Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

I/fiorire dei sogni FAMIGLIE Bianca Tarozzi Famiglie I miei antenati longobardi, austeri, accigliati, severi, non mancano di un ramo di pazzia - che trovo nella mia vita, ma loro con l'astratto decoro dei ritratti ufficiali attraverso gli occhiali mi guardano dall'alto di un grigio purgatorio. Un purgatorio in cui molto credeva e su cui sentenziava il nonno Orazio, cattolico fervente, popolare ... Ma non ci sono in loro mezze misure? Il bisnonno barbuto perse tutto al gioco e i suoi figlioli se ne andarono via dal paese. Non ci ritornarono. Uno fu socialista, giornalista a Milano; l'altro divenne cuoco a Firenze, nel vecchio locale che fu detto Bottegone. Ne divenne padrone, ebbe una moglie fiorentina, due figli e una bambina, mia madre (Mary in omaggio a una regina). Ma tutti lo delusero. Mia madre si fidanzò con uno stravagante signore - un comunista (allora, nel ventuno!) giornalista a Torino. I ragazzi studiavano assai poco; uno era strano - piangeva troppo spesso - l'altro macchiò se stesso e il nome, di un delitto. E il nonno Orazio tanto religioso! E sua sorella Lena era una santa venerata da tutti su in paese: umile, piena di ogni virtù, la Lena, sollecita e pietosa ... Mia madre l'adorava, zia Lenìn. Lena, Lenìn! Mio padre sempre scherzava su quel nome - Lènin, Lenìn ... strana combinazione! Ieri ho trovato tra le vecchie carte le lettere dal carcere col timbro "Prigioniero politico". La prima non era di mio padre: "Signorina, il prigioniero ha avuto la Sua lettera. Cerchi di moderare il Suo dolore per non turbarlo troppo: le sconsiglio di scrivere parole disperate. Scriva serenamente: solo allora le Sue lettere saranno consegnate." Violenti, sì, violenti furono i miei parenti materni, nell'agire e nel sentire: facilmente sconfitti o disperati. E tuttavia mia madre si riprese - lo aspettò tanto a lungo, fu una sposa solitaria e pensosa. Piangeva alle poesie che studiavo alla scuola elementare - eroiche o malinconiche che fossero: ... a/fin per la ruina polverosa ci apparvero le case spezzate, smozzicate, sgretolate ... Come le nostre case bombardate che avevano sepolto i nostri morti! II Invece la famiglia di mio padre nei momenti più bui - lutti, persecuzioni, la rovina - non perde una saldezza contadina, emiliana e terrena - E a volte un non so che di più leggero, come le tortore che allevava il nonno - un senso di stupore per le vite fuggevoli e l'instabile apparire delle creature, tra l'ombra e la luce: il battito veloce di ali candidissime, sperdute. Il nonno Ferdinando, lui che allevava i piccioni viaggiatori, di certo sarà stato intento, concentrato, nel liberare al vento i triganini? O forse trasognato, perso nel loro volo, insieme a loro? Suo figlio si difese dalla morte scherzando nella vita coi sogni e le utopie. Aveva in gioventù molto studiato storia, filosofia ... Poi diventato comunista al Congresso di Livorno, fu con Gramsci a Torino, fu al confino, in prigione ... Di questa raccontava a noi bambini 71

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