Linea d'ombra - anno XIV - n. 115 - maggio 1996

proprio triste. Ma, terminata la sceneggiatura, scrissi a un amico: "Che cosa meravigliosa essere scrittori. Non sono mai stata così felice ...". Quando il lavoro non va, non c'è vita più misera di quella dello scrittore. Ma non esiste gioia più grande di quando un lavoro funziona, di quando l'illuminazione si proietta su un'opera e fa sì che questa scorra limpida e fluida. Perché si scrive? A esser sinceri, dal punto di vista economico è il lavoro peggio retribuito del mondo. Il mio avvocato ha calcolato che i miei guadagni per Invito di nozze corrispondono a ventotto centesimi al giorno per i cinque anni di lavoro che il libro mi è costato. L'ironia sta nel fatto che la versione teatrale del romanzo ha incassato tanto denaro che ho dovuto versarne l'ottanta per cento allo stato, cosa che ho fatto, o meglio ho dovuto fare volentieri. Forse si scrive per un bisogno subconscio di comunicare, di esprimersi. La scrittura è un'occupazio13 Quando mi chiedono chi abbia influenzato la mia opera, io cito O'Neill, i russi, Faulkner, Flaubert. Madame Bovary sembra scritta con economia divina. È tra i romanzi scritti con maggior pena, e con maggior pena ponderati. Madame Bovary è la voce composita del realismo di Flaubert, un realismo che si scontrava con il pensiero romantico della sua epoca. Forte della lucidità e della grazia immacolata dell'autore, il romanzo sembra fluire dalla penna senza interruzioni di pensiero. Per la prima volta, Flaubert si misurava con la sua verità di scrittore. Solo attraverso l'immaginazione e la realtà si arriva a capire di cosa un romanzo abbia bisogno. La realtà da sola non mi è mai sembrata importante. Un'insegnante una volta mi disse che si dovrebbe scrivere del proprio giardino; credo che con questo volesse dire che si dovrebbe scrivere delle cose che si conoscono più intimamente. Ma cosa c'è di più intimo dell'immaginazione? L'immaginazione unisce memoria e intuito, realtà e sogno. La gente mi chiede perché non torno ne erratica, sognante. L'intelletto viene sommerso dall'inconscio: la mente raziocinante subisce il dominio dell 'immaginazione. Eppure, scrivere non è un atto puramente amorfo e irrazionale. Tra i romanzi e le opere in prosa migliori, ve ne sono di precisi come numeri di telefono, ma non tutti i narratori raggiungono questo risultato, che richiede una grande sensibilità alla passione come alla poesia. Non mi piace il termine prosa: è troppo prosaico. La bella prosa dovrebbe fondersi nella luce della poesia; dovrebbe somigliare alla poesia, e la poesia dovrebbe avere il senso compiuto della prosa. Io mi trasformo nei personaggi di cui più spesso nel Sud. Ma il Sud per me è un'esperienza emotiva molto forte, densa dei ricordi della mia infanzia. Ogni volta che torno nel Sud entro in conflitto, e una visita a Columbus, in Georgia, scatena in me sentimenti di amore e di antagonismo. I luoghi dei miei libri saranno sempre nel Sud, e il Sud sarà sempre casa mia. Adoro le voci dei neri, simili a fiumi torbidi. Sento, nei brevi viaggi nel Sud, nei ricordi e negli articoli di giornale, di essere ancora padrona della mia realtà. . scrivo. Mi immergo in loro al punto che le loro ragioni diventano le mie ... Sono grata al Molti autori trovano difficile scrivere di luoghi che non hanno conosciuto da bambini. Le voci già sentite nell'infanzia hanno un timbro più vero. E le foglie, gli alberi dell'infanzia, si ricordano con più chiarezza. Ogni volta che nel mio lavoro l'ambientazione non è il Sud, devo chiedermi qual è il periodo di fioritura, e soprattutto, di quali fiori. Non permetto ai miei personaggi di parlare se non sono del Sud. Quando descrive Brooklyn, Wolfe è grande, ma è ancor più grande quando deMi piace pensare ad Anna Frank e alla sua immensa comunicativa, che non è soltanto la comunicativa di una bambina di dodici anni, ma anche espressione di lucidità e coraggio. poeta Latino Terenzio, che afferma: Ecco il vero isolamento; un isolamento fisico piuttosto che spirituale. Qualche anno fa, il padre di Anna Frank mi chiese un incontro a Parigi, ali 'Hotel Continen- "Niente di umano mi è alieno". tal. Parlammo, e mi propose di scrivere la versione teatrale del diario di sua figlia. Mi diede anche il libro, che non avevo ancora letto. Ma nel leggerlo fui così sconvolta, che mi venne uno sfogo sulle mani e sui piedi, e fui costretta a dirgli che, date le circostanze, non potevo scrivere il dramma. Il paradosso è un segno di comunicazione: ciò che non è spesso conduce alla scoperta di ciò che è. Nietzsche una volta scrisse a Cosima Wagner: "Se almeno due persone riuscissero a capirmi". Cosima lo capì e alcuni anni dopo, un certo Adolf Hitler edificò un intero sistema filosofico su una lettura errata di questo pensatore. È paradossale che un grande filosofo come Nietzsche e un grande musicista come Richard Wagner possano aver avuto tanta parte nelle sofferenze del mondo in questo secolo. La comprensione incompleta a opera di un ignorante, si trasforma in una comprensione perversa e soggettiva; e questo tipo di comprensione fece sì che la filosofia di Nietzsche e le opere di Wagner si trasformassero nei punti di forza del richiamo emotivo di Hitler sul popolo tedesco. Hitler fu molto abile nel mescolare le grandi opere alla disperazione del suo tempo che, vorrei ricordarlo, era vera disperazione. scrive la cadenza e i modi di parlare del Sud. Questa è una caratteristica specifica degli scrittori del Sud; per loro, infatti, non si tratta solo del modo di parlare o delle foglie, ma di un'intera cultura, che fa del Sud una patria nella patria. Il colore politico o il grado di liberalismo di uno scrittore del Sud non cambiano la realtà: resterà sempre legato al particolare regionalismo della lingua, alle voci, alle foglie e al ricordo. Pochi scrittori del Sud sono veri cosmopoliti. Quando scrive sulla Raf o sulla Francia, Faulkner non è del tutto convincente, mentre mi convince quasi in ogni parola che scrive sulla contea di Yoknapatawpha. Per me, infatti, L'urlo e ilfurore è forse il più grande romanzo americano. Ha in sé autenticità, magnificenza e, soprattutto, una tenerezza che scaturisce dall'unione di realtà e sogno che è la complicità divina. Hemingway, al contrario, è il più cosmopolita tra gli scrittori americani. Si sente a casa sua a Parigi, in Spagna, in America, nelle storie di indiani della sua infanzia. Questo forse si deve al suo stile, che è una maniera di porgere, una forma espressiva elaborata ad arte. Esperto nell'espressione e nel convincere il lettore delle sue diverse prospettive, dal punto di vista emotivo He-

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==