spetto affascinante della lingua di Gadda, nel suo possibile aspetto teatrale, è questo. Non esistono il troppo né il vano per una lingua, dice lo scrittore milanese. Anche lei dà palla nera a chi vorrebbe potare per unificare e codificare? Senz'altro: quell'uso che Gadda stesso ha definito spastico m'interessa di più anche perché quella torsione è lo spazio della voce dell'attore, la possibilità di passare dalla pagina scritta all'oralità. È proprio la violenza che la voce fa alla lingua il territorio in cui posso lavorare. A Gadda, temperamento squisitamente scontroso, sono stati attribuiti molti registri: umoristico, ironico, satirico. È stato riconosciuto come un virtuoso del barocco e del grottesco. Si è dissertato sul suo amore, sulla sua ghiottoneria, sulla sua cupidigia del vero. "E come descrittore", sostiene Emilio Cecchi, "non so chi oggi potrebbe essergli messo vicino". Condivide? A me, ripeto: continuo a parlare da uomo di teatro, quindi con le necessità anche di travisare e adulterare i dati reali di una scrittura per le proprie necessità di comunicazione scenica, tutta 'st'ironia ... Più che ironia ci vedo passionalità. Mi sembra che nessuna figura e nessuna situazione siano tratteggiate con distacco ironico, ma con una partecipazione soffertissima. Per altri SPETTACOLO/RONCONI S 1 autori, per esempio Laurence Sterne, lì, si può parlare veramente di umorismo e d'ironia. Nel caso di Gadda è qualche cosa di molto più profondo. Un conto è vedere qualcuno naturalmente incline a uno sguardo sul mondo che possiamo definire ironico; altro è quando l'ironia appare come un salvataggio a cui qualcuno si aggrappa per evitare il naufragio. Mi pare che con Gadda siamo più vicini a questa seconda immagine: non c'è alcun distacco dal mondo, ma un sentirsene respinto. Il personaggio che abbiamo tagliato del Pasticciaccio, proprio perché è troppo evidentemente una proiezione dell'autore, il commendator Angeloni, è in realtà questo: il vero ghiottone, ma anche emarginato. Quindi rifiuta che la lingua di Gadda sia quella dei grandi umoristi? Che nel Pasticciaccio la comicità rompa ogni riga? La comicità l'accetto, ma non è ironica: è partecipe. Nel disegnare figure come la contessa Menegazzi o come il brigadiere Pestalozzi non c'è il distacco dell'ironia. A me non sembra. Ma, ripeto, probabilmente è il condizionamento del mio essere un teatrante. li modo in cui è tratteggiato il rapporto di Ingravallo col sesso femminile non ha niente di ironico: ha qualcosa di patologico (sorride). Perché un borghese conservatore distrugge la borghesia? C'è una matrice di autodistruzione, un fondo patologico, in
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==