recchi clichés ma non ricordo né un'immagine né una metafora in queste sette storie. E non perché non ci fossero immagini, ma perché nessuna era abbastanza efficace da rimanere impressa nella mente. A questo proposito, ho fatto un'altra osservazione che mi ha molto colpita. Con l'eccezione di una sola storia, non si faceva praticamente uso del dialetto. Ora, questa è un incontro tra scrittori del Sud. Tutti i racconti recavano indirizzi della Georgia o del Tennessee, eppure non contenevano alcun elemento della vita del Sud. Soltanto qualche nome geografico sparso qua e là, Savannah o Atlanta o Jacksonville, ma si sarebbe potuto sostituirlo tranquillamente con Pittsburgh o Passaic senza dover cambiare nient'altro nel racconto. I personaggi parlavano come se non avessero mai sentito altro linguaggio diverso che quello di un set televisivo. Questo dimostra che c'è qualcosa che non va. La narrativa ha due qualità fondamentali. Una è il senso del mistero, l'altra è il senso dei modi di vita, dei costumi, che puoi individuare attraverso la trama della vita che ti circonda. Il grande vantaggio di essere uno scrittore del Sud è che non hai bisogno di andare lontano per scoprire i costumi. Buoni o cattivi, ce n'è in abbondanza. Noi del Sud viviamo in una società ricca di contraddizioni, di ironia, di contrasti, e soprattutto ricca nel linguaggio. Eppure qui ci sono sei storie di persone che vivono nel Sud in cui non si fa mai uso di ciò che questa regione può offrire. Il motivo è forse che si è talmente abusato di questi elementi, ce li si è trovati così spesso davanti, da essere imbarazzati all'idea di utilizzarli. Non c'è niente di peggio di uno scrittore che non sfrutta i doni locali, ma ci sguazza dentro. Ogni cosa odora così di Sud in modo nauseante, e diventa così circoscritta da risultare incomprensibile, viene riprodotta così pedantemente da non esprimere più nulla. Il generale si perde nel particolare, invece di manifestarsi grazie a esso. In ogni caso, se la vita che ci circonda nella realtà viene tralasciata del tutto, se i nostri modelli di linguaggio sono ignorati, c'è qualcosa che non funziona a dovere. E allora lo scrittore dovrebbe domandarsi se non sta inseguendo un tipo di vita artificiale. La lingua caratterizza una società, ignorando la lingua si finisce per ignorare l'intero tessuto sociale necessario a creare un personaggio significativo. Se isoli i personaggi dalla società in cui vivono, non riuscirai a dire molto di loro come individui. Non puoi raccontare niente di interessante sul mistero della natura di un personaggio, senza inserirlo in un contesto sociale credibile e significativo. E il modo migliore per farlo è usare il suo linguaggio. Quando la vecchia signora di un racconto di Andrew Lytle dice sdegnosamente di possedere un mulo più vecchio di Birmingham, noi leggiamo in quella frase il senso di una società e della sua storia. Uno scrittore del Sud trova già bell'e fatta la maggior parte del lavoro ancor prima di cominciare, perché la nostra storia vive nel nostro linguaggio. In un racconto di Eudora Welty un personaggio dice: "Al mio paese usiamo volpi al posto dei cani e gufi al posto delle galline ma quando cantiamo, cantiamo bene." In questa frase c'è tutto un libro; se ignori il linguaggio della tua regione, vuol dire che non sai avvantaggiarti di ciò che ti appartiene. Il suono del nostro linguaggio è troppo preciso per poter essere messo da parte, e lo scrittore che voglia liberarsene rischia di distruggere la parte migliore della sua forza creativa. Un'altra cosa che ho osservato a proposito di questi racconti è che nella maggior parte dei casi non entrano molto nel personaggio, non lo rivelano abbastanza. Non dico che non entrino 55 nella sua mente, ma che semplicemente non mostrano che ha una personalità. Questo parzialmente dipende ancora dal linguaggio. I personaggi non hanno un linguaggio che li caratterizzi davvero. E a volte mancano di tratti distintivi reali. Alla fine uno ha la sensazione che la personalità non emerga perché non c'è. Nei buoni racconti spesso è la natura del personaggio che determina il soggetto, l'azione della storia. In molti dei vostri racconti, si ha la sensazione che lo scrittore abbia prima pensato ali' azione e poi tirato su un personaggio per compierla. Di solito si ottengono risultati migliori seguendo il criterio opposto. Cominciate con una personalità vera, un personaggio reale, e vedrete che qualcosa succederà; non è necessario che sappiate cosa prima di cominciare. Forse è meglio non saperlo affatto, prima di cominciare. Dovreste essere in grado di scoprire qualcosa dai vostri racconti. Se non ci riuscite voi, sarà difficile che ci riesca qualcun altro. ( 1957) Copyright Estate of Mary Flannery O'Connor. Riprodotto in "Linea d'ombra" n. 57 FotoShobha/ Contrasto
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