Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

Foto Silva/ Contrasto. la realtà di Delitto e castigo non si esaurisce nella topografia di una città. San Pietroburgo - sicuro. Ma può ancora qualcuno dubitare che questa Pietroburgo, che noi tutti crediamo di conoscere - questa cupa Babele umana - non sarebbe mai esistita qualora non fosse stata vista dalla sovreccitata fantasia di uno sventurato scrittore? La sua predisposizione, la tremenda storia di vita, la quasi morbosa sensibilità per le contraddizioni morali della sua epoca - furono esse a costringerlo a tirar fuori da se stesso un Raskolnikov, a costruirgli intorno un mondo che solo apparentemente è fatto con i mattoni del mondo materiale; un mondo in cui lui, Dostoevskij, può far agire come un ossesso le proprie ombre riuscendo fino a un certo punto a superarle, il che lo ha portato nel mondo "reale" al margine dell'annientamento o dell'autoannientamento. Di questa sorta sono gli argomenti dei prosatori. È un errore immaginare che esistano delle bancarelle ("gli argomenti sono esposti per le strade!") su cui si trovino esposti gli argomenti, che ogni e qualsiasi autore possa portarsi a casa. Per un determinato autore esiste, in un determinato momento, un unico argomento. Se l'autore è laborioso e ricco di cognizioni, troverà il materiale che gli è necessario per realizzarlo; se è sufficientemente compreso del compito, avrà luogo l'idea atta a organizzare il materiale; la forza del suo talento decide dell'intensità della 47 finzione di una nuova realtà. Se la sua visione sarà abbastanza audace, l'invenzione abbastanza fantastica, eccitante e "vera", troverà lettori che saranno pronti a parteciparvi, ad attivarla, a condividerla con tutta la persona, contribuendo a rendere più saldo, più sicuro, più duraturo l'esile filino esistente tra realtà e invenzione, che fino allora solo l'autore teneva nelle mani, spesso dubbiosamente. Chi vorrebbe negare che noi conviviamo con Raskolnikov, con Anna Karenina e Julien Sorel, come con Napoleone e Lenin? Invenzioni opache, visioni scialbe e incerte, incapaci di superare "veramente" la realtà, trovano una risonanza opaca, di breve durata. Vengono ogni volta travalicate a usura da ciò che giorno per giorno accade. Lasciamo che gli specchi facciano ciò che devono: rispecchiare. Non possono fare altro. Letteratura e realtà non stanno di fronte come lo specchio e ciò che vi si rispecchia. Sono invece, fuse in un tutt'uno nella coscienza dell'autore. L'autore, infatti, è una persona importante. 1968; dal saggio Leggere e scrivere, pubblicato nel volume e/o Pini e sabbia del Brandeburgo. Saggi e colloqui, 1989. Riprodotto in "Linea d'ombra" n. 47

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==