Ann Tyler Per puro caso Guanda, 1995, 378 p., Lire 28.000 La moglie dell'attore Guanda, 1996, 322 p., Lire 28.000 È un'America irriconoscibile, quella che esce dalle pagine della Tyler, scrittrice di provato talento e fama consolidata. Irriconoscibile rispetto a quella cui ci ha abituato la narrativa importata negli ultimi anni, e che ci viene raccontata da quotidiani e periodici, o dalla televisione. Spariti come per incanto i conflitti sociali drammatici, i grandi temi ridimensionati dal postmodernismo: la patina di noir che tinge fiction e cronaca. Non certo per superficialità e disimpegno: la Tyler sceglie di mettere al centro delle sue storie le persone; riconduce con sicurezza e disinvoltura alla dimensione reale quelle figure che siamo ormai abituati ad archiviare alle voci dei vari stereotipi con una sola occhiata, in letteratura come nella realtà. Per farlo, presenta personaggi eccentrici - anche nell'aspetto - rispetto all "'eccentricità di massa" obbligatoria e ne racconta l'umanità. Spesso tutt'altro che eccentrica. Senza analisi di alcun genere, con i puri mezzi dell'invenzione e dello stile. Grande stile: in Per puro caso, pubblicato lo scorso anno, più che ne La moglie dell'attore, appena uscito da Guanda sulla scia del successo di pubblico del precedente, ma scritto nel 1980. Entrambi i romanzi raccontano la crisi esistenzial-sentimentale della mezza età - protagonisti rispettivamente una donna e un uomo - ma con risvolti che il talento dell'autrice rende del tutto inaspettati e affascinanti. Lieve umorismo e lievissima ironia alleggeriscono, senza negarle o nasconderle, sofferenza e incertezza, impulsività e smarrimento. E tengono inchiodato il lettore a storie che una penna diversa lascerebbe scivolare nel sentimentalismo e nella banalità. Marisa Caramella Accademia degli Scrausi Versi rock Rizzoli 1996, pp. 398, Lire 24.000 Esiste in Italia una cultura rock? È vero, non si tratta propriamente di una domanda che fa tremar le vene e i polsi, ma può anche aiutare a sollevare questioni piuttosto imbarazzanti che riguardano l'immobilismo dei nostri costumi. Mancano da noi, contrariamente a quanto succede in altri paesi "ricchi", una società, una storia, una mentalità che consentano la nascita di sistemi di vita nel complesso più aspri ma anche al riparo dal torpore dei tinelli, dalla ferocia e dall'invadenza delle nostre città "strette", ingolfate, feudo delle famiglie. Come volete che si sviluppi un certo ti.po di energia e una certa ansia di rinnovamento, sentimentale o sociale? Si sviluppa di norma in un modo che è poi molto italiano, come appropriazione manieristica di alcuni stilemi esteriori provenienti dall'estero, ben shakerati con quasi tutte le risorse della nostra venerabile lingua del sì: in altre parole, il rock, in Italia, si appiattisce a fenomeno per lo più musicale (diventando, qualche giorno alla settimana, di notte, e solo in qualche città, anche sottocultura giovanile), mentre altrove, e ormai quasi da mezzo secolo, indica nel senso più ampio un comportamento, un modo di vita diffuso. Questo fenomeno musicale parla naturalmente una lingua. Ora, grazie all'accanita passione deU'Accademia degli Scrausi, disponiamo di un serio ed esaustivo esame della più recente "lingua cantata" (così recitava il titolo del primo volume di questa serie di studi, apparso nel 1994). Ci sono i cantautori, che rinnovano, reinventano, creano più degli altri; ci sono rockettari, i sanremesi, i pischelli, i poseurs delle specie più varie. Trovata nel Vasco, una metafora o una rima tronca rimarrà una metafora e una rima tronca, né più né meno che in Montale: non per questo dovremo ritenere equivalenti Vado al massimo e Ti libero lafronte dai ghiaccioli; non siamo così ingenui, né lo sono i valenti autori, che compiono un lavoro pulito di analisi, senza arenarsi in questioni di estetica. La canzonetta si gioca su altre armonie, su differenti durate. Piuttosto, i testi sembrano, così ali' ingrosso, persino troppo elaborati, troppo "scritti", pretenziosi o arruffoni: privi di quel raw power un po' cavernicolo che suona talvolta più all'altezza dello sfacelo dei tempi moderni. Splendori e miserie dei cortigiani. Martino Marazzi Karl Taro Greenfeld Baburu. I figli della grande bolla Trad. di Stefania Bertola Instar Libri 1995, pp.342, Lire 25.Ò00 Kart Taro Greenfeld ci informa subito dei suoi dati anagrafici e delle sue origini etniche, mezzo americano e mezzo giapponese, nato a Kobe ma cresciuto tra Los Angeles e New York, e di come è arrivato - da giornalista - a voler scrivere questo libro: per mostrare in Occidente il "volto vero, duro e sexy" del Giappone di oggi, per confutare la solita visione monodimensionale abbagliata da etica del sacrificio, vertigini finanziarie e microchip. Gang di strada, teppistelli, trafficanti di droghe, hackers, impiegate emancipate, yakuza, avide hostess occidentali, fascisti e motociclisti meritano altrettanta attenzione delle analisi economiche. Se poi questo sia il volto vero del Giappone, non si sa: naturalmente anche il Giappone ha diritto ad avere tante facce. E se poi quel volto sia duro e sexy, se ne può discutere. In sintesi Greenfeld ci dice che, anche in Giappone, alcuni giovani delinquono per ribellarsi al sistema o si drogano per noia e per moda o amano le discoteche e che insomma: tutte le solite cose succedono anche nel paese del Sol Levante. Questo però dopotutto è interessante. Innanzitutto perché non è tanto raro essere vittime di quella visione monodimensionale di cui si diceva sopra, e Baburu allora è un rimedio alla distorsione. Poi perché è bello vedere l'intrecciarsi di modelli culturali importati e di mentalità nipponica in trasformazione, con le ingenuità e le debolezze conseguenti. Molto più umani, i giapponesi visti così, di quelli dei documentari sulla seconda guerra mondiale o sul mercato immobiliare di Tokyo: uguali a noi (la sfiga è uguale dappertutto), eppure diversi (la sfiga è multiforme). Il titolo si riferisce alla bolla della speculazione finanziaria che ha continuato a gonfiarsi per tutti gli anni Ottanta, arricchendo in modo grottesco un sacco di gente. Baburu, grazie alla sua struttura a episodi, con personaggi tipizzati, potrebbe essere la sceneggiatura di una commedia sul boom. Marco Tarchini Errata Corrige Per un errore tecnico l'intervista a Manuel Vazquez Montalban pubblicata nel numero 113 è apparsa con i seguenti refusi: Pag. 30, col. I: Feltri nel/i si legga Frassinelli. Pag. 31, col. I, riga 46: decalogo si legga décalage. Pag. 31, col. 2, riga 24: lucidità si legga acidità.
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