74 INCONTRI ERITORNI/MACLEOD farei. Mi è successo di iniziare dei lavori per poi interromperli, ma mi concentro sempre su un unico progetto. Qual è la prima cosa che le viene in mente quando sta per iniziare un racconto? Un giorno, a Banff, lei disse che l'innesco, ciò che la tiene in carreggiata, a volte può essere un singolo elemento, un oggetto. A volte è così, altre volte invece è un certo personaggio, un luogo particolare, un dato momento. Molto spesso è un'idea. Che cosa intende per idea? Scrivo una storia sulle scelte, oppure scrivo sull'isolamento o sulla morte, sulla perseveranza, sulla perdita dell'innocenza o sulla presa di coscienza, sulla lealtà ecc. Mi interessa approfondire come queste idee vengano attivate o influenzate dalle persone che vi si imbattono, nei luoghi in cui si trovano; mi interessa sapere dove sono le persone quando accade qualcosa e quali potrebbero essere tali eventi. Se i tuoi genitori muoiono quando hai quarant'anni o quando ne hai quattro, direi che non è affatto la stessa cosa. Quest'idea è stimolata da qualche ricordo personale? La sua famiglia? Un luogo? Credo che nessuno di quei racconti sia autobiografico. Non sono uno scrittore autobiografico e non so da dove provengano le idee. Quando diamo uno sguardo dentro di noi, troviamo quel- !' accozzaglia di cose e la memoria. La memoria ha a che fare con il ricordo di certe visioni e di certi suoni, avvenimenti e via dicendo e, auspicabilmente, lo scrittore non fa altro che mettere assieme questi elementi in modo interessante. Ci sono molti aspetti che mi colpiscono, come alcune fasi della sua educazione. Al tempo stesso, però, so che lei non era mai stato nella Nuova Scozia fino ali' età di dieci anni e molti dei suoi narratori sono ragazzi di dieci, undici anni. Questo perché la scelta o il ricordo dei narratori sarebbe stato importante per lo scopo della storia. Alcune esperienze accadono per la prima volta in un'età in cui producono degli strascichi che influenzeranno molti aspetti della vita di una persona. La prima volta che assistiamo a degli avvenimenti, rappresenta una fase molto, molto importante, perché qualunque sia l'evento, non è mai accaduto prima. In In the Fall - la storia della vendita del cavallo - volevo parlare del fatto che un bambino tende a pensare di vivere in un mondo sicuro, in cui i genitori hanno sempre una risposta a tutto e così via. Quello che fanno sempre i bambini piccoli è portarti la macchinina rotta chiedendoti di aggiustarla e i genitori, per qualche tempo, lo fanno. Poi, a un certo punto, arriva il momento in cui il bambino si rende conto che i genitori, invece di essere saggi oracoli che sanno tutto, falliscono nel compito e potrebbero rivelarsi impotenti o incapaci di risolvere quel problema assillante. In To Everything There Isa Season, il narratore ha circa undici anni e sarebbe anche un po' troppo grande per credere in Babbo Natale, ma lui ha la sua credenza e, anche quando gli viene sottratta, si preoccupa della sua piccola ferita, poiché la sua vita non potrà più essere la stessa. I bambini di quell'età mi incuriosiscono, perché sono in una fase di presa di coscienza. Il protagonista di In the Fall ha quattordici anni, ma il tradimento del cavallo colpisce più violentemente il bambino più piccolo. Il quattordicenne sta attraversando un fase particolare, non è un adulto ma è più vicino alla condizione di adulto che a quella di bambino. Il suo pensiero è che quella situazione non ha vie d'uscita, non c'è scampo alla vecchiaia, mentre il bambino più pie-
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