Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

In attesa della prima teatrale 11 Deserti" La vita è tutta qui: un incrocio trafficato una schiena arcuata su un muro un saluto affrettato un mormorio diluvio un risultato inaspettato una telefonata assente un litigio incontrollato uno sguardo sorgente un teatro non ancora iniziato. La donna albero Ammaina le tue ali nel mio ventre scoppierà la luna l'occidente. Il tuo manto sulla mia pancia. Cadrà una mela un ananas un'arancia. Le tue dita sui seni boccioli. Si mischieranno gazze rondini usignoli. Le tue viscere sui glutei colline. Sbiancheranno spine stampe, scarpe, pronai, prore, città, isole, continenti, aurore. Dedicata a tutti i presenti La grammatica del tuo amore Sei la mia concessiva la mia dichiarativa la mia parola determinata la mia frase scomposta la mia finale la mia causale la mia avversativa la mia coordinata la mia negativa la congiunzione del mio corpo al tuo nome. In Publium Ovidium Nasonem Ite in bella pares. No, non giocare. Non insegnare didàskalos d'amore a calpestare l'etica del cuore. Non è da rusticus vibrare nella nervatura del fiore interiore. Non flettere l'arco al culto dell'eleganza esteriore, mondanità cittadina disincantata assassina della passione: Lesbia, baci, stelle il nome, ali, feste, serti di viole terra, sole, il cognome. 75 La citazione di Ovidio è tratta da Art Amar, III.3. La donna conchiglia e l'uomo serpente Labbra conchiglie divaricano sul tuo ano. Girano piano la ruota delle tue vene di miele di acre odore di porto. L'ape del mio seme penetra nei tuoi occhi la mia rete si allunga di melearance tue guance. Poi perso cadi siluro nel seno del plenilunio attorcigli Venere col ventre col piede destro d'oriente.

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