Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

VOCI DI DONNE ILPRIMOSALONEDELLIBRO DELLADONNA ARABA Elisabetta Bartuli Elisabetta Bartuli (Cairo, Egitto 1955) traduttrice, si occupa di letteratura araba contemporanea. Collabora con "L'Indice" e con "Leggere Donna". poranee, ha superato le mille copie vendute. A ruota seguono altri tre volumi: gli atti di un convegno su popolazione e sviluppo tenutosi in Marocco nel 1992 e due ricerche sociologiche compiute in varie regioni del mondo arabo. L'organizzazione di questo Salone del libro è il loro ultimo (ma ultimo solo in ordine di tempo, c'è da scommetterci) fiore all'occhiello. Per chi ha dimestichezza col Vicino Oriente, niente può risultare più anomalo della teutonica precisione con cui la manifestazione è stata gestita. È bastato entrare nell'accogliente Hanager Center for Arts dell'Opera House per rendersi conto che si era ad anni luce di distanza da ogni altra analoga esposizione. Niente a che vedere con la polverosa e disordinatissima Fiera del libro arabo che si tiene al Cairo nel gennaio di ogni anno e viene segnalata come il maggior avvenimento letterario del1'intera regione. Fatte le debite distinzioni quantitative, i I paragone non è azzardato. Anche dimostrare che la gestione autonoma di un evento pubblico di successo non è prerogativa solo maschile era parte della sfida. Perché, non ci sono dubbi, da questa sede è partita una sfida rivolta alla totalità della società araba, una società che da decenni marginalizza le donne a livello decisionale, ideologico, lavorativo e scientifico. Anche al Cairo, la più cosmopolita delle capitali arabe, la vita sociale delle donne comincia a risentire di una recrudescenza di tradizionalismo. In giro per le strade le figure velate non rappresentano più una minoranza della popolazione femminile e la metropolitana cittadina ha inaugurato una carrozza per sole donne. Sembra di assistere a una collettiva dichiarazione di conformismo senza che ancora sia chiaro che si tratta di un'illusoria comodità da pagare a caro prezzo. Le rivendicazioni che si renderebbero necessarie sono, paradossalmente, Dal Cairo è stata lanciata una sfida alla società araba, una società che da decenni marginalizza le donne in tutti i campi, sociale, politico, lavorativo. le stesse per le quali hanno combattuto le femministe storiche di sessant'anni fa: il lavoro, l'istruzione, il velo, il diritto al divorzio e alla tutela dei figli, la scelta dell'uomo da sposare ... Sono poste di vitale importanza per il futuro del mondo arabo, ma le nuove generazioni, ubriacate da un fittizio miglioramento materiale, sembrano non averne eccessiva coscienza. Fortunatamente (per loro e anche per noi), c'è ancora chi non ha mai perduto obiettività e capacità di reazione. Esiste infatti un drappello di progressiste coraggiose e determinate che si pone domande chiare e ineludibili: "Come proteggere le conquiste delle donne? Come preservare i diritti che hanno acquisito? Come impedire la regressione?" Una possibile risposta è venuta dal Primo salone del libro della donna araba che si è tenuto al Cairo dal 16 al 20 novembre 1995. "I libri" dicono le organizzatrici, "sono un importante strumento per conferire autorità (to empower) alle donne. Le Ong hanno bisogno di buoni libri per proseguire nella loro opera di informazione e sensibilizzazione. I giovani hanno bisogno di buoni libri per non perdere di vista la realtà. Gli editori devono capire che c'è un mercato per i buoni libri e accettare il fatto che le donne sanno scrivere buoni libri". Non sono obiettivi raggiungibili a breve termine se si considera che l'editoria del mondo arabo, dall'Iraq al Marocco, riserva alla produzione di donne e sulle donne una quota che oscilla solo tra 1'8 e il 15 percento del totale delle pubblicazioni. L'egiziana Nur (luce), promotrice della manifestazione, è la sola casa editrice a occuparsi esclusivamente di opere di scrittrici e di studi sulla condizione femminile. C'è dell'incredibile in quello che le cinque fondatrici e le dodici sostenitrici di Nur sono riuscite a costruire in soli due anni di attività. Hanno pubblicato sei numeri di una rivista trimestrale che ha recensito, in una veste grafica squisita e con un'altrettanta squisita professionalità, quasi 150 titoli di narrativa e saggistica volti a richiamare l'attenzione sui lavori delle donne e a permettere di liberarne la voce. Una raccolta di racconti, opere di quindici autrici contemLa portata del messaggio intrinseco al salone del libro non è sfuggita ai più bei nomi della cultura araba. L'invito è stato raccolto da poeti, scrittori, critici, giornalisti e intellettuali provenienti da tutta la regione. I loro nomi, purtroppo, sono spesso sconosciuti al lettore medio italiano, ma un lento movimento del nostro universo editoriale lascia ben sperare in una prossima apertura verso l'esterno. Dell'egiziano Edwar al-Kharrat, membro della giuria che a conclusione della manifestazione ha assegnato a Radwa Ashur il premio per l'opera migliore, sono tradotti in italiano (pubblicati da Jouvence) due romanzi dedicati alla città di Alessandria. Dell'algerina Ahlam Mosteghanemi è in corso di pubblicazione (sempre per Jouvence) lo stupendo La memoria del corpo, romanzo che a un solo anno dalla pubblicazione è stato inserito nel programma di studi dell' American University di Beirut. I diritti del romanzo L'anno del 'elefante della marocchina Leyla Abu Zeid sono già da tempo stati acquistati da un editore italiano e la sua commercializzazione dovrebbe essere imminente. Opere complete e/o racconti di Salwa Bakr (Egitto), Hoda Barakat (Libano), 'Arussya al-Naluti (Tunisia), Liyana Badr (Palestina), Fawziya 'Abu Khalid (Arabia Saudita), di Radwa Ashur, 'Itidal 'Osman e Latifa al-Zayat (Egitto) sono reperibili in pubblicazioni dirette al pubblico anglosassone e francofono. Poesie di Murid al-Barghuti e di Salma Khadra alJayyusi (Palestina) sono state tradotte in inglese, mentre un romanzo di Ibrahim 'abd al-Megyd (Egitto) è edito dalla parigina Actes Sud.

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