Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

70 INCONTRIERITORNI Alistair MacLeod ELVISPRESLEYABITA IN ME Incontro con Holley Rubinsky Traduzione di Leonardo Dehò 1127 novembre 1976, in un articolo per il "Globe and Mail" di Toronto, Alistair MacLeod scriveva: Di tanto in tanto ci sono scrittori che escono dagli entroterra di questo paese chiamato Canada e scrivono di una vita che conoscono davvero nei minimi dettagli. È una vita selvaggia e dura, bella e vera. Questi scrittori non si perdono in sciocchezze, non contano le loro_fi·asi, non sono leziosi; non sono ritornati da una passeggiata in un centro commerciale "in cerca di qualcosa di cui scrivere". Sanno già cosa dire e come dirlo e vanno incontro al loro compito con la mente risoluta del!' Antico Marinaio che incontra l'ospite del matrimonio. "Senti", gli dice, "per te, niente matrimonio oggi; voglio raccontarti una storia. E ti terrò qui, ma non per mano e nemmeno col mio 'occhio luccicante', bensì col solo potere di quello che ho da dirti e di come ho scelto di dirlo. Ti mostrerò ciò che ho visto, udito, odorato, assaporato e toccato. Ti dirò cosa vuol dire essere abbandonato da Dio e dall'uomo, ti parlerò della vera natura della solitudine e del valore della vita. E lo farò in modo che la tua vita non sarà mai più la stessa" . MacLeod, ovviamente, non si riferiva alla sua opera - anche se a me sembra possibile il contrario - ma al fatto che spesso, in Canada, i racconti più vibranti traggono origine o attingono forza dalle regioni, vale a dire dalle cittadine, dalle zone rurali. Le stesse storie di MacLeod sono ambientate nel Maritimes, in particolare nella Nuova Scozia, e allignano nelle tradizioni di pescatori, minatori e contadini. La sua scrittura, de.finita dal "Publishers Weekly'' come "rozza e brutale, dolce e gentile", non è per tutti; molti lettori moderni non avrebbero la pazienza necessaria, poiché di pazienza ne richiede. Le storie di MacLeod non sono "letture veloci" e non sono neanche decadenti, new-age, minimaliste o postmoderne. Nel 1969, il suo racconto The Boat venne incluso tra i migliori venti del!' anno nel BestAmerican Short Stories, mafu solo nel 1976 che, insieme ad altri sei, andò aformare il suo primo libro pubblicato, The Lost Salt Gift of Blood. Dieci anni dopo, nel 1986, McClelland e Stewart pubblicarono la sua seconda silloge, As Birds Bring Forth the Sun, composta da sette racconti. Si è detto molto sul fatto che MacLeod produca ali' incirca un racconto l'anno e, durante la nostra conversazione, lui stesso ha accennato più di una volta alla sua "lentezza" e a quanto ne sia consapevole. I suoi racconti, generalmente di ottomila parole e quindi più lunghi della media, sono creati con grande accuratezza, al punto da indurre il lettore a credere che quelle esperienze, così liricamente e meticolosamente descritte, siano in qualche modo autobiografiche. Intervistato da Andrew Garrod su Speaking for Myself, MacLeod afferma che quando The Boat venne pubblicato, la gente era sorpresa di scoprire suo padre vivo, perché pensava fosse caduto dalla barca, come narrato nel racconto. I racconti di MacLeod posseggono qualcosa di solido e svincolato dal tempo; ne rimaniamo profondamente colpiti (alcuni, molti di noi) perché, dalle ansie metropolitane, ci riportano o ci sprofondano o ci innalzano sino a quelle radici emotive, a quelle affezioni umane essenziali che gli dei gemelli del successo e del consumismo ci incoraggiano a dimenticare, in_fi·angere,deridere e evitare. A echeggiare in noi, non è l' identff"icazione personale di luogo, tempo o personaggio, poiché lefamiglie che popolano i suoi racconti non sono le mie né le vostre. I suoi personaggi sono i discendenti degli immigrati scozzesi che si stabilirono nella Nuova Scozia duecento anni.fa, le cui vite, in con_fi-onto, sono ingannevolmente semplici. Non racconta di violenze interessanti, né fisiche né psicologiche, e nemmeno di bambini in fuga o senzatetto o prostitute per le strade, né di vagabondi o droghe. MacLeod scrive di una tradizione che molti di noi hanno ormai dimenticato ma da cui discendiamo o da cui, lo sospettavamo ma non l'abbiamo mai saputo, i nostri antenati (chiunque essi _furono)provenivano. I suoi racconti trattano argomenti universali, come l'attaccamento al luogo di origine (per quanto profondo sia stato il distacco o per quanto distante sia quel luogo), il raggiungimento della maggiore età (la consapevolezza delle restrizioni nei genitori, in noi stessi o nel proprio ambiente), la perdita continua (la vita non può restare la stessa e nel _fi-attempo cambiare). Ci sono sempre strade che non abbiamo percorso e strade che ci lasciamo alle spalle. Questa breve e semplicistica introduzione non può certo spiegare il genio di MacLeod, poiché di genio si tratta; che le sue storie vengano apprezzate da un vasto pubblico o che riesca a guadagnarsi qualcosa di più di un trafiletto di spalla nelle riviste letterarie canadesi. Il suo non è un approccio convenzionale e lui non può essere inserito nella continuità del!'" evoluzione" della scrittura canadese, perché nessun altro scrive come lui. Qualcuno lo definirà, uno scrittore al!' antica, benché non esista nulla di vagamente rockvelliano nelle sue storie. Pur servendosi di tecniche narrative sofisticate, MacLeod punta dritto al cuore ... e non molla. Questa intervista si svolse il 23 e 24 gennaio 1989 a Windsor, nel!' Ontario. Lo stesso mese, "Publishers Weekly'' votò The Lost Salt Gift of Blood: New and Selected Stories uno dei migliori tascabili del!' anno. No Great Mischief IfThey Fall (Poco male se cadono), il titolo del romanzo che sta scrivendo, è una citazione del generale di divisione Wolfe. Che cosa significa? È un'espressione usata da Wolf in una lettera all'amico capitano Rickson per descrivere i soldati delle Highland che si accingeva a mettere in prima linea durante l'assedio di Quebec. Uno dei temi di quest'opera è la lealtà. Wolfe diffida di quei soldati perché parlano due lingue a lui sconosciute: molti di loro parlano gaelico e, dopo la ribellione del 1745 in Scozia, vanno in Francia, dove imparano il francese. Ecco perché rappresentano una risorsa per Quebec. Ma costituiscono anche una specie di minaccia, come lo è chiunque possa parlare alle spalle di qualcun altro. Nella lettera a Rickson, Wolf sostiene di voler disporre i soldati al fronte perché provengono da una terra rocciosa, sono molto abili a scalare, sono robusti e forti e sanno bene dove mettere i piedi e via dicendo. Ma, nel caso vengano uc-

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