12 Il fiorire dei sogni IL FIORIREDELSOGNO APPUNTISULLASCRITTURA Carson McCullers Traduzione di Simona Fefè Di Carson McCullers è stato tradotto: La ballata del caffè triste (Guanda), Il cuore è un cacciatore solitario (Corbaccio), Orologio senza lancette (Guanda), Riflessi in un occhio d'oro (Guanda). Da bambina, avrò avuto quattro anni, passai con la tata vicino a un convento. Caso strano, le porte erano aperte. Vidi i bambini mangiare coni gelato, giocare su altalene di ferro, e rimasi a guardare, affascinata. Volevo entrare, ma la tata disse no, che non ero cattolica. Il giorno dopo il cancello era chiuso. Ma col passare degli anni, continuai a pensare a quello che succedeva lì, alla bellissima festa da cui io ero stata esclusa. Volevo scalare il muro, ma ero troppo piccola. Vi picchiai contro una volta, ben sapendo che lì dietro c'era una festa fantastica, ma che io non potevo entrare. L'isolamento spirituale è alla base di molti dei temi che affronto. Il mio primo libro si occupava quasi solo di questo, e in un modo o nell'altro, anche quelli che ho scritto in seguito. L'amore, in particolare l'amore per una persona che non riesce aricambiare o accettare questo sentimento, è il fulcro da cui parte la mia scelta di descrivere figure grottesche: persone la cui incapacità fisica è simbolo dell'incapacità spi_rituale di dare e ricevere amore, dell'isolamento spirituale stesso. È fondamentale che un artista, per capire la sua opera, se ne senta emotivamente al centro assoluto; che veda, che conosca, che sperimenti le cose di cui scrive. Credo di aver messo in scena ogni mosca e moscerino nella stanza di Invito di nozze anni fa, molto prima che a farlo fosse Harold Clurman, Dio lo abbia in gloria. La grandezza di un'opera d'arte spesso sfugge all'autore finché l'opera non è compiuta. È come il fiorire di un sogno. Le idee crescono, sbocciano silenziose, e migliaia di illuminazioni si manifestano mano a mano che l'opera si sviluppa. Un seme cresce, in scrittura come in natura. Il seme dell'idea si sviluppa attraverso il travaglio della composizione e l'inconscio, e nella lotta che essi ingaggiano tra loro. Capto solo frammenti. Capto i personaggi, ma l'intero romanzo rimane sfocato. Si fa nitido in momenti inaspettati che nessuno sa spiegare, men che mai l'autore. Momenti che, nel mio caso, arrivano dopo grandi sforzi. Le illuminazioni sono, per me, la ricompensa per la fatica. Tutti i miei lavori sono nati così. Il rischio e il bello, per uno scrittore, stanno nel dover dipendere da queste illuminazioni. Ma dopo mesi di confusione e travaglio, quando l'idea è finalmente fiorita, la complicità è Divina. Arriva sempre dal subconscio e non si può dominare. Ho lavorato per un anno intero su Il cuore è un cacciatore solitario senza capirci niente. Tutti i personaggi parlavano a un personaggio centrale, ma il perché non lo sapevo. Avevo quasi deciso che quel libro non era un romanzo, che avrei dovuto spezzarlo in tanti racconti, ma all'idea il mio corpo ha sentito la mutilazione, e mi sono disperata. Dopo aver lavorato cinque ore, sono uscita. Di colpo, attraversando una strada, ho capito che Harry Minowitz, il personaggio a cui tutti gli altri parlavano, era diverso, era sordomuto, e subito il suo nome è diventato John Singer. li senso di tutto il romanzo ora si stagliava netto davanti a me e per la prima volta mi sono sentita unita anima e corpo a Il cuore è un cacciatore solitario. Cosa sapere e cosa no? Viene a trovarmi fohn Brown, del1'ambasciata americana, mi punta contro l'indice e dice: "Carson, ti ammiro per la tua ignoranza." "Perché?", faccio io. E lui mi chiede: "Mi sai dire la data e le cause della battaglia di Hastings, o della battaglia di Waterloo?" Rispondo: "fohn, non credo mi interessi molto." E lui: "Ecco cosa voglio dire. Tu non ti riempi la testa con le cose della vita." Quando avevo quasi finito Il cuore è un cacciatore solitario, mio marito richiamò l'attenzione su un incontro di sordomuti che avrebbe avuto luogo in una città vicina, pensando che sarei voluta andare a vedere. Gli dissi che non avevo nessuna intenzione di farlo, che mi ero già creata un'immagine dei sordomuti, che non volevo venisse intaccata. Credo che James Joyce abbia assunto lo stesso atteggiamento vivendo ali' estero, senza tornare mai a casa, sentendo che la sua Dublino era ormai fissata per sempre; e in effetti è così. Lo strumento più potente di uno scrittore è l'intuito, ma è insidiato da troppi ostacoli. Uno scrittore deve sapere tantissime cose, ma ce ne sono tantissime che non deve sapere affatto: deve conoscere le cose umane, anche se, come dice qualcuno, non sono "sane". Leggo ogni giorno il "Daily News" di New York, e con grande impegno. Può essere importante conoscere il nome del vicolo nascosto dove è avvenuto l'accoltellamento dell'amante, e i vari dettagli che il "New York Times" non riporta mai. Può essere importante sapere che, nel caso irrisolto di omicidio di Staten Island, il medico e sua moglie, quando sono stati pugnalati, indossavano camicie da notte lunghe tre quarti di foggia mormone. Lizzie Borden, nel torrido giorno d'estate in cui ha ucciso suo padre, aveva avuto brodo d'agnello a colazione. I particolari stimolano sempre più idee di quanto non facciano le notizie generiche. Cristo ferito al fianco sinistro è più commovente e suggestivo che Cristo ferito e basta. Non ci si può difendere dalle accuse di morbosità. Lo scrittore può solo dire che scrive partendo da un seme che fiorirà più tardi nel subconscio. La natura non è anormale, solo l'assenza di vita lo è. Tutto ciò che pulsa, si muove e cammina per la stanza, non importa cosa stia facendo, è naturale e umano per uno scrittore. Il fatto che, in Il cuore è un cacciatore solitario, fohn Singer sia sordomuto è simbolico, e il fatto che, in Riflessi in un occhio d'oro, il Capitano Penderton sia omosessuale è, a sua volta, simbolo d'inferiorità e impotenza. Il sordomuto, Singer, rappresenta l'infermità e ama una persona che non riesce ad accettare il suo amore. I simboli danno impulso alla storia, al tema e alla situazione e sono tutti talmente intrecciati, che è impossibile percepire razionalmente il momento in cui l'impulso ha inizio. Io mi trasformo nei personaggi di cui scrivo. Mi immergo in loro al punto che le loro ragioni diventano le mie. Quando scrivo di un ladro, divento ladra; quando scrivo del Capitano Penderton divento omosessuale; quando scrivo di un sordomuto, ammutolisco per tutta la storia. Mi trasformo nei personaggi di cui scrivo e sono grata al poeta latino Terenzio, che afferma: "Niente di umano mi è alieno". All'epoca in cui scrissi la versione teatrale di Invito di nozze ero paralizzata e, oggettivamente, la mia condizione sembrava
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