Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

questo ... niente di tutto ciò ... Che cos'è, allora? Ah, ecco, è qui, si rifugia qui, in queste parole nette, stagne. Prende la loro forma. Con i confini ben tracciati. S'immobilizza. Si fissa. Si calma. Si placa. Ich sterbe. Trascinato, travolto, cercando di resistere afferrandomi, avvinghiandomi a quel che emerge là, sul bordo, a quella sporgenza... pietra, pianta, radice, zolla ... lembo di terra straniera ... di terra ferma: lch sterbe. Nessuno, arrivato lì dove sono io, è riuscito ... ma io, raccogliendo le forze che mi restano, esplodo questo colpo, invio questo segnale, questo segno che chi mi osserva subito riconosce ... Ich sterbe ... Mi capite? Sono arrivato in fondo ... Sono sul bordo estremo ... Qui dove sono, è il limite ultimo ... Qui è il luogo. lch sterbe. Un segnale. Non un'invocazione di soccorso. Là dove sono nessun soccorso è possibile. Nessun ricorso. Sapete bene come me di che si tratta ... Nessuno meglio di voi sa di che cosa parlo. Ecco perché è a voi che lo dico: lch sterbe. A voi. Nella vostra lingua. Non a lei che è lì, vicino a me, non nella nostra lingua. Non con parole troppo dolci, né con parole attutite, disfatte a furia d'essere state usate, d'essersi rotolate tra gli zampilli del nostro riso, quando ci lasciavamo cadere senza forze ... oh! smettila, ah! muoio ... parole leggere che, col cuore che batte per la troppa vita, lasciavamo scivolare nei nostri mormorii ed effondersi nei nostri sospiri ... io muoio. Che dici, amore mio, tu non sai quel che dici, tra noi non esiste "io muoio", c'è solo "noi moriamo" ... ma non può succedere, non a noi, non a me ... sai bene che ti sbagli quando vedi tutto nero, quando hai i tuoi momenti di disperazione; e lo sai, lo sappiamo, l'abbiamo notato sempre, tu e io, che, dopo, tutto si aggiusta... sì, sì, ti capisco ... ma soprattutto non stancarti, non agitarti così, non ti giova ... non ti fa bene ... sì, sì, lo capisco, sì, ti fa male... sì, è penoso ... ma passerà, vedrai, come tutte le altre crisi ... ma, soprattutto, stenditi di nuovo, non muoverti, sta calmo ... No, non le nostre parole, troppo leggere, troppo molli, non riusciranno mai a superare quel che si spalanca adesso tra noi e si allarga ... un vuoto immenso ... ma delle parole compatte e pesanti, mai attraversate da un fiotto di gaiezza, di voluttà, che nessun polso ha mai fatto pulsare e nessun ansimo ha fatto vacillare... parole perfettamente lisce e dure come palle basche da pelota e che io gli lancio con tutte le mie forze, le lancio a lui che è un giocatore ben allenato, che sta nel posto giusto e le raccoglie senza esitare proprio là dove devono cadere, nel fondo solidamente intrecciato della sua chistera. Non le nostre parole, ma parole di circostanza, gelide e solenni, parole morte di una lingua morta. Da anni, mesi, giorni, da sempre, nascosto, il mio rovescio inseparabile ... ed ecco che con un colpo solo, con queste due parole appena, con uno strappo terribile mi rovescio interamente ... Lo vedete: il mio rovescio è diventato il mio dritto. Sono quel che dovevo essere. Finalmente tutto è rientrato nell'ordine: Ich sterbe. Con queste parole ben affilate, con questa lama di eccellente fabbricazione - non l'ho mai usata prima e niente l'ha smussata - anticipo il momento e concludo io stesso: Ich sterbe. Pronto a cooperare, docile e pieno di buona volontà, prima che lo facciate voi, mi metto io stesso lì dove state voi, a distanza da me stesso e, usando i vostri stessi termini, constato e redigo. 49 Raduno le mie forze, mi sollevo, mi metto dritto, tiro verso di me e lascio cadere su di me la lastra, la pesante lastra tombale ... e perché combaci perfettamente, sotto di lei mi distendo ... Ma forse ... quando sollevava la lastra e la teneva sopra di sé a forza di braccia e stava per richiuderla su di sé... appena prima di scomparire ... forse vi fu una debole palpitazione, un fremito appena percettibile, una traccia infima di un'attesa viva ... Ich sterbe... E se colui che l'osservava e che era il solo a poter sapere, fosse intervenuto, l'avesse afferrato con forza, trattenuto ... Ma no, niente più, nessuna voce ... E già il vuoto, il silenzio. Come vedete, sono solo alcuni fremiti leggeri, qualche lieve increspatura captata tra le tante provocate - senza fine - da quelle parole. Se qualcuno troverà questo gioco interessante, potrà - ma col tempo e con pazienza - divertirsi a scoprirne altre. Sarà certo, comunque, di non sbagliarsi, tutto quel che riuscirà a scorgere sta lì, in ciascuno di noi: cerchi che si propagano quando quelle parole, lanciate da così lontano e con una tale forza, ricadono dentro di noi e ci scuotono da cima a fondo: lch sterbe. Non capisco Io non l'ho fatto e, poi, se l'avessi fatto, la modestia non dovrebbe forse trattenermi dal vantarmi di un tale exploit? Ho solo avuto la fortuna di esserne testimone, o forse l'ho sognato, ma allora era uno di quei sogni che riusciamo con difficoltà a distinguere da ciò che ci è "veramente" accaduto, da ciò che abbiamo visto "davvero". Due persone sedute su una panchina nella penombra di una sera d'estate sembravano conversare. Se ci si avvicinava o ci si sedeva non lontano da loro, ci si accorgeva che solo uno dei due parlava e che l'altro si limitava ad ascoltare. Che diceva? Non si capiva nulla ... Eppure le parole che si udivano non era difficile riconoscerle. Erano quelle parole familiari che si presentano ricolme di senso e che a esso aderiscono ... ma qui, mentre sfilano intrecciate l'una all'altra il loro senso ... Dov'era finito? Inutile cercarlo ... Ma, mi direte sorridendo, poiché tanta ingenuità e tanta ignoranza fanno sorridere, e se quel che lì si ascoltava non fosse altro che una poesia lungamente elaborata, poi recitata, o scaturita sotto la spinta dell'ispirazione? ... Sì, lo so... quando il frastuono delle parole spinte l'una contro l'altra, ricopre il loro senso ... quando, strofinate l'una sull'altra, lo ricoprono di fasci di fiori splendenti ... quando in ogni parola il suo senso è circondato da grandi distese nebbiose ... quando si dissimula in un gioco di riflessi, di riverberi, di balenii ... quando le parole circondate da un alone paiono vagare sospese, distanti l'una dall'altra ... quando, posandosi dentro di noi una a una, vi dimorano e s'imbevono lentamente della nostra sostanza più oscura, ci colmano interamente, si dilatano, si espandono fino alla nostra misura, al di là della nostra misura, fuori da ogni misura? ... Chi tra noi non percepisce tutto ciò di un sol colpo in un attimo, molto meglio che attraverso gli sforzi faticosi di un linguaggio sprovveduto? Ma quella volta, credetemi, non era possibile ingannarsi. Ogni parola era di quelle nette, squadrate, ben occupate dal proprio senso, dentro di loro non c'erano spazi brumosi, intorno a loro nessun alone, tra di loro nessuna distanza. Erano poggiate quietamente le une accanto alle altre, sospinte da un'idea, collegate dal filo teso di un ragionamento ... il tono penetrante e ostinato della persuasione cercava di introdurle nella mente dell 'a-

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