colo dice: "Ecco, vedi, la mamma ha preferito queste galline al nostro bel cavallo, e allora le faccio vedere io, ammazzo tutte le galline". È la reazione di un bambino ai problemi degli adulti: "Butto a terra il bicchiere di latte, tiro la coda al gatto" ecc. Prende ad accettate le galline. Tanto le galline verrebbero uccise in ogni caso. È solo un anticipo. Le famiglie dei suoi racconti sono numerose, di cinque, otto bambini e immagino siano cattoliche, malgrado non si accenni alla pratica e a Dio, se non sporadicamente. Può spiegare l' importanza della religione nella vita dei suoi personaggi? Non penso che deliberatamente assuma alcun ruolo. A volte accenno ai preti e cerco con tutti i mezzi di fargli credere in ciò che potrebbero credere i preti, ma senza specificare se siano battisti o presbiteriani. È quindi parte del!' universalità a cui mira nella sue storie. Non sono particolarmente attratto dall'azione religiosa, perché penso sia quasi impossibile inserire un personaggio in un qualsiasi ambiente religioso senza evitare esclusioni: tutti gli anglicani si comportano in un modo o tutti i battisti in un altro. Quando si parla di religione, il pensiero si restringe e ci si ritrova a dire che solo gli ugonotti francesi fanno così tanti figli ... Pensa che da Lost Salt il suo modo di scrivere sia cambiato? Non saprei. Forse è cambiato nel senso che magari gli ultimi racconti sono più ponderati, più stratificati o, perlomeno, alcuni. Non mi interessa affatto cambiare o rimanere uguale, non credo sia molto importante. The Boat ha trent'anni e quella storia mi piace ancora molto, è tuttora un ottimo racconto. Quando l'ho terminata pensavo che non avrei saputo fare di meglio, che non avrei potuto aggiungere nulla. Ha mai pubblicato qualcosa che le sembrasse incompiuto? No, non credo. A volte mi viene in mente qualcosa che magari non era esatto, ma generalmente non voglio riprenderli quando ormai sono usciti. Mi piace pensare che se rimanessi chiuso in una stanza per due giorni, o due mesi, non riuscirei a migliorarli. La maggior parte di essi trattano di idee e suppongo che, se qualcun altro fosse chiuso in una stanza con la stessa idea, potrebbe fare qualcosa di meglio o di differente. Quando penso che un lavoro sia finito, è finito, almeno per come posso finirlo io. È così quasi universalmente e non è vanità, è una specie di difesa contro la mia lentezza. Esiste qualche difficoltà con cui si scontra quando scrive? Non saprei. Faccio il mio lavoro e cerco di farlo nel miglior modo possibile. È consapevole delle potenzialità dei sentimenti nel suo lavoro? Ne sono molto consapevole. Credo che nessuna delle mie storie sia sentimentale, cerco davvero di non renderle sentimentali e penso di esserci riuscito. È una linea sottile quella che separa il sentimento dal sentimentale. fohn Ditsky, nell '"Hollins Critic", dice che c'è un quoziente emotivo quasi insopportabile, se non fosse per il tono spassionato dello stile. È come la violenza controllata, come il football, dove si cerca di riversare più energia possibile rimanendo all'interno delle regole del gioco. Esiste una tensione tra il materiale e l'artista, o il potenziale artiINCONTRI ERITORNI/MACLEOD 75 sta, che permette il controllo dell'uno sull'altro o viceversa; a volte il materiale si propone così intensamente da pregare, quasi, l'artista di impiegarlo e lo scrittore deve dire, quasi, al suo materiale, che non può entrare, che non può inserirsi in quella pagina adesso o forse mai. A volte mi sento come un domatore di leoni. Lei lavora con penna a sfera e fogli a righe. Quando batte a macchina? Batto a macchina quando finisco una pagina. Efa l'editing quando batte? No, lo faccio quasi tutto con la penna. Mi siedo e scrivo una frase, poi un'altra e un'altra ancora e lavoro sulle frasi singole finché non creo una pagina, dopodiché la batto. Poi ricomincio con la penna. Non faccio prima una brutta copia per poi farne una seconda e una terza, no, non lavoro così. Scrivo quasi sempre una frase e poi un'altra frase, lentamente, fino a completare un paragrafo. Poi lo modifico, modifico il successivo e quello dopo ancora ecc. Riesce a lavorare durante l'anno scolastico? Trovo che sia molto difficile, a causa delle numerose interruzioni. L'università mi ha concesso qualche sosta, il prossimo anno, per finire il libro e forse questa volta sarà più facile. Quando riesco a scrivere bene, la mia mente dev'essere quasi sempre piena di quello che sto scrivendo; è bello riuscire a pensarci sempre, anche se non stai scrivendo, ti siedi e ci pensi per tre ore, poi ti alzi fai qualcos'altro e continui a pensarci. Se la storia assume un ruolo dominante nella tua testa, le cose poi accadono, perché ti ritrovi a pensare, quasi inconsciamente, a come uccidere la vecchia o al soggetto a cui stai lavorando. Secondo me la scrittura dura più di tutto, se uno è interessato alla durata. Non si può vivere come se la vita durasse in eterno. Bisogna decidersi. Dijferently di Alice Munro è una storia davvero bella. Nel- ! 'ultima pagina, la protagonista, che ormai è diventata come una specie di nonna, si rivolge al marito di una coppia di amici di vecchia data e gli dice che non si sono mai comportati come se prima o poi dovessero morire. Allora lui risponde: "Ah, adesso", e lei: "No, intendevo che abbiamo vissuto come se tutto fosse eterno" e lui: "Be' ... e come avremmo dovuto comportarci?" e la risposta migliore che la protagonista riesce a trovare è: "Diversamente, ecco come". E questo è ciò che intendo e quello a cui lei si sta riferendo, che niente è eterno e non si può sempre essere il giovane scrittore più promettente del Canada o il vecchio scrittore più promettente del Canada, che barcolla verso il morbo di Alzheimer. Nelle sue storie c'è un senso di dissolutezza, dolore, perdita: la cultura sta giungendo alla sua fine, le miniere si stanno esaurendo, la pesca non è più redditizia, ifigli lasciano le università. Per la gente ai margini di qualsiasi cosa c'è sempre l'attrazione del centro. Non c'è niente di strano se le persone vogliono andare dove trovano lavoro, perché sono costrette. Se mai le capitasse di trovarsi sul traghetto che dall'Irlanda porta in Inghilterra, si accorgerebbe che a bordo è pieno di gente che piange. li primo pensiero che viene alla mente è: "Insomma, se devi piangere, perché non te ne stai a casa, così non piangerai", ma non è così semplice, perché quelle persone andranno a fare le cameriere d'albergo, i muratori o tutti quei mestieri alla portata di coloro che vengono dai margini di quel tipo di civiltà.
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