Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

zione televisiva, ali' immagine che la televisione o l'agenzia di viaggio ha offerto. Questo slittamento di significato è evidente nel turismo degli arcipelaghi incantati dei mari del Sud: purché l'isola abbia il mare verde, la sabbia bianca, le palme, le onde alte e l'indigena con il seno nudo, una isola vale l'altra, il luogo non ha più importanza e viene sostituito dal suo simulacro, anche perché i turisti spesso non hanno contatto con gli abitanti, perciò non sentono il clima reale del luogo, la lingua, gli odori, la vita concreta e misera degli indigeni. Cosa manca nel pellegrinaggio turistico? Manca il viaggio vero e proprio, il tempo del cammino, della riflessione, la sofferenza, la fatica del pellegrino, il tempo di preparazione della meta, manca, evidentemente, il rapporto con lo spazio. Ed è dallo spazio urbano che bisogna ripartire. Nel Medioevo l'uomo apparteneva al Comune attraverso l'iscrizione a una parrocchia e a una corporazione, facendo elemosine, partecipando ai giochi che ponevano un quartiere contro l'altro. Nel secolo scorso, l'uomo riconosceva il suo rapporto con la città sapendo se abitava al centro o in periferia, nei quartieri operai o in quelli borghesi, se usava abitazioni con un' architettura appropriata alla propria condizione sociale; allo stesso tempo riconosceva la propria appartenenza alla nazione attraverso l'uniforme del servizio militare, parlando la lingua nazionale, frequentando una scuola con una impronta culturale definita, militando in un partito che aveva una precisa identificazione con una classe sociale. Oggi molte cose sono cambiate: i partiti hanno perso molte loro funzioni, le loro sedi sono ingombranti depositi di sedie e di idee. Se la linea politica si può avere via etere o via cavo, non c'è bisogno di andare in sezione, basta il salotto della televisione, il club, il bar, come l'esercizio della democrazia si può manifestaArchivio Farabolafoto. SULVIAGGIO/BOTTIGLIERI 61 re attraverso il voto e il proprio punto di vista può essere affidato ai sondaggi, senza perdere tempo a discutere con gli altri. Oggi l'appartenenza alla città è stata demandata al tifo delle squadre di calcio, mentre la partecipazione sociale alla vita della città avviene attraverso il telefono. Attraverso la cornetta si fa conversazione con gli amici, si gestiscono operazioni bancarie, si fa perfino l'amore. Un uomo vive la città in modo virtuale, attraverso il telefono, forse per questo la Telecom distribuisce la mappa geo~rafica della città e lo stradario insieme ali' elenco del telefono. E il telefono che permette di vivere lo spazio urbano, di collegare due luoghi distanti, due persone perdute nel!' anonimato di immense periferie. Insomma, se come dice Moretti nel saggio intitolato Homo palpitans contenuto nel libro Segni e stili del moderno, "nell'Ottocento la vita della città non prevedeva un tempo dedicato alla contemplazione", oggi possiamo affermare che non solo non vi è tempo dedicato alla contemplazione ma non vi è nemmeno lo spazio dedicato alle passeggiate, all'incontro. Infatti le piazze si sono trasformate in parcheggi, i centri storici sono diventati musei da visitare a ore fisse, dopo il transito delle macchine, e le strade sono diventare arterie di comunicazione intasate. Ma, paradossalmente, sono i "centri storici" che danno identità ai luoghi perché le periferie delle città del mondo tendono a omologarsi l'una all'altra, creando degli immensi ghetti dove non vi sono monumenti, rilievi naturali, fiumi, colline o altre forme di identità. Nelle grandi megalopoli le tangenziali e i raccordi anulari hanno sostituito il corso e la strada principale. A Los Angeles è l'autostrada il punto di collegamento fra quartieri. Insomma le città sono così grandi che è impossibile viverle nella loro totalità. L'uomo si ripiega nel proprio quartiere, negli itinerari obbligati casa-lavoro e affida al telefono il compito di collegarlo con

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==