Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

Il fiorire dei sogni I GIORNI CHE RESTANO LAVITASOGNATA Antonia Pozzi Antonia Pozzi ( 1912-1938), vissuta a Milano e morta giovanissima, ha lasciato in Parole, pubblicato postumo ( 1939), tracce di lirismo fortemente autobiografico, influenzato da Rilke. La vita sognata Chi mi parla non sa che io ho vissuto un'altra vita - come chi dica una fiaba o una parabola santa. Perché tu eri la purità mia, tu cui un'onda bianca di tristezza cadeva sul volto se ti chiamavo con labbra impure, tu cui lacrime dolci correvano nel profondo degli occhi se guardavamo in alto - e così ti parevo più bella. O velo tu - della mia giovinezza, mia veste chiara, verità svanita - o nodo lucente - di tutta una vita che fu sognata - forse - Oh, per averti sognata, mia vita cara, benedico i giorni che restano - il ramo morto di tutti i giorni che restano, che servono per piangere te. 25 settembre 1933 da La vita sognata e altre poesie a cura di Alessandra Cenni e Onorina Dino, Scheiwiller, 1986 63 L'OCEANO DELRACCONTO Christina Stead Traduzione di Alessandra Contenti Mi piace il titolo L'Oceano del racconto di una raccolta di storie indiane; è così che mi immagino il narrare e ciò che ne fa parte, lo schizzo, l'aneddoto, storielle argute, filosofiche e graffianti, leggende e frammenti. Di dove vengono? Chi li inventa? Tutti noi forse. Chi Litrasmette, così da farli passare incessantemente nella vita delle città? Conosco meravigliosi "narratori" che trasformano la loro esperienza quotidiana in storie; che poi vengono dimenticate e diventano favole, indicazioni misteriose. Ogni raccolta di storie è residuo del passato e traccia di una giornata; anche noi, come nei racconti dei fratelli Grimm, abbiamo storie di folclore antico, allegorie a sfondo religioso e racconti del terrore che sono chiaramente eventi locali terribili, realmente accaduti. Il racconto ha di unico che tutti ne possiamo dire uno, viverne uno, e persino scriverlo; quella storia è intrisa del nostro modo di vedere e delle nostre emozioni. Il passante che guarda in su e si chiede perché una certa finestra sia illuminata in una certa città alle tre del mattino, l'invalido che guarda dalla finestra e si domanda perché quella donna esca da un portone a tarda notte, seguita da un tizio che sembra più un carceriere che il suo amante. Un racconto è ciò che ciascuno ha dentro di sé e perciò è sempre nuovo e irreprimibile. Non intendo condannare nessuna specie di racconto, nemmeno quell'immondizia sbocconcellata che si vede in Tv o la roba luccicante fatta su misura per le riviste di moda (ma come vedete lo sto facendo). Uno scrittore capace riesce sempre a imbastire qualcosa di buono (per un po') anche se passa un momentaccio ed è costretto a scrivere per pagare l'affitto (curioso che quest'ultima storia non venga mai creduta). C'è un altro motivo per cui questo titolo mi attrae così fortemente. Io sono nata in un mare di racconti, o meglio sulla sua riva. Ero la prima figlia di un giovane e vivace scienziato che amava la sua terra e la sua zoologia. Mia madre morì e lui mi fece da madre. Andavo a letto presto e alla luce del lampione stradale che filtrava tra le strisce della veneziana, con un piede appoggiato allo strano letto che avevo, lui mi raccontava le sue favole. L'intenzione era di farmi addormentare, invece mi svegliavo del tutto. Un bambino più piccolo, orfano di padre, si era preso il mio lettino, così mi avevano approntato un letto sopra una gran cassa da imballaggio dentro la quale c'erano gli esemplari di mio padre, i giocattoli del naturalista, cose provenienti dall 'oceano attorno a noi e dal Nord, dall'Indonesia, dalla Cina, dal Giappone. C'era una testa di coccodrillo con una pallottola conficcata sopra l'occhio sinistro; un dente di balena, magnifico avorio con un'escrescenza anch'essa d'avorio nel canale della radice; un ragno di mare gigante; delle teste umane essiccate, rattrappite, dipinte e con i capelli in fibra di cocco; un disco osseo grande come un piatto raccolto in una spiaggia vicina, la rotula di un qualche mostro estinto milioni di anni prima; lo scheletro bellissimo di un serpente. "Che cosa c'è nella cassa?" Prima lo dicevo io, e quel che dimenticavo lo diceva lui.

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