Il fiorire dei sogni MIDDLEBROW VirginiaWoolf Traduzione di Daniela Daniele Tra l' "alto" e il "basso" ci sono cose in comune almeno finché le classi medie con la loro media cultura "non avranno la meglio". Al direttore del "New Statesman"' Signore, mi consenta di attirare la sua attenzione sul fatto che nel recensire un mio libro (nel numero di ottobre), il suo recensore ha dimenticato di usare nei miei confronti il termine highbrow. A parte quest'unica omissione, la recensione mi è tanto piaciuta da spingermi a chiederle, a rischio di apparire fin troppo egocentrica, se il suo recensore, uomo di evidenti capacità, avesse davvero voluto negarmi il diritto a tale titolo. Dico "diritto" perché credo di poterlo certamente rivendicare dal momento che un grande critico che, per una rara e invidiabile combinazione, è anche un grande romanziere, quando condiscende a segnalare il mio lavoro sulle pagine di un grande quotidiano nazionale, mi definisce sempre highbrow; facendo, inoltre, sempre in modo d'informare non solo me, che già ne sono al corrente, ma tutto l'impero britannico che pende dalle sue labbra, che io abito a Bloomsbury. Forse neanche il suo recensore ne è a conoscenza. Oppure, per quanto sappia far bene il proprio mestiere, non ritiene che, nel recensire un libro, sia necessario specificare l'indirizzo dell'autore? La sua risposta a queste domande, per quanto sia di grande importanza per me, potrà invece non interessare affatto al più largo pubblico di lettori. Di questo sono più che cosciente. Ma, visto che sono in gioco questioni ben più grosse e, come mi viene riferito, la lotta tra i vari gruppi culturali arriva a turbare l'aria serale; dal momento che le menti migliori del nostro tempo si sono recentemente impegnate a discutere, non senza quella passione che si addice a ogni nobile causa, chi sono i veri highbrow e chi sono invece i lowbrow, e quale sia migliore o peggiore dell'altro, mi consenta di cogliere quest'occasione per esprimere la mia opinione personale a riguardo, invitandola, al tempo stesso, a soffermarsi su certi aspetti della questione che, a mio parere, sono stati purtroppo sottovalutati. Ebbene, non ci sono due modi diversi di vedere un highbrow. Può solo trattarsi di un uomo o una donna con un'intelligenza di prim'ordine, che come un purosangue lancia la propria mente al galoppo per tutto il paese alla ricerca di un'idea. Per questo, sono sempre stata orgogliosa di essere chiamata highbrow. Ed è per questo che, se potessi esserlo ancora di più, lo diventerei volentieri. Io onoro e stimo gli highbrow. Alcuni miei parenti erano highbrow; come pure qualche amico, anche se non tutti i miei amici lo sono. Aspirare a diventare highbrow, cioè una persona pienamente degna di questa definizione, del livello di Shakespeare, di Dickens, di Byron, di Shelley, di Keats, di Charlotte Bronte, di Scott, di Jane Austen, di Flaubert, di Hardy o di Henry 43 James - tanto per scegliere qualche grosso nome nell'ambito di una stessa professione - va ovviamente al di là delle mie più fervide aspirazioni. E, anche se mi inginocchierei di buon grado nella polvere a baciare l'orma dei loro piedi, sfido chiunque abbia un po' di buon senso a negare che quella loro appassionata occupazione - che gli ha fatto percorrere l'intero paese alla ricerca di un'idea - non li abbia condotti il più delle volte alla rovina. È comprensibile che, alla fine, non abbiano fatto altro che disastri. Prendiamo Shelley, per esempio: che pasticcio ha fatto della sua esistenza! E Byron, che andava a letto con una donna dietro l'altra, per poi morire nel fango a Missolungi. Guardate Keats, che amò così smodatamente Fanny Brawne e la poesia che ne rimase estenuato, e morì di consunzione a ventisei anni. Per non parlare poi di Charlotte Bronte: fonti attendibili mi assicurano che, forse con la sola eccezione della sorella Emily, fu la peggiore governante delle isole britanniche. Senza parlare di Scott - che fece bancarotta, lasciando, oltre ai suoi numerosi e magnifici romanzi, una casa, Abbotsford, che è forse la più brutta dell'Impero. Ma questi esempi saranno sufficienti, e non credo di dover dare ulteriore prova del fatto che, per una ragione o per l'altra, gli highbrow sono totalmente incapaci di fare i conti con quella che si chiama comunemente la vita reale. E per questo, e qui tocco un aspetto che viene spesso stranamente ignorato, che essi hanno un rispetto così profondo, e dipendono nel modo più completo da quelli che in genere chiamiamo lowbrow. E per lowbrow s'intende ovviamente un uomo o una donna d'istintiva vitalità, che si lancia al galoppo per il paese con tutto se stesso, alla ricerca dei mezzi per mantenersi. Per questo io onoro e rispetto i lowbrow - e non ho mai incontrato nessun highbrow che non faccia altrettanto. Proprio perché sono highbrow (e su questo piana anche molto cosciente dei miei limiti), io amo i lowbrow, li osservo continuamente, e, quando sono in autobus, vado a sedermi sempre accanto al bigliettaio cercando di farmi raccontare da lui che cosa si prova a fare il bigliettaio. Chiunque mi capiti d'incontrare, cerco sempre di capire da lui o da lei che cosa si prova a fare il bigliettaio, a essere una madre di dieci figli con trentacinque scellini alla settimana; a essere un agente di cambio, un ammiraglio, o un impiegato di banca; a fare il sarto, la duchessa, o il minatore; il cuoco, o la prostituta. Tutto ciò che fanno i lowbrow suscita in me grande meraviglia e interesse, perché, essendo highbrow, ci sono tante cose che non so fare. Questo mi porta verso un'altra questione che viene spesso anch'essa stranamente sottovalutata: i lowbrow apprezzano e hanno bisogno degli highbrow nello stesso modo in cui gli highbrow apprezzano e hanno bisogno dei lowbrow. Anche questo non è un punto che richiede grosse spiegazioni. Basta camminare d'inverno in una sera di pioggia per lo Strand e guardare la folla allineata che aspetta di entrare al cinema. Questi lowbrow aspettano, dopo una giornata di lavoro, sotto la pioggia, e talvolta per ore, di occupare i posti più economici e di sedersi in sale surriscaldate, per il solo gusto di guardare che aspetto ha la loro vita. Essendo lowbrow, avventurosamente e nobilmente impegnati a correre da un capo ali' altro della vita per guadagnarsi da vivere, non riescono a immaginarsi mentre lo fanno. Eppure non c'è cosa che gli interessa di più. Non c'è cosa che gli importa di più. Per loro è di primaria necessità farsi mostrare da altri che aspetto ha la loro vita. E gli highbrow sono ovviamente gli unici che glielo sanno mostrare. Perché sono gli unici a non fare le cose e, d'altra parte, anche gli unici a saper guardare come vengono fatte da altri. E così che funziona la cosa; è proprio così, ne sono sicura; eppure non si fa altro che ripetere - se ne sente il ronzio nella notte, la stampa lo strombazza di giorno, persino gli
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