Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

e dall'aria, lasciando che gli esseri umani accedano alle rare fonti di pura gioia. Ciascuno ha la sua bacchetta da rabdomante protesa sul cuore e sul cervello. In Le meteore, Miche! Toumier vede la responsabilità dello scrittore come l'obbligo di "sconvol- ~ere I' establishment nella misura esatta della propria creatività". E una responsabilità ardita e totale, sebbene più orfica e terrena di quella di Beckett; più umana, se preferite. Si potrebbe anche interpretare come un'ammissione che questa è l'unica cosa che gli scrittori possono fare; poiché la creatività sgorga dall 'interno, non può essere prodotta a piacer nostro, o imposta dall 'esterno se non è già in noi, sebbene possa essere schiacciata da un 'imposizione. La creatività di Toumier - questo scrittore apparentemente non impegnato, dedito al fantastico - è tuttavia molto vicina alla gente, e vede - e fa vedere ai lettori - la meraviglia della loro storia quotidiana così come può rivelarla la spazzatura delle città. E Toumier è così fondamentalmente coinvolto in ciò che porta all'alienazione degli esseri umani da immaginare per ciascuno di noi il ritorno alla completezza (la totalità che l'arte rivoluzionaria cerca di creare per l'uomo alienato) in una fomrn dell'Essere che i due sessi percepiscono come un tutt'uno - qualcosa di più vicino a una società senza classi che a una stranezza sessualmente ermafrodita. La trasformazione de/I' esperienza resta il gesto essenziale dello scrittore, il traJTeda una categoria limitata qualcosa che rivela il suo pieno significato solo quando l'immaginazione dello scrittore lo ha dilatato. Ciò non è mai stato così evidente come nel contesto di tragiche esperienze personali che hanno segnato gli scrittori del ventesimo secolo. fohn Bayley ha scritto di AnnaAchmatova: "Un distico violentemente laconico alla fine del Requiem parla della morte del marito, del figlio in prigione ... È un esempio valido quanto un altro della capacità che ha la grande poesia di generalizzare e di esprimere la condizione umana nelle sue manifestazioni più estreme, perché in realtà forse lei non aveva mai amato Gumilev, dal quale aveva vissuto separata per anni, mentre il figlio era stato allevato dalla nonna. Ma questo sentimento (espresso nella poesia) non è rivolto a se stessa bensì alla 'sua gente', con la quale, in quel momento, era unita dalla sofferenza". Gli scrittori sudafricani che sono "solo scrittori" vengono talvolta rimproverati da quelli - bianchi o neri - che, in termini rivoluzionari, sono qualcosa di "più che scrittori", per aver scritto di determinati eventi come se loro stessi fossero stati coinvolti nell'azione, nello sforzo, nella sofferenza. Molti scrittori neri, pur essendo vittime delle umiliazioni e limitazioni imposte alla vita quotidiana dall'apartheid, non erano tra i ragazzi su cui la polizia faceva fuoco negli anni Settanta, né tra gli studenti e i minatori uccisi, picchiati e gassati negli anni Ottanta, né vivono alla macchia con le forze della resistenza, così come la Achmatova non era una moglie dal cuore infranto né una madre separata dal figlio che aveva allevato. Date queste circostanze, la loro pretesa di generalizzare e di parlare di una tragica condizione umana nasce dalla loro capacità di farlo, e lo sviluppo di questa capacità rappresenta la loro responsabilità verso coloro ai quali sono uniti da questa estrapolazione di sofferenze e resistenza. Gli scrittori bianchi che sono "solo scrittori" aprono il fianco a un rimprovero analogo di "rubare la vita dei neri" perché costituisce un buon materiale. Il loro diritto ad accedere a questo "materiale" è pari a quello degli scrittori neri, con un'importante distanza esistenziale di cui sarebbe impossibile non tener conto. Il gesto essenziale può essere compiuto solo con l'integrità che Cechov esigeva: "descrivere una situazione in modo così vero che il lettore non possa ignorarla".' Lo scrittore è alla perenne ricerca di una entelechia nel suo 29 rapporto con la società. Ovunque nel mondo, ha bisogno di essere solo e al tempo stesso di avere un legame vitale con gli altri; ha bisogno di libertà artistica e sa di non poter esistere senza questo più ampio contesto; sente dentro di sé due presenze - la concentrazione creativa e la coscienziosa autoconsapevolezza - e deve decidere se esse siano impegnate in una lotta all'ultimo sangue o se siano in realtà dei feti uniti in un fecondo gemellaggio. Sarà capace - e gli permetterà il mondo - di diventare quel- !' ideale di scrittore come essere sociale, il narratore di Walter Benjamin, colui che "lascia che lo stoppino della sua vita venga consumato completamente dalla dolce fiamma della sua storia"? Note I) Le società americana e britannica non esigono questa "ortodossia" dai loro scrittori perché (e su questo si potrebbe discutere) i loro valori non sono minacciati da una crisi che si concentra su una singola questione morale; il che non autorizza i sedicenti "commissari" culturali a decidere se gli scrittori di altri paesi stiano o no compiendo il gesto essenziale nell'ambito delle loro società. 2) V.H.I.E. Dhlomo, Valley of the Thousand Hills; Solomon T. Plaatje, Mhudi, Native Life in South Africa e Boer War Diary; e Thomas Mofolo, Chaka. 3) Fra gli esempi più recenti: Njabulo Ndebele, Fools; Ahmed Essops, The Empero,; e Es'kia Mphahlele, Africa my Song. 4) Vissarion Belinskij, 1810-1848. Ho tratto la citazione da un mio quaderno di appunti, non sono in grado di precisare la fonte. 5) In Avvicinarsi ad Artaud, raccolto in Interpretazioni tendenziose: "Autori ... riconosciuti dai loro tentativi di sradicarsi mediante la volontà di non essere moralmente utili alla comunità, mediante la loro inclinazione a presentarsi non come critici sociali ma come Veggenti, avventurieri dello spirito e paria della società." 6) Lettera a Max Brod, citata in Kafka di Ronald Hayman. 7) Citato da Isaiah Berlin in Russian Thinkers. Copyright Nadine Gordimer 1985. Riprodotto su "Linea d'ombra" n. 12 È IN LIBRERIA Rivista trimestrale europea edizione italiana Asia: la sfida all'Occidente Daniel Bell, Paul Krugman, V. Zaslavsky Africa: un continente in bilico Breyten Breytenbach, Nelson Mandela Le nuove frontiere dell'informatica André Gauron, Hakim Bey Letteratura e impegno civile Updike, Fehér, Luzi, Siciliano I tesori nascosti dell 'Ermitage AbbonamentoI996: annuo: L. 70.000 (privati); L. 90.000 (enti); sostenitore: L. 180.000;estero L. I00.000;cumulativouna edizioneestera L. 130.000 Versamentisul c.c.p. 00325803intestatoa EDIZIONISCIENTIFICHEITALIANEspa ViaChiaramone,7 - 80121Napoli,o con assegnoallo stesso indirizzo

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==