Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

drago, ovvero (tradotto in termini attuali) lo scrittore che si muove nel sistema come avversario irrimediabile, sa che nei punti estremi di crisi lo aspettano dei giorni precari; e che la sua vicenda, comunque, non è mai facile né dolce. È un fatto che, nel sistema organizzato della irrealtà, la presenza dello scrittore (cioè del la realtà) è sempre uno scandalo, anche se viene tollerata, durante i periodi della tregua sociale. Tollerata, e perfino corteggiata e lusingata. Ma in fondo alle lusinghe e ai corteggiamenti rimane sempre un dispetto, che ha poi le sue radici in un senso di colpa vendicativo e anche in una inconsapevole invidia. Difatti (e qui si salva ancora la speranza), la realtà, e non l'irrealtà, rimane il paradiso naturale di tutte le persone umane, almeno finché non si siano ancora trasformate nella struttura stessa visibile dei loro corpi. Non siano diventate, cioè, dei mutanti, come si dice in gergo atomico. Il sistema della disintegrazione, logicamente, ha i suoi funzionari, segretari, parassiti, cortigiani ecc. E tutti costoro, nel proprio (malinteso) interesse, o perché ingannati (diciamo così) in buona fede, dal loro stesso errore, cercheranno di infiacchire le resistenze dello scrittore con mezzi diversi. Tenteranno per esempio di accattivarlo o di assimilarlo nel sistema attraverso la corruzione, la popolarità scandalistica, i successi volgari, promuovendolo a un divo o a un playboy. Oppure, al contrario, si adopreranno a fargli apparire la sua differenza dal sistema come un tradimento, o una colpa, o una immoralità, o un moralismo, o una insufficienza. Andranno dicendo, per esempio, che non è moderno. Per forza! difatti nel loro concetto, essere moderni significa essere disintegrati, o in via di disintegrarsi. Andranno dicendo magari che non si occupa di cose serie, né della realtà; e si capisce! giacché il sintomo principale della disintegrazione, di cui loro sono succubi o malati, consiste nel l'assumere come realtà il suo contrario. Come si è detto, dentro il sistema non possono esistere scrittori, nel senso vero del termine; però c'è una quantità di persone che scrivono, e stampano libri, e si potranno distinguere chiamandoli genericamente scriventi. Alcuni di loro sono semplici strumenti del sistema: strumenti, però, di importanza assai secondaria al confronto di altri, quali gli scienziati della bomba. Le stanze, gli uffici di questi scriventi si possono considerare delle minime succursali degli stabilimenti nucleari veri e propri. Bisogna tuttavia precisare che per buona parte, gli scriventi di questo tipo non si rendono consapevoli di servire il sistema; anzi, vogliono presumere che lo squallore sinistro, e talvolta ebete, delle loro opere sia da addossarsi a colpa del sistema, e in ultima analisi, della bomba atomica; quando invece il fenomeno avviene proprio all'inverso, come, spero, non occorre più dimostrare. Comunque, per quanto funesti, simili complici quasi involontari (almeno nella loro superficie cosciente) - o diciamo così, pessimisti - del sistema, sono meno antipatici dei suoi complici ottimisti. Un genere di scriventi, questo, fra tutti pessimo. A volte per totale, e veramente alienato, conformismo, a volte per cortigianeria, e a volte recitando cinicamente una commedia interessata, tale genere di scriventi usa magnificare questo o quel territorio del sistema della disintegrazione come il cielo più alto della civiltà umana, deplorando solo, in certi casi, la minaccia atomica, e magari facendosi, a parole, propagandisti contro la bomba, mentre nei fatti, sono i suoi fervidi campioni. Fra loro, si ritroveranno i peggiori nemici dello scrittore, capaci addirittura, in punti estremi di crisi, di consegnarlo ai guardiani dei lager: peggiori loro, in ce110modo, perfino degli stessi guardiani, i quali sono degli ossessi, ossia dei pazzi, e inoltre pagano di persona con l'infamia (e con l'inferno dell'angoscia), e percepiscono stipendi molto inferiori a quelli degli scriventi ufficiali del regime. 21 Prima di tralasciare questo elenco di scriventi dentro il sistema, bisogna infine ricordare l'esistenza pullulante di cenacoli o scuole o gruppi vari, i quali però hanno tutti una qualità comune: che i loro prodotti letterari non si possono assolutamente leggere. Ci si raffiguri, in via d'esempio, a immagine del sistema, un pianeta dentro cui la gente più sofisticata si sia da tempo avvezza a nutrirsi esclusivamente di pillole (al punto da averne ormai l'apparato digerente atrofizzato, e ridotto circa alla funzione di quello d'un insetto). Essa tuttavia non rinuncia ad avere i suoi tradizionali cuochi, i quali però devono adeguarsi. E difatti, raggruppati nelle loro cucine questi cuochi si affaccendano continuamente ad allestire delle pietanze: non pietanze vere, si capisce, ma finte, composte supponiamo di gomma, o di cartone pressato, o in generale di materie sintetiche, o anche di peggio. Comunque mai, ovviamente, di materiale commestibile. Così i clienti sintetici, che non mangiano, hanno i loro banchetti sintetici, dove non si serve niente che si possa mangiare, e cuochi e clienti insieme si sentono soddisfatti perché modernissimi. Il fenomeno in fondo è abbastanza innocuo, ma se in qualcuno procurasse una leggera irritazione (di origine letteraria o qual altra si voglia), per liberarsi da un simile inconveniente basterà uno sbadiglio. E si potrà subito ritornare alle proprie occupazioni. Tutti questi scriventi, in generale, s'incontrano di rado con lo scrittore; e le volte che s'imbattono in lui, lo trattano, secondo i casi e le persone, in modo diverso: chi da maledetto, chi da sognatore, chi da cantastorie, chi da aristocratico, chi da parente povero, chi da sovversivo, ecc. ecc. È facile intendere che lo scrittore non può trova.re molti compagni suoi, nel sistema. Ma comunque lo scrittore, per sua natura, è portato a non appartenere a nessuna società determinata, a nessun gruppo o categoria ecc. Il suo destino lo inclina piuttosto all'avventura, ma, del resto, la realtà in se stessa è una straordinaria avventura. Per solito, lo scrittore tende ad avventurarsi fra gente diversa, d'ogni sorta e magari d'ogni risma. È inevitabile, comunque, che fra le classi dominanti e quelle dominate, preferisca sempre queste ultime. Non per motivi propriamente umanitari (lo scrittore non è umanitario, caso mai è ben altro: è umanista), ma per la solita fatale legge della sua vita. Difatti, il dominio di una persona su un'altra, se è stato sempre iniquo, ormai è pure, definitivamente, acquisito come irreale; giacché l'uguaglianza fondamentale delle persone è acquisita nella coscienza (anche in coloro che presumono di non saperlo). E senza dubbio il vizio più grave d'i1Tealtà sta dalla parte del dominante. Al punto che lo scrittore talvolta ha il forte sospetto (e la speranza) che il drago stesso sia un singolo prodotto di questo vizio parziale e che i dominati possano magari allearsi a lui scrittore per affrontare il drago. Questo è il motivo per cui lo scrittore, nella pratica della vita sociale e politica, si sente sempre attirato verso i movimenti rivoluzionari o sovversivi, i quali proclamano come fine la cessazione di ogni dominio di una persona su un'altra persona. Infine, rimane che le sue compagnie più vere lo scrittore le trova poi quasi sempre fra persone di età estremamente giovane, o infantile addirittura. Soltanto loro, difatti, riconoscono e frequentano ancora la realtà. Per legge universale, e peggio che mai nel sistema, la maggioranza degli adulti sono contaminati più o meno dall'irrealtà, e quindi, ostili. In ogni modo, specie quando incomincia a farsi vecchio, e le sue gambe sono stanche, lo scrittore spesso si ritrova solo. Potrebbe anche ritirarsi in campagna, ma in fondo gli piace di più di stare in mezzo alla città, fra tutti quei disgraziati che corrono per distrarre, in qualche modo, il drago. Allora lo scrittore esce dalla sua stanza, e cammina per quelle strade maledette, cacciato

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