Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

Il fiorire dei sogni 11 LEROSEIMMORTALI" POESIE Anna Achmatova L'originalità di Anna Andreevna Achmatova ( 1889-1966) fu immediatamente evidente nel taglio discorsivo e intimistico delle sue liriche, nel difficile periodo a cavallo del secolo in cui gli stili si sovrapponevano. Tra le sue opere: Sera (1912), Rosario (1914), Lo stormo bianco (1917), Anno Domini MCMXXI (1922) e Poema senza eroe (1942-1962). In luogo di prefazione Nei terribili anni della "ezòvscina" ho trascorso diciassette mesi a fare la coda presso le carceri di Leningrado. Una volta un tale mi "riconobbe". Allora una donna dalle labbra bluastre che stava dietro di me, e che, certamente, non aveva mai udito il mio nome, si ridestò dal torpore proprio a noi tutti e mi domandò al1'orecchio (lì tutti parlavano sussurrando): - Ma lei può descrivere questo? E io dissi: -Posso. Allora una specie di sorriso scivolò per quello che una volta era stato il suo volto. I aprile 1917. Leningrado. Tratta da Poema senza eroe e altre poesie, a cura di Carlo Riccio, Einaudi 1964 Pietrogrado, 1919 E abbiamo dimenticato per sempre, Prigionieri della barbara capitale, I laghi, le steppe, le città E le albe della grande patria. Una spossatezza crudele travolge Il giorno e la notte in un cerchio di sangue ... Nessuno ha voluto aiutarci Perché non siamo partiti, Perché, amando la nostra città E non l'alata libertà, Per noi abbiam serbato I suoi palazzi, il fuoco e l'acqua. Altro tempo s'appressa, Già un vento di morte gela il cuore, Ma per noi la sacra urbe di Pietro Monumento spontaneo sarà. 1920 trad. di Maria Luisa Dodero Costa da: A. Achmatova Liriche scelte (1904 - 1964) Milano, ScheiwiUer, 1990 Ultimo brindisi Bevo a una casa distrutta, alla mia vita sciagurata, a solitudini vissute in due ·e bevo anche a te: all'inganno di labbra che tradirono, al morto gelo dei tuoi occhi, a un mondo crudele e rozzo, a un Dio che non ci ha salvato. 41 1934 Tratta da La corsa del tempo, a cura di Michele Colucci, Einaudi 1992 11 LA SETTIMAINVITATA" POESIE Marina Cvetaeva Marina Cvetaeva emigrò all'estero dalla natia Russia nel 1922 e visse a Praga, Berlino e Parigi. La sua poesia, tra le più originali del Novecento russo è aliena da sentimentalismi e morbidezze. Tra le sue opere: Album serale (1920), Versi per Blok (1922), Il mestiere ( 1923). Ho apparecchiato la tavola per sei... Continuo a ripetere il tuo verso, a correggere l'ultima parola: "Ho apparecchiato la tavola per sei" - uno hai dimenticato - il settimo. Non siete allegri, là, in sei soltanto. Sui volti rivoli di pioggia. Come hai potuto scordare l'ospite settimo - la settima invitata? Non si divertono al tuo tavolo. È oziosa la caraffa di cristallo. Tristi loro, tu pieno di mestizia, ma più di tutti io, non invitata. Quale malinconia, laggiù da voi, che buio! Ahi, non mangiate, non bevete! Come hai potuto sbagliare il numero, imbrogliarti nel contare? Come hai potuto, osato, non capire che sei (i due fratelli, tu, terzo, tua moglie, madre e padre) sono sette: esisto io al mondo! Hai apparecchiato il tavolo per sei ma con sei soli non si spegne il mondo. Meglio che spauracchio tra i vivi fantasma voglio essere alla tavola

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