Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

48 Il fiorire dei sogni 11 UNA VELOCITÀCHEUCCIDE" Eve Kosofsky Sedgwick Traduzione di Bianca Tarozzi Felicità. Oggi è se stesso! Mi ha riconosciuto! Non c'è buon esito in questa malattia ma buone giornate, sì - questa è l'unità per ora, il giorno: giornate buone, giornate cattive. Sotto l'ombra che incombe tu eserciti questa capacità di essere (o certi giorni di non essere) te stesso, di riconoscermi e trattarmi come tratteresti (o certi giorni come non tratteresti), me stessa. La capacità, dunque, di rendermi me stessa rendendomi riconoscibile a me stessa; Senza disfare entrambi, distogliendoti da me, rivolgendoti ai tuoi nuovi tetri amici. Chi aveva 35 anni l'anno scorso quest'anno può averne 70 con capelli lisci e fegato ingrossato, e il perno della mandibola più leggibile del Braille. Una velocità che uccide - a vedere le cose in altro modo, però se ne sono andati lemme lemme nel misterioso campo di sterminio al rallentatore che sono i marciapiedi delle città. Nel 1980, se alcuni ci avessero profetizzato questo rovinoso imperversare di provvisorietà, la loro "conoscenza" sarebbe sembrata puro odio; sarebbe sembrata tale, e tale sarebbe stata. È ancora così. Eppure ogni mattina dobbiamo spalancare le fauci della nostra incredulità o della nostra fede, per saperlo. Tratta da Thin Art, Fat Art ( 1994) Copyright Eve Kosofsky Sedgwick L'USODELLAPAROLA Nathalie Sarraute Traduzione di Giuseppe Merlino Ich sterbe lch sterbe. Che cos'è? Sono parole tedesche. Significano io muoio. Ma da dove vengono e perché così all'improvviso? Lo saprete, abbiate pazienza. Vengono da lontano, ritornano (nel senso di "mi ritorna alla memoria") dall'inizio del secolo, da una città termale tedesca. Ma, a dire il vero, vengono da molto più lontano. Però non affrettiamoci, e guardiamo più da vicino. Dunque, inizio secolo - nel 1904, per essere precisi - in una camera d'albergo di una città termale tedesca, un uomo morente s'è alzato dritto sul letto. Era un russo. Conoscete il suo nome: Cechov, Anton Cechov. Era uno scrittore di grande fama, ma in questo caso non conta, si può star certi che non ha pensato di tramandarci una celebre frase di moribondo. No, non lui, non era per niente il suo genere. La sua fama non ha qui altra importanza che l'aver consentito che quelle parole non si smarrissero, come si sarebbero smarrite se fossero state pronunciate da un moribondo qualsiasi. Ma qui la sua importanza finisce. Qualche altra cosa, invece, è importante. Cechov, si sa, era medico. Era tubercolotico ed era andato lì, in quella città termale, per curarsi, ma in realtà, come aveva confidato ai suoi amici con l'ironia che applicava a se stesso, con la feroce modestia e l'umiltà che lo distinguevano, era andato lì per "crepare". "Parto per crepare laggiù", aveva detto. Dunque, era medico e, all'ultimo momento, con la moglie a un lato del letto e un medico tedesco all'altro lato, si è messo dritto, si è seduto e ha detto, non in russo, non nella sua lingua, ma nella lingua dell'altro, in tedesco, ha detto a voce alta e articolando chiaramente "Ich sterbe". Ed è ricaduto, morto. Ed ecco che quelle parole pronunciate su quel letto, in quella camera d'albergo, tre quarti di secolo fa, arrivano ... sospinte chi sa da quale vento ... per posarsi qui, piccola brace che annerisce e brucia la pagina bianca ... lch sterbe. Saggio. Modesto. Ragionevole. Sempre così poco esigente. Contento di quel che gli si dà ... E così spoglio, privo di parole ... non ne ha ... questo non somiglia a nulla, non ricorda per niente qualcosa di già raccontato o immaginato ... è ciò, dunque, di cui si dice che mancano le parole per dirlo ... non ci sono più parole, qui ... Ma ecco vicinissima, a sua disposizione, pronta per essere utilizzata - insieme con quella borsa e con quegli strumenti - ecco una parola di buona marca tedesca, una parola di cui si serve spesso quel medico tedesco per constatare un decesso, per annunciarlo ai parenti, un verbo solido e forte: sterben ... grazie, lo accetto, anch'io saprò coniugarlo correttamente, saprò servirmene come si deve e applicarlo giudiziosamente a me stesso: lch sterbe. Io stesso opererò ... non sono forse medico anch'io? ... la trascrizione in parole. Un'operazione che metterà ordine in questo sterminato disordine. L'indicibile sarà detto. L'impensabile sarà pensato. Quel che è insensato sarà ricondotto alla ragione. Ich sterbe. Quel che dentro di me fluttua ... oscilla ... vacilla ... trema ... palpita ... freme ... si disgrega ... si disfa ... si disintegra ... No, non è

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