52 SPETTACOLO/RONCONI Gadda: ma sì, grazie a Dio. E c'è anche un'oggettività, un senso comune straordinario. D'altra parte anche nella Cognizione i rapporti fra don Gonzalo e la madre sono terribilmente ambivalenti. Anche il Pasticciaccio, chi voglia leggerlo sotto il segno della contraddizione, sottolinea Pietro Citati, può aprirlo a qualsiasi pagina. A qualsiasi pagina. In fondo, anche il Pasticciaccio è la storia di un matricidio, nonostante nella Cognizione l'autore non s'identifichi più col figlio, ma trasferisca nella vittima la ricerca di un figlio o di una figlia che la porta alla distruzione. Comunque sia: questo legame, questa specie di matricidio continuato è una figura centrale e c'è in tutt'e due i romanzi. C'è anche la pietà: di fronte al cadavere di Liliana Balducci l'autore si intenerisce. Ma subito la compassione "si trasforma in una avida,feroce autopsia", annota Giulio Cattaneo. È quello che abbiamo detto. Un atteggiamento molto contraddittorio. Secondo me la pietà c'è nei riguardi di molti personaggi; c'è, grande, verso la stessa presunta assassina, Assunta Crocchiapani: nell'ultima scena, la morte di suo padre è un modo di indirizzare anche uno sguardo pietoso ad Assunta. Sono degli abbandoni continuamente contrastati, rovesciati nell'opposto: nel sarcasmo, per esempio. La pietà assoluta non è possibile? Non è che non sia possibile. È insopportabile (ride). E la speranza? È lecita? No. La condizione permanente mi pare che sia il suo contrario, e cioè la disperazione. È uno sguardo disperato sul mondo, non ironico. Neanche ji·enato da un riso liberatorio, "come un burattinaio appagato dalle sue marionette"? L'elemento di riso c'è, ma non è dell'autore: è da lui provocato ai danni o alle spalle di figure e di umori. Non mi sembra liberatorio. È come confondere la bulimia con la golosità, sono due cose profondamente diverse, oppure l'anoressia con la dieta. L'immagine del ghiottone buontempone mi pare che sia lontanissima dalla reale figura di questo autore. Orlando furioso è stato la rappresentazione del labirinto del- [' antichità. Il Pasticciaccio è la rappresentazione del labirinto della modernità. Ha realizzato un disegno? Non me lo ero proposto. Di fatto c'è stato un lavoro in qualche modo simile, ossia di riportare il materiale non drammaturgicamente organizzato a degli esiti teatrali. Ma mentre per l'Orlando l'intervento di Edoardo Sanguineti era stato determinante, perché, già dal punto di vista letterario, aveva realizzato un adattamento del testo di Ludovico Ariosto, alla prima persona per esempio, qui c'è stato veramente un trasferimento brutale (sorride) dalla pagina al palcoscenico. Per dimostrare cosa? Ho letto, da qualche parte, che, cosi facendo, non aiuterebbe la nascita di una nuova drammaturgia. È un'obiezione avventata? Innanzitutto bisogna chiedersi come una drammaturgia possa nascere, perché non è detto che un parto debba avvenire sempre nello stesso modo, grazie a Dio. Nella vita naturale sì, ma poi ... Siccome non sono uno scrittore, non posso non pensare che la sua origine sia sul palcoscenico e che, lo dico con una frase demodé, la storia insegna, i grandi scrittori di teatro erano persone di teatro: conoscevano così bene le possibilità del loro palcoscenico che le sfruttavano al massimo e di lì facevano nascere la drammaturgia. Il dovere che ha un teatrante che non sia uno scrittore è proprio di dare la dimostrazione, a chi viceversa può essere in possesso di un linguaggio, di vedere in quali e quante maniere esso possa essere adoperato. Io non potrei mai scrivere una battuta, ma posso palesare dal palcoscenico, a chi ha la capacità di usare la lingua, a chi la detiene, con quanta libertà possa farlo, al di là di quelli che sono i limiti drammaturgici. Il Pasticciaccio non vuole impedire la nascita di una nuova
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