Il fiorire dei sogni ''TRAFUGATENELL'APRILE" Gabriela Mistral Gabriela Mistral ( 1889-1957), cilena, fu premio Nobel per la poesia nel 1945. Nei suoi temi dominanti trattò dell'amore tragico e della sublimazione religiosa. È stato pubblicato in italiano Sonetti della morte (1914), Desolazione (1922), Tenerezza (1945). Canzone delle ragazze morte E le povere ragazze morte, trafugate nell'aprile, che s'affacciarono e sparirono come nell'onde il delfino? Dove andarono e si trovano, accoccolate insieme a ridere o nascoste ad aspettare voce di amante da seguire? Cancellate come disegni che Dio non volle colorare o annegate a poco a poco come nelle sue fonti un giardino? A volte vogliono nell'acque ricomporre il loro profilo, e nelle carnose rose rosa quasi riescono a sorridere. Nei pascoli esse dispongono taglia e corpo da abbracciare e quasi fan sì che una nube presti loro la sua forma; quasi s'uniscon le disfatte; quasi giungono al sole felice; quasi rinnegan le loro strade ricordando ch'eran di qui; quasi disfanno il tradimento e raggiungono il loro recinto. E quasi vediamo nella sera il divino milione venire! Assenza Il mio corpo ti lascia goccia a goccia. Il mio volto ti lascia in olio sordo; le mie mani, in libero mercurio; i miei piedi, in due tempi di polvere. Tutto ti lascia, tutto ci lascia! Ti lascia la mia voce, che ti fece campana sorda a quanto non sia noi. Ed i miei gesti che si dipanavano come spole, davanti ai tuoi occhi. E ti lascia il mio sguardo che cede, quando ti guarda, l'olmo ed il ginepro. Ti lascio con il tuo stesso respiro: come umidore abbandono il tuo corpo. Ti lascio con la veglia e con il sonno, nel tuo ricordo fedele già sfumo. E nella tua memoria son già come chi non nacque in pianure né in boscaglia. Se fossi sangue, lascerei le palme del tuo lavoro, e la bocca di mosto. E se fossi il tuo ventre, sarei arsa nel tuo andare che più non ascolto, nella passione che romba la notte come demenza di mari soli! Tutto ci lascia, tutto ci lascia! Paradiso Distesa lamina d'oro, e nella spianata dorata due corpi come gomitoli d'oro; un corpo glorioso che ascolta e un corpo glorioso che parla nel prato in cui nulla parla; un respiro che va al respiro e un volto che trema d'esso, in un prato in cui nulla trema. Ricordarsi del triste tempo in cui entrambi avevano Tempo e da esso vivevano afflitti, ali' ora del chiodo d'oro in cui il Tempo restò alla soglia come i cani vagabondi ... 67 Tratte da Antologia di poesia ispano-americana, a cura di Francesco Tentori, Guanda 1957.
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