Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

72 chiamandola "il collegio" storie di garbatissimi assassini, di miti uxoricidi analfabeti - detenuti comuni, suoi allievi devoti. Per noi mutando in favola ogni cosa, in fantasia preziosa! Mio padre mi ha lasciato tutte le storie delle rivoluzioni - sono grossi volumi di Thiers, Michelet, Mathiez ... e le decorazioni partigiane legate a dei nastrini di ogni forma e colore. Con quelle giocavamo da bambini. Ma dalla nonna che mi ha dato il nome, la nonna Bianca, sola, con il figlio in prigione (il suo Lionello, il suo leone!), ho ereditato una stampa incorniciata: "Miracolosa effige di Maria, Santissima Beata del Buon consiglio con in braccio il Figlio". CHIUSA DI VENTO Antonella Anedda Antonella Anedda ha pubblicato le Poesie per l'editore Crocetti di Milano. Il brano che segue è "prosa preparatoria" a una lirica. chini su lacci o ritti contro stormi di uccelli sul confine di mura erette in fretta esistono prove di questa rovina vento e paglia nelle fessure, pavimento di foglie. Terribile e semplice sollevare la testa, semplice rabbrividire. . Chi oserebbe cingere questo luogo di piante, scuotere terra su, giornali e stendere olio lungo ferri di porta la neve cade obliqua (prova a rivedere le tre scodelle, la candela, la brocca, ripeti_ sulla fiamma il gesto ardente, il polso che schiuma miele, Il rame già troppo sottile). Suono d'incudine non tremito d'ombre altre vite si affollano sul corpo di quelli che partono. Le assi si curvano sotto le ginocchia dei nuovi bambini, culle sconosciute dondolano ancora in bilico ancora inchiodate battono tra il nulla e un arco già pronto e teso. Ascolta il tonfo disuguale della pendola segui col dito le crepe. Oltre il fischio che scuote l'ala dell'uccello fuori del suo sussulto di legno, molto più in alto del suo steccato, i minuti scrosciano schiusi a tempesta. IIfiorire dei sogni SCHEGGE RIFLESSI NELLOSPECCHIODITERRA Anna Be/ardine/li Anna Belardinelli è nata e vive a Perugia. Ha lavorato per molto tempo sulle "immagini": ne ha prodotte lei stessa (pitture, incisioni, macchine catottriche ...) ovvero ha proposto affascinanti letture delle immagini prodotte da altri. In particolare, sull'opera di grandi pittori del passato, ha pubblicato testi e realizzato audiovisivi _critico-narrativi'. dedicati ma non esclusivamente destinati all'educazione art1st1ca dei ragazzi (Tommasodetto Masaccio, Fatatrac, Firenze 1988; C'era una vol_- ta... e rivolta, La Nuova Italia, Firenze 1983; Un muro pi.enodt sogni, 1984 e Michele e le dieci porte, 1985, entrambi editi dalla Fatatrac di Firenze). Del 1991 è il suo primo lavoro esclusivamente letterario (Lemaree di pietra, Protagon, Perugia), ma si può dire che il recente Specchio di terra (edizioni E/O, Roma 1995) figuri e funzioni da "opera prima". I racconti o le immagini brevi che proponiamo ai lettori di "Linea d'ombra", non sono estratti dal libro in questione, ma inediti che neripetono o evocano il tema e, forse, lo stile; il tema abbandonato della .':1~ ta rurale trattato con la leggerezza o il garbo eccessivo d1 parole d1 specchio". Da un po' gli uomini quando si incontravano sulle strade bianche e si fermavano a scambiare parole, non si appoggiavano col solito abbandono a manici di vanghe puntellate a terra. Premevano sui piedi saldi, non davano riposo alle membra, le tenevano in servizio per lo stato di allerta. Si aggrumava negli incontri coscienza di forza, gonfiava tra i campi voglia di lotta. Si ritrovavano in molti la sera, e non era il narrare lento a ritroso della veglia, ma un parlare buttato in avanti. Per una volta il passo doveva essere più lungo della gamba, che non era più tempo di pesticciare, a fondo il balzo; e badasse qualcuno, che loro i piedi li avevano pesanti. Ognuno aveva sul corpo le magagne di ieri, accumulate in generazioni di asini bastonati, vergognose. Questa volta se aveva da essere, ferite sarebbero state. . Rovesciamenti nuovi erano avvenuti già fra di loro. I vecchi conosciuti per buoni parlatori, tacevano; quelli apprezzati p~r battuta pronta, vedevano improvvisamente il loro re~ertor~o messo fuori corso, moneta inutile; non si richiedevano nsate m quei giorni. Prendevano voce altri che non si erano sentiti prima, meno arguti, più appassionati. Furono tutti d'accordo. La mattina all'alba cominciarono a uscire i buoi da ogni stalla, portati a mano, senza carri né aratri. Per una passeggiata leggera, sembrava, e convergevano al paese. Alza_vanole teste libere da giogo, agitavano i fiocchi rossi annodati contro 11 malocchio sul muso e sulle corna, come una livrea da battaglie amorose. Le code sui fianchi schioccavano. Svoltati fuori vista dei loro campi, qualche passo si faceva più incerto, ma ormai ai piedi del colle si intruppavano con altri che venivano da altre strade, e la mandria procedeva come a una festa. Riprendevano gli scarti, le ruzze, si andava avanti. Anche gli uomini si accorpavano a tre, a quattro, a sette, ma parlavano meno di prima. La bal?anza r~stava nel l'andatura, nelle giubbe buttate su una spalla, 11sole s1era alzato e l'aria cominciava a scaldarsi. Si vedeva salire la fiumana e non era stagione di fiere. Arrivati, ciascuno legò i suoi buoi ai battenti di una porta padronale e ridiscese senza voltarsi. Dietro le finestre chiuse i pa-

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