Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

38 Il fiorire dei sogni LETTERATURA EPOLITICASESSUALE UN PARERDEISCORDE Cynthia Ozick Traduzione di Roberto Cagliero Le donne che scrivono con la consapevolezza opprimente di scrivere in quanto donne non sentono una spinta verso la scrittura, ma piuttosto verso una politica sessuale. Compare allora un nuovo termine politico, donna scrittrice, che non viene usato descrittivamente - come quando si dice "uno scrittore allampanato dai capelli castani" - ma che fa parte del linguaggio della politica. Certo, una politica sessuale può rivelarsi estremamente efficace. Nessuno negherà che il movimento per il suffragio femminile abbia costituito una politica sessuale, ed è altrettanto ovvio che ogni rivendicazione per ottenere l'uguaglianza sul posto di lavoro, nella propria professione e nel governo costituisca una politica sessuale. Ma il linguaggio della politica non è un linguaggio da scrittori.' La politica opera a partire da certe premesse; l'immaginazione invece ne va alla ricerca. Il termine politico donna scrittrice segnala in anticipo tutta una serie di premesse: per esempio che ci siano condizioni "maschili" e "femminili" dell'intelletto e delle sensazioni, e dunque anche della prosa; che condizioni e temperamento personali non contino nulla, o comunque molto poco, e che tutte le donne scrittrici posseggano - non perché scrivono ma perché sono donne - un terreno comune nel quale riconoscersi immediatamente; e che le donne che scrivono possano giovare soprattutto ad altre donne che scrivono. "La letteratura ha una componente umana" sostiene Ellen Moers, "e una donna scrittrice ha più facilità a discuterne con un'altra donna scrittrice, magari dall'altra parte dell'oceano, che non con il vicino di casa che si occupa di letteratura". 2 È mia intenzione negare tutto ciò. L'aspetto umano della letteratura non consente di dividere gli scrittori in base al sesso, anzi, genera simpatie tra sessi, condizioni ed esperienze diverse, tra coloro che si somigliano e anche tra coloro che non si somigliano affatto. La letteratura universalizza. E lo fa senza svilire gli elementi individuali né l'identità; essa non divide. Ma cos'è una donna scrittrice in riferimento agli elementi individuali o all'identità? Al di fuori di un'accezione politica il termine "donna scrittrice" non significa nulla - né intellettualmente, né moralmente o storicamente. Chi scrive scrive e basta. Una "donna scrittrice" ha forse una psicologia specifica - per il fatto di essere donna? Forse che una "donna scrittrice" possiede un insieme specifico di idee - per il fatto di essere donna? Il femminismo classico è nato proprio per negare queste banalità fuorvianti. Forse che una "donna scrittrice" possiede un insieme di esperienze specifiche - per il fatto di essere donna? Il femminismo classico è nato proprio allo scopo di porre fine a questa condizione di segregazione, che ha origine in un falso mito. Finché certe donne, e certe donne che scrivono, avranno esperienze o psicologie specifiche, il loro femminismo non si afCynthiaOzick. Fotodi JuliusOzick. fermerà. In campo artistico, il femminismo è proprio l'idea che si oppone alla segregazione; ciò significa abolire certe divisioni mitologiche e dichiarare che l'immaginazione non può essere "liberata" perché è già libera. E infatti, affermare che "l'immaginazione è libera" è tautologico. L'immaginazione è per natura e per definizione libertà e autonomia. Io, quando scrivo, sono libera. Nei panni della scrittrice sono tutto ciò che mi viene voglia di diventare. Posso pensare di essere un maschio, una femmina, una pietra, una goccia di pioggia, un pezzo di legno, un abitante del Tibet o la spina di un cactus. Nella vita invece non sono libera. Nella vita, maschio o femmina che sia, ho certi compiti; ho doveri e responsabilità; ho il mal di denti, che dipende dalla mia natura; sono divorata da lavori faticosi e dalla frammentazione. La mia libertà è legata al bisogno. In altre parole, devo sottostare. Che sia femmina o maschio, sono soggetta alla salute o alle malattie, ai guadagni e alle spese, al fatto di essere figlio di qualcuno e padre di qualcun altro. La società, che non è ancora un'utopia, mi dice di mettermi lì a fare una certa cosa oppure di stare alla larga e di non farla. Nella vita accetto questi dettami della Società, che mi sembrano gli stessi della Civiltà, mentre litigo per tutti gli altri. Ma quando scrivo, cos'hanno a che fare con me la Società e il suo protocollo? Quando scrivo, tengo sotto controllo un grandioso come se. Scrivo come se fossi davvero libera. E questo come se non è un mito. Nel momento in cui lo proclamo, nel momento in cui il mio comportamento di scrittore lo esprime, esso comincia a vivere. Gli scrittori - mi riferisco ai romanzieri e ai poeti, agli scrittori di immaginazione - non sono sociologi né storici della società, né critici letterari, giornalisti o uomini politici. Il neologismo "donna scrittrice" contiene in sé il seguente messaggio sociologico o politico: "Certo, crediamo nell'umanità intesa come-

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