76 INCONTRI ERITORNI/MACLEOD E a volte c'è bisogno di lavoro intellettuale. Sì, è vero. Si può amare un paesaggio, la famiglia, ma diciamo che l'opportunità culturale potrebbe mancare, ed è molto difficile, a volte, fare quel tipo di scelta, ovvero seguire la strada della cultura a discapito di molte altre cose. È una tensione che molti non comprendono, non capiscono che forse è la ragione per cui nel West Virginia ci sono meno studenti universitari che in tanti altri luoghi. Perché i ragazzi non riescono a trovare la strada dell'università, è un viaggio molto lungo e molto costoso. Non è così facile. Sto pensando a Sal, la nipote di Archibald in The Tuning of Perfection, quando lui le chiede se capisce le parole di quelle canzoni gaeliche e lei risponde di no, che ripete solo i suoni. Lei è una di quei ragazzi. R: Ma non è ciò che succede per necessità a un certo tipo di cultura? In parte per necessità e in parte accidentalmente. Nel suo caso, se cresci cantando canzoni gaeliche, non ci stai molto a pensare, lo fai e basta. Ma la sua capacità è anche un'opportunità per fare quel viaggio, perché lei sa fare una cosa che gli altri non sanno fare e quindi, per cinque minuti circa, è come se fosse esotica. Il conflitto è con il nonno, uno di quei perfezionisti a cui piacciono davvero le canzoni, ma la famiglia è disgregata, sono in molti ecc. Nel racconto, Carver ha circa la sua età e anche lui sa cantare, ma non si fa illusioni. Sa che sono in vendita. In un certo senso lui è più ragionevole di lei. Sa che vincerà perchéArchibald non scenderà a compromessi. Alcuni di noi si adattano, altri no. I primi vincono e Archibald, in termini attuali, sarebbe considerato un dinosauro, perché non sa che non è possibile cantare quelle canzoni per un'ora. Quindi, o ti adatti o muori. Quando ha cominciato a sentirsi scrittore? Ho cominciato a lavorare molto quando ero già abbastanza vecchio e credo che questo fatto mi abbia aiutato. Ero negli Stati Uniti quando ho iniziato a scrivere seriamente. Ci sono stato sei anni. Le prime cose le ho scritte però durante il mio soggiorno all'università di Notre Dame, dove ero andato in parte per stu-. diare letteratura e in parte perché volevo andare in un posto in cui la letteratura fosse ancora viva e non solo oggetto di analisi. Uno va in un paese perché ama la letteratura, ma poi scopre che la stanno uccidendo a furia di analisi restrittive e che spesso è insegnata da gente che categorizza. Chi insegna, molto spesso non scrive e a mio parere, oggi, rappresenta un problema. Una delle ragioni per cui avevo scelto Notre Dame era la presenza di un uomo, Frank O'Malley. All'epoca era un grande insegnante scrittore. Da lui aveva imparato Edwin O'Connor, che scrisse The Last Hurrah, per cui quando decisi la mia destinazione universitaria, mi sembrò che Notre Dame fosse il posto giusto perché c'era quell'uomo e una volta arrivato, capii che lì apprezzavano la letteratura. C'era anche un altro grande personaggio, si chiamava Richard Sullivan. Mentre studiavo all'università, cominciai a frequentare dei corsi di scrittura creativa che mi aiutarono molto in futuro. Durante quel corso scrissi The Boat; allora avevo quasi trent'anni e forse ero indietro rispetto a molti scrittori diciottenni, che stanno tuttora scrivendo libri sulle parti del proprio corpo a cui sono più interessati. A Banff partecipò a quello che chiamavano il "programma caduta libera di W.O. Mitchell". So che le piaceva la caduta libera come tecnica per nuovi scrittori. Perché? Mi piaceva perché risponde a due problemi che assillano i giovani. Se si chiede ai ragazzi di sedersi e tirar fuori tutte le loro più grosse preoccupazioni, queste rappresentano il loro soggetto di scrittura, la loro materia prima. Aiuta anche a liberarsi della paura della struttura che accomuna tanti scrittori, soprattutto coloro che hanno frequentato molti corsi di inglese, dove vengono spaventati da tutta quella roba che c'è sul retro della Norton Anthology, cioè tutta la terminologia letteraria. Dicono: "Oh mio Dio, crescendo dell'azione, caduta dell'azione, protagonista, antagonista ... e io ce li ho?" Be', no. Lei afferma che chi insegna letteratura sia diverso da chi la scrive, sostenendo che ciò rappresenti un pericolo. Può spiegarsi meglio? A mio avviso, a volte, esiste una specie di antagonismo verso la letteratura vivente, verso gli scrittori viventi, perché capita che chi insegna letteratura si senta minacciato dalla loro presenza. A volte la critica letteraria diventa quasi una scienza, invece io credo che la letteratura venga fuori dalla gente e che quasi sempre alla gente ritorni o almeno dovrebbe, di modo che questa si possa riflettere nell'arte. Mi piace molto questo argomento. In un 'intervista con Margaret Laurence, Robert Kroetsch dice che la fiction ci rende reali, che se non ci vediamo riflessi nell'arte, non crediamo di esistere. Se ho capito bene, vuol dire che chi vive la vita con i suoi alti e bassi e, per esempio, guarda alla televisione, diciamo il Cosby Show, e si accorge che i problemi rappresentati in Tv non sono per niente uguali ai suoi - perché lui vive in James Bay o a Bella Coola e la gente alla Tv non gli assomiglia affatto -allora si domanderà se c'è qualcosa che non va in loro oppure se è lui che è fuori posto. Ma dev'essere lui, dato che quel programma è molto patinato. I critici moderni sostengono di non credere all'esistenza dell'autore o alla sua morte, ma solo all 'esistenza del testo. Forse, ma il pericolo di essere un critico di quel genere è di diventare come gli scolastici del Medioevo, chiusi in una stanzetta a parlarsi in latino, mentre fuori il popolo non parlava latino, ma continuava nelle sua attività e la vita andava avanti. È pericoloso ribaltare il significato delle cose, perché poi ci si ritrova a pensare che la critica sia più importante di chi ha creato l'opera. E naturalmente non è così. Nessuno, se ci pensa su per quattro minuti, potrà mai farsi convincere. I suoi fan hanno insistito perché le chiedessi cosa vuol dire "Lost Salt Gift of Blood", dato che ognuno se nefa un'idea propria. Il sale è una sostanza molto ambigua. Aggiunge sapore al cibo, ma usandone troppo, lo guasta. li sale ha anche qualcosa a che fare con l'oceano, naturalmente, con l'acqua salata, ed entra anche a far parte di espressioni folcloristiche come "versare il sale sulla piaga". In un senso più ampio, i regali che contengono sale possono essere saporiti, insipidi o bruciare. Quando parlammo del!' intervista, dato che lei si riservò del tempo prima di farla, pensai di coinvolgere il "National Enquirer". Quando poi mi chiesi come farli interessare ali' incontro, lei mi confessò, o piuttosto mi confidò, che il suo corpo era abitato da Elvis Presley. È vero? Ma certo, Elvis ha abitato e abita tuttora il mio corpo. Nessuno che mi abbia visto ballare o sentito cantare potrebbe dubitare di questo fatto. Tratto da "Brick", 1991
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