40 Foto Silva/ Contrasto. come donna rispetto ad altre donne; come me stessa. Ho imparato a seguire i contorni della mia vita emotiva. Ho cominciato a scrivere partendo dalla mia femminilità". Thurber una volta scrisse un racconto su un orso che si era talmente piegato all'indietro da cadere a testa in giù. Attualmente dobbiamo sopportare un femminismo così addentro a "nuove verità" che finisce col produrre idee difficilmente separabili dalle concezioni antifemministe più trite, più oscurantistiche e soffocanti. A volte sentiamo parlare di carcerati che rifiutano la libertà provvisoria e preferiscono le sbarre di una cella. Una volta tornati in libertà continuano comprensibilmente, e senza scomporsi, a chiamare "prigione" le loro vecchie e comode gabbie. Le artiste che seguendo la moda insistono a definirsi artiste "donne" potranno prosperare all'ombra di questa definizione, ma non dovrebbero cadere nell'errore di chiamare femminismo ciò che in realtà è coercizione volontaria. Il femminismo classico, pur non negando il corpo né opponendosi all'immagine e alla conoscenza dell'io, non si è mai sognato di vederci una serie di obiettivi precisi. Femminismo vuole dire, e ha sempre voluto dire, accedere a possibilità che superano l'autocoscienza. Liberata dalle costrizioni l'arte cresce in qualsiasi spazio, anche nel più angusto. Una conoscenza di sé imperniata sulla polemica, invece, è una conoscenza ristretta. La scoperta di sé è soltanto una scoperta parziale. Ogni essere umano è una particella all'interno di una generazione, un granello di polvere in mezzo ai mutamenti rivelatori della Società. Quando avrai conosciuto te stesso, quando avrai tribolato lungo "i contorni della vita emotiva", dove sarai, cosa saprai, fin dove sarai arrivato? L'autocoscienza - il narcisismo, il solipsismo - è un nutrimento insufficiente per uno scrittore. La letteratura ha più fame: uno scrittore con una immaginazione ambiziosa ha bisogno di un appetito che vada al di là dell'io. Per le donne che scrivono, la "nuova verità" dello sguardo rivolto verso di sé, di un confinamento dell'io biologicamente fondato, è la Grande Menzogna Multipla tirata a lucido per l'occasione. Per gli scrittori non ci sono "nuove verità". C'è un'unica verità ed è molto vecchia, vecchia quanto Saffo, vecchia quanto Omero, vecchia quanto il cantico di Debora, vecchia quanto i salmi di Davide: essa consiste nel fatto che l'immaginazione è libera, che il dono di creare letteratura è accessibile a ogni tipo e condizione di essere umano, che quando scriviamo non siamo né donne né uomini ma esseri beati, in possesso di un'arte prometeica, un'arte ostacolata dal pericolo, della speranza, dal fuoco e soprattutto dalla libertà. Come scrittori, non dobbiamo attendere la libertà compiacendoci nell'autoanalisi; la libertà che ci si aspetta, o per la quale si elaborano strategie, non verrà mai. Come scrittori dobbiamo afferrare la libertà adesso, immediatamente, rendendoci conto che ce l'abbiamo già. Riprodotto in "Linea d'ombra" n. 29 Note 1) Tutto il saggio è giocato sul fatto che in inglese "writer" vuole dire sia scrittore che scrittrice. Ho scelto "scrittore" in mancanza di meglio. In inglese l'ambiguità del termine serve ali' autrice per sostenere, anche linguisticamente, la sua tesi. (N.d.t.) 2) Literary Women. 3) Molly Haskell, "Ms." settembre 1977: "C'è una tendenza (verificabile anche nei film di donne) a organizzare il materiale in modo teatrale e non romanzesco; intendo dire che il personaggio viene costruito attraverso l'evocazione, grazie a una serie di piccoli gesti, di annotazioni accennate e di particolari ordinari, e non grazie a scene decisive in cui assistere a dei confronti e a delle rivelazioni". Poiché tutto ciò serve benissimo a descrivere anche, poniamo, i racconti e il teatro di Cechov, il tentativo di dimostrare una "tendenza" femminile illustrandola, sarà ugualmente fallimentare se fatto da un critico di sesso maschile o femminile.
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