MargueriteYourcenar(1974) FotoGisèleFreund/G. Neri. sparmiata dal pessimismo. Storia della letteratura poetica nazionale dei Tedeschi è il titolo di uno dei primi studi, e l'ultimo a me noto s'intitola Storia tragica della letteratura. Ma perché la letteratura si sottrae sempre, in modo così funesto, all'indagine letteraria, perché non riusciamo ad afferrarla come vorremmo?! Non può infatti dipendere soltanto dagli studiosi, dalla critica! Essi soli non possono avere colpa delle classificazioni contraddittorie. Deve esistere una ragione, che non è da cercare soltanto nella mutevolezza dell'epoca e di noi stessi. Se fossimo altrettanto sprovveduti come i due poveri balordi Bouvard e Pécuchet, e talvolta lo siamo, saremmo costretti a lasciar cadere questo o quel reperto, con grandi risate anonime, a copertura nostra e della letteratura. Senonché, la letteratura, che essa stessa non sa dire che cosa sia, che si dà a conoscere unicamente come una millesima e millenaria infrazione del cattivo linguaggio - perché la vita non ha che un cattivo linguaggio - e che quindi perciò appunto le contrappone un linguaggio utopico, questa letteratura quindi, per quanto possa tenersi stretta ali' epoca e al suo cattivo linguaggio, è da celebrare per il suo disperato muoversi in cerca di un tale linguaggio e perciò solo rappresenta una gloria e una speranza dell'umanità. I suoi linguaggi più volgari e quelli più preziosi fanno ancora parte di un linguaggio sognato: ogni vocabolo, ogni sintassi, ogni periodo, interpunzione, metafora e ogni sim35 bolo, esaudiscono qualcosa del nostro sogno espressivo, che rimane sempre irrealizzato. Nel vocabolario sta scritto: "Letteratura è uguale a totalità dei prodotti scritti dello spirito". Ma tale totalità è casuale e non finita, e lo spirito di essa non ci vien dato solo per iscritto. Se spegniamo i lumi della ricerca e disinnestiamo ogni illuminazione, la letteratura, ridonata ali' oscurità e al silenzio, dà di nuovo la propria luce, e i suoi effettivi prodotti proseguono un potere d'emanazione attivo ed eccitante. Si tratta di prodotti scintillanti e con parti morte, lembi della realizzata speranza di un linguaggio globale, di una espressione globale a uso dell'uomo e del mondo in via di mutazione. Ciò che noi, nell'arte chiamiamo il perfetto, il compiuto, non fa che mettere di bel nuovo in moto l'incompiuto. Proprio per il fatto che è in moto, ciò che di grande è stato scritto prima di loro non atterrisce, appunto, gli scrittori - eppure dovrebbe atterrirli, qualora fosse grande come qualcosa di irraggiungibile, d'insuperabile. E dovrebbe atterrirli anche se qui, come altrove, si trattasse di prestazioni che potrebbero esser superate da altre maggiori: le quali sarebbero domani poi le vittime, che oggi ancora non sono. Ma nella letteratura non esistono nastri d'arrivo, non esistono prestazioni di tal sorta, né superamenti né cadute. Ciò nonostante, oggigiorno sembra quasi che la letteratura esista soltanto come un passato strapotente, esibito contro
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