58 PENSIERIDI PENSIERI ELOGIODELPIEDEPENSATORE NicolaBottiglieri Enzensberger, nel 1965, in un saggio intitolato Una teoria del turismo uscito nel libro Questioni di dettaglio analizzava i caratteri di un fenomeno a lungo trascurato dalla cultura di sinistra: il turismo. Il termine turista nasce in Inghilterra nel 1800, mutuato dal sostantivo tour, ossia dal viaggio intellettuale del Diciottesimo secolo che facevano i giovani rampolli dell'aristocrazia europea attraverso le corti per conoscere gli "spiriti liberi" e avviare la proficua frequentazione degli uomini di scienza e di pensiero. La parola turismo, invece, è del 1811 mentre la prima guida turistica, il Red book a cura di John Murray, risale al 1836, e raccomandava gli itinerari più pittoreschi e romantici dell'Olanda, del Belgio e della Renania. Al suo compilatore si deve l'accorgimento di mettere un asterisco accanto al nome delle località degne di essere visitate. Il primo viaggio turistico collettivo è del 1845 e fu organizzato da Thomas Cook, che andò di persona a prenotare le stanze dell'albergo della comitiva da lui guidata. Infine, nel 1870, si organizzò il primo giro turistico intorno al mondo. Questo precedette di soli tre anni la pubblicazione del romanzo di Veme, Il giro del mondo in ottanta giorni che, come si ricorderà, tratta di una scommessa, di una gara contro il tempo. Il turismo ebbe subito i caratteri di una vera e propria industria, cioè standardizzazione, montaggio, produzione in serie e sarà il modo di viaggiare dei romantici borghesi europei, che poco alla volta conosceranno il mondo intero seguendo i fili del telegrafo, i giornali, le agenzie delle banche, spostandosi con navi a motore e ferrovie. Nel Diciannovesimo secolo, più la borghesia scoprirà la sfera del privato e inventerà i "luoghi chiusi" degli incontri in società - salotti, éaserme, scuole, istituti di educazione, fabbriche eccetera - più si affermerà l'ansia romantica della fuga verso i luoghi dello spirito. Al turista dell'Ottocento interesseranno la natura vergine, la storia passata, il monumento, l'arte, il folklore, quei "luoghi comuni", cioè, che gli permettano di individuare i caratteri tipici, pittoreschi e spirituali di un paese, di una città, di una nazione. Pretesto per il viaggio saranno l'ansia di libertà, la rottura della vita quotidiana, meta preferita sarà la natura mediterranea dove si concentrano arte e bellezza, cultura e passione per la vita. Enzensberger ricorda che l'alpinismo è l'essenza del turismo ottocentesco, tanto è vero che la prima ascesa del Monte Bianco risale al 1797. li viaggio verso il cielo che fa lo scalatore si configura come ricerca del sublime, della verginità della vetta, della conoscenza di sé. Da questo "pellegrinaggio della terra" saranno esclusi gli operai, che dovranno attendere Larecente conquista sindacale delle ferie. Fin qui le osservazioni di Enzensberger che coprono la prima metà del nostro secolo. Ora che ci stiamo avvicinando alla fine, sarà opportuno continuare la riflessione. Visto che il fenomeno è diventato davvero di massa, da quando cioè vi partecipano non solo gli operai ma anche i contadini che, a partire dal secondo dopoguerra, sono entrati nel!' industria che non inquina, sia come viaggiatori, sia come produttori. Grazie ali' agriturismo, infatti, la campagna è divenuta spazio altro, i polli, le mucche e i maiali sono pittoreschi animali da zoo per i figli del cemento e gli ortaggi alimenti esotici per i consumatori di prodotti surgelati. A partire dal secondo dopoguerra il fenomeno può essere rappresentato con un triangolo inscritto in un cerchio. I lati del triangolo sono le ferie di un mese, la motorizzazione di massa e la scoperta del mare. Il cerchio che tutto racchiude è rappresentato dalla cultura del consumismo, con i fenomeni di laicizzazione della società, svuotamento delle ideologie, crisi delle istituzioni, edonismo eccetera. Accenniamo brevemente ai lati del triangolo. La motorizzazione portò alla scoperta dell'Italia e gettò le basi dell'industria del turismo. Fu un fenomeno caratteristico degli anni Sessanta e soppiantò l'uso delle ferrovie, che pure si erano diffuse durante il fascismo, agevolando la nascita del campionato nazionale di calcio. Nel giro di pochi decenni l'Italia dei capoluoghi di provincia venne sostituita dall'Italia dei feudi democristiani, i cui rappresentanti cercarono di assicurare al loro collegio almeno un casello autostradale, un campo di calcio e una università. La velocità delle autostrade si accompagnò a quella delle comunicazioni telefoniche nazionali e internazionali. Si diffuse l'uso delle carte di credito e il trasporto aereo affondò quello marittimo, più lento e insicuro. La tragedia dell'Andrea Doria, avvenuta nel 1954, e quella dell'Achille Lauro del novembre 1984 segnano forse la parabola del declino dell'uso delle grandi navi adibite a crociere. Insieme alla motorizzazione, l'altra grande novità è la conquista delle ferie. Nel mese di agosto l 'ltalia diventa un deserto. In quelle quattro settimane di vacanza si svuotano le città e ogni lavoratore cercherà di mettersi in tasca l'eternità, realizzando tutti i suoi desideri. In quella parentesi dal lavoro e dalla vita quotidiana tutto dovrà essere diverso: cibo, uomini, natura, occupazioni. Quelli che vanno in vacanza all'estero dovranno fare un'immersione totale e frettolosa nel paese da visitare (musei, locali notturni, natura, esperienze di vario genere eccetera) per ritornare alla più familiare alienazione domestica. Infine, al terzo vertice di questo triangolo, vi è la scoperta del mare, spazio che riassume lo stile e la cultura del turismo di massa. Se l'alpinismo fu la metafora del turismo elitario dell'Ottocento, la scoperta del mare è quella del nostro secolo. L'antitesi mare versus montagna indica bene la distanza dell'esperienza del turismo borghese ottocentesco da quello consumista dei nostri decenni. L'alpinismo era considerato una esperienza dello spirito, proprio come i viaggi di piccoli gruppi di borghesi che praticavano il turismo a fini di elevazione culturale. Perciò presuppone la linea verticale, mentre il mare, che è una conquista della massa si riassume nella linea orizzontale. L'alpinismo ha un 'unica meta: la vetta aguzza e irripetibile, mentre la spiaggia è identica e piana per chilometri. L'alpinista è un uomo solitario, il bagnante è un uomo-massa, l'alpinismo è segnato dalla cultura maschile, il mare da quella femminile. L'alpinista si copre perché fa freddo, il bagnante si scopre per il caldo. Lo stesso costume da bagno è un malizioso invito alla nudità, più che una esigenza del pudore o del bisogno. Il mare si presenta come una vasta offerta di piaceri materiali
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