saggi o "opinioni competenti" di poeti, oltre che di osservatori, chiamati qui a far fruttare i propri percorsi personali in una riflessione teorica "sulla" poesia, spesso con misura breve o brevissima. Così troviamo una sorta di "saggio geometrico" di Alfonso Berardinelli (che è poi l'introduzione al suo libro La poesia verso la prosa, Bollati Boringhieri, 1994, sebbene qui in versione non integrale) affiancato a un saggio molto lucido di Amelia Rosselli sul proprio rapporto con la musica e la misura come sistema (che vale tutto il libro, e non in senso reliquiario), o a un articolo sulla "traduzione", anche come traslazione, in cui l'orfismo e l'ermetismo su cui Trevi aveva aperto il libro, però nella loro accezione più confusa e luogocomunistica che non solo Trevi in questo libro tentava di sradicare, appaiono semplicemente dimostrati. Si avanza per il libro tra interventi sintomatici (Merini, Spaziani) e interventi siINBREVE stematici se non colti (Mussapi, Ferroni), però senza ricavarne più che un tracciato, anche storico, accidentatamente arrivato fino a noi attraverso un arco di destino, quello appunto della nostra poesia, tutt'altro che limpido, geometricamente staccabile ai punti Gruppo '63 (A)-Gruppo '93 (B). Sembrerebbe che il libro resti disomogeneo, e indeciso nel taglio. Eppure in questa disomogeneità vien voglia di leggere non solo quella che poi emerge (ma sin dalle dichiarazioni d'intenti delle curatrici e specie di Gabriella Sica) come una naturale funzione panoramica del libro, ma anche lo specchio di una facilmente diagnosticabile assenza di unità che - per quanti sforzi si siano fatti, traspare bene, di comporne una razionalmente apprezzabile - non è "dentro" il libro semplicemente perché non esiste neppure "fuori" dal libro. E se ogni approssimazione di sistematizzazione, ammesso che sia necessaria e legittima, si rivela ardua per qualunque scrittura, tanto più lo è, e più che mai ora, per la poesia che in Italia vive un'esistenza localistica, molto appartata e defilata, clandestina e geograficamente separatista - secessionista quasi. Tant'è, si diceva, riguardo a questa disomogeneità e a una sorta di volontà debole, quasi - sembrerebbe, a centrare appieno il bersaglio di una diagnosi certa sullo stato di salute della nostra poesia (anche per sintomatologia disparata, appunto) - meglio sarebbe preoccuparsi dello stato di salute dei poeti! - tant'è, si diceva, che negli appuntamenti della tournée di presentazione di questo libro si finisce poi sempre per parlare d'altro, per distrarsene a favore di altri temi marginali magari alla riflessione teorica "sulla" poesia o della commemorazione d'un poeta appena scomparso in cui ancora la poesia fatica a riprendersi, con pudore, un suo qualche, indisegnabile spazio. Dopo Roma e Firenze, la tournée de La parola ritrovata ha toccato Milano - se ne sarà parlato? Daniela Matronola Intervista a Doris Lessing a cura di Thomas Frick con un saggio di Laura Lilli Minimum Fax 1996, pp. 94 Le interviste sono strane creature. Le sole che, per giungere a maturazione, invece di crescere devono rimpicciolirsi, snellirsi, ridursi; in altre parole, l'intervista "immatura" è quella che contiene, inalterate, tutte le parole, le associazioni mentali, le battute di spirito, le divagazioni dell'intervistato, mentre il prodotto ultimo è una "gabbia" più o meno esile in cui il personaggio è incastrato, definito, dalla scelta finale tra le varie parti di sé offerte durante la chiacchierata. E i risultati sono peculiari, come nel piacevolissimo esemplare edito da Minimum Fax, in cui il personaggio "ingabbiato" è nientemeno che Doris Lessing, narratrice fervida e immaginifica, europea trapiantata, portatrice di esperienze che si traducono in lei in scrittura vivida e attenta, coinvolgente. Trabocca dalla sua "gabbia", Doris Lessing, attraverso ammiccamenti, polemiche, ricordi che sono altrettanti spiragli su panorami vastissimi e ricchi, non solo geografici quanto personali. Ci immaginiamo il suo intervistatore al lavoro, nel tentativo di contenere tutto il racconto di quello scrivere, ininterrotto da più di quarant'anni (l'ultimo romanzo Amare, ancora, è di quest'anno); e nonostante tutto lei emerge da ogni risposta con qualcosa di inaspettato. Ci sarebbe anche piaciuto, forse, leggere qualche passaggio delle due interviste che Laura Lilli, nel saggio introduttivo al volume, cita in modo così intrigante: due donne, due formazioni diversissime, per uno scambio di idee fugace e frainteso. La Lilli, che tendeva a dare una connotazione politica precisa alla sua scrittura; la Lessing, infastidita e seccata da quella che, a parole, poteva sembrarle solo una "riduzione a uno" del suo vastissimo oagaglio. Per lei non poteva essere altrimenti: nel suo assunto di "scrittrice per frustrazione", lascia fluire ogni esperienza (tutt'altro che frustrata) attraverso la sua grandissima capacità di "leggere" persone e cose senza artifici apparenti, senza bagagli culturali insostenibili, facendo solo uso della sua responsabilità di narratrice. Nella sua limpidità e interezza, trasforma le sue "letture" in storie non artificiali, non mediate, ma magistralmente interpretate - cioè viste attraverso occhi di scrittrice, colte nei loro contesti più autentici.
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