Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

il giudizio ha origine nei particolari che vede e nel modo che egli ha di vederli. Gli scrittori di narrativa che non si preoccupano di questi particolari concreti sono colpevoli di quella che Henry James chiamava "scarsa specificazione". L'occhio scivolerà sulle parole, mentre l'attenzione si assopirà velocemente. Ford Madox Ford insegnava che in un racconto non si deve far comparire un individuo, non fosse che per vendere un giornale, se prima non lo si è dotato di particolari sufficienti a renderlo visibile al lettore. Ho un amico che prende lezioni di recitazione a New York da un'insegnante russa che gode nel suo campo di ottima reputazione. Quest'amico mi ha scritto che il primo mese non hanno aperto bocca, hanno soltanto imparato a guardare. Imparare a guardare è davvero alla base dell'apprendimento di tutte le forme d'arte, a esclusione della musica. Conosco parecchi scrittori di narrativa che dipingono, non perché siano particolarmente dotati per la pittura, ma perché questo li aiuta a scrivere. Li costringe a guardare quel che hanno intorno. Scrivere narrativa non è tanto un modo di dire delle cose, quanto un modo di mostrarle. Affermare che la narrativa consiste nel buon uso dei particolari, non significa certo ridurla a una loro puramente accumulazione meccanica. Il dettaglio deve essere usato dentro un intento globale, ogni singolo particolare deve contribuire al disegno complessivo. L'arte è selezione. Individua dove sta l'essenziale e crea il movimento. Procedere in questo modo richiede tempo. Un buon racconto presume un significato e un'azione completi, come in un romanzo. In un racconto non può essere lasciato fuori nulla che sia essenziale ali' esperienza centrale. Tutta l'azione deve essere adeguatamente motivata, e ci deve essere un inizio, uno sviluppo e una fine, anche se non necessariamente in questo ordine. Secondo me molte persone, ne sono convinta, scelgono di scrivere racconti perché sono brevi e si convincono che debbano essere "brevi" in tutti i sensi. Credono che un racconto sia un'azione incompleta in cui si mostra molto poco e si su~gerisce molto, e pensano che suggerire significhi omettere. E molto difficile strappar via quest'idea dalla testa degli studenti, perché quando omettono qualcosa, si sentono molto furbi: e quando si dice loro che dovrebbero aggiungere qualcosa perché qualcosa possa esistere, ti considerano un cretino privo di sensibilità. Forse la questione centrale da affrontare in ogni discussione sul racconto (short story), dovrebbe essere cosa si intende per "breve". Breve non vuol dire superficiale. Un racconto breve dovrebbe possedere sufficiente profondità e trasmettere un' esperienza ricca di significato. Ho una zia che pensa che in un racconto non succeda niente, se alla fine non c'è un matrimonio o una fucilazione. Ho scritto una volta un racconto, la storia di un vagabondo che sposa la figlia ritardata di una vecchia per venire in possesso dell'automobile di quest'ultima. Dopo il matrimonio, parte per il viaggio di nozze con l'automobile e con la ragazza ritardata, che abbandona in una area di ristoro per proseguire il viaggio da solo. Si tratta di una storia dotata di completezza. Non c'è altro da dire sul mistero della personalità del protagonista attraverso quella particolare drammatizzazione. Eppure non sono mai riuscita a convincere mia zia che questa è una storia completa. Continua a chiedermi che fine ha fatto la ritardata. Non molto tempo fa questa storia fu utilizzata per un adattamento televisivo e il riduttore, che conosceva il suo lavoro, fece cambiare idea al vagabondo che tornava indietro a riprendersi la ritardata, e i due proseguivano il viaggio sghignazzando allegra53 mente. Mia zia sostiene che finalmente la storia è completa, ma io sono di un altro parere - poco adatto a venire espresso in una conferenza pubblica. Quando scrivi un racconto, devi scrivere solo quel racconto, quella particolare storia, ma ci sarà sempre qualcuno che si rifiuterà di leggerlo. Questo solleva lo spinoso problema del tipo di lettore cui si rivolge chi scrive narrativa. Tutti noi riteniamo probabilmente di avere una soluzione individuale al problema. Personalmente, ho un'opinione altissima dell'arte di narrare e un'opinione bassissima di quello che viene comunemente definito il lettore "medio". Dico a me stessa che non posso schivarlo, che è lui che, a quanto pare, devo tenere sveglio: ma che allo stesso tempo è mio compito fornire al lettore intelligente quell'esperienza più profonda che nella narrativa egli cerca. In realtà, entrambi i lettori non sono che aspetti della personalità stessa dello scrittore; in ultima analisi, il solo lettore di cui lo scrittore sappia qualcosa è se stesso. Tutti noi scriviamo per il nostro livello di comprensione, ma la caratteristica peculiare della narrativa consiste nella presenza di un livello superficiale che consente l'intrattenimento di un tipo di lettore, su un piano di fisica immediatezza e ovvietà, e di un identico livello superficiale che rivela un significato alla persona in grado di coglierlo. Il significato (meaning) è ciò che impedisce al racconto di essere "breve". Preferisco parlare del significato di un racconto, piuttosto che del tema di un racconto. Alcuni parlano del tema di un racconto come fosse lo spago che chiude il sacchetto del mangime per i polli. Pensano che individuare il tema sia come tirare lo spago per il capo giusto: allora il racconto si apre e i polli possono essere nutriti. Ma non è esattamente questo il modo con cui il significato agisce nella narrativa. Se si riesce a individuare il tema di un racconto, a separarlo dal racconto stesso, si può esser certi che non si tratta di un buon racconto. Il significato di un racconto deve esservi incorporato, calato dentro. Il racconto è un modo di dire qualcosa che non si può dire in nessun altro modo, richiede ogni singola parola di esso per esprimere il suo significato. Una storia viene narrata perché una mera relazione di essa rimarrebbe inadeguata. Quando qualcuno chiede di cosa parla un racconto, la sola risposta giusta è dirgli di leggerlo. Il significato della narrativa non è astratto ma sensibile, e lo scopo di avanzare opinioni sul significato di una storia è solo quello di aiutare a sperimentare più pienamente quel significato. La narrativa richiede una rigorosissima attenzione al reale - indipendentemente dal fatto che l'autore stia scrivendo un racconto naturalistico o fantastico. Intendo dire che partiamo sempre da qualcosa che in sé è - o che ha - un'elevata possibilità di verità. Anche quando si scrive un racconto fantastico, la realtà è la sua base effettiva. Una cosa è fantastica proprio perché è reale, talmente reale da essere fantastica. Graham Greene ha detto di non poter scrivere "Mi affacciai su un abisso senza fine" perché è inverosimile, o "Scendendo le scale balzai in un taxi", perché anche questo è inverosimile. Ma Elizabeth Bowen può scrivere di uno dei suoi personaggi che "cercava di afferrarsi i capelli come se vi sentisse qualcosa in mezzo" perché questo è pienamente possibile. Oserei dire persino che chi scrive racconti fantastici è costretto a essere molto più attento ai particolari concreti di chi segue un filone naturalistico - perché quanto maggiore è la forzatura sulla credibilità della storia, tanto più convincenti dovranno essere le sue qualità. Un buon esempio è, a questo proposito, La Metamo,fosi di Kafka, la storia di un uomo che una mattina si sveglia e si accor-

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