Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

Foto Luigi Baldelli/ Contrasto. i miei simili, cosa abbiamo fatto finora per questo paese e per questa massa di uomini miserabili? Dopo aver succhiato per anni il loro sangue come posso ora provare questo disgusto?" I suoi sforzi risultano però vani. Non riesce a stabilire nessun dialogo coi contadini, perde anche il proprio ascendente sull'ex attendente che, finito il servizio militare, era tornato a vivere la sua vita di sempre. Ma la mancanza di dialogo non è dovuta tanto alla tradizionale separatezza tra il mondo rurale e quello urbano, bensì ai sentimenti di appartenenza, alla diversità degli ideali. La distanza infatti tra Ahmet Celai e i contadini cresce con l'evolversi della guerra di liberazione: mentre Ahmet Celai vive nutrendosi delle buone notizie provenienti dal campo di battaglia, l'avvicinarsi delle forze nazionaliste aumenta l'ostilità dei contadini. I contadini credono che Mustafa Kemal combatta contro le forze che vogliono liberare il sultano-califfo. Essi sono vittime di una propaganda: "secondo queste dicerie, dunque, gli invasori non sarebbero truppe nemiche, o roba del genere, bensì santi dal turbante verde, mandati da una regina che ha nome 'Europa', allo scopo di liberarci dalle mani delle bande che scorrazzano per il paese. Questa regina avrebbe l'intenzione, una volta che ci avesse salvati, di diventare maomettana". Così più la guerra si avvicina al villaggio più Ahmet Celai passa da "estraneo" a "nemico": "Sembra che sia io il nemico, il conquistatore, e questa terra la fortezza che non si arrende". Per creare una nazione da una popolazione che si definisce "maomettana" occorre elaborare un'ideologia forte, occorre mettere l'avanguardia rivoluzionaria in posizione trainante onde possa sostituire i valori religiosi comunitari con quelli nazionalistici. Ma soprattutto occorre rafforzare, con principi nazionalistici, la moralità pubblica. Il governo kemalista aveva attribuito allo stato un ruolo centrale per la creazione di una borghesia imprenditoriale, a partire dallo slogan "Un milionario per ogni quartiere". I tentativi di creare, attraverso le iniziative dello stato, le condizioni necessarie al funzionamento del libero mercato, non avevano ovviamente aiutato a generare uno stato moderno con funzioni specializzate. Nel volgere di un breve lasso di tempo gran parte dei quadri dell'avanguardia rivoluzionaria si era corrotta. I kemalisti non avevano avuto successo, giacché nel gettare le basi del capitalismo, avevano trascurato l'urgenza di fondamenta etiche. Ankara (1934), scritto quando anche la rivista "Kadro" fu messa al bando dal governo, è il racconto di questo processo; Yakup Kadri dopo aver ricostruito la storia della rivoluzione conclude il romanzo descrivendo quello che avrebbe dovuto essere la nuova Turchia. Nell'atmosfera di fervente nazionalismo dei festeggiamenti per il decimo anniversario della repubblica ci espone la sua "utopia" tradita: una nazione felice, unita, senza discriminazioni di classe. Nel suo sogno, Yakup Kadri, per dare risposta alle contraddizioni del capitalismo e della modernizzazione, rivalutava in un certo senso il concetto islamico di comunità religiosa, mettendo così in evidenza i propri sentimenti ambigui sulla modernizzazione turca: ambiguità che, ovviamente, era condivisa da interi quadri nazionalistici dell'epoca, combattuti tra lavolontà di cambiamento e il timore di perdere le certezze e le sicurezze della società tradizionale. Nella sua dolorosa esposizione delle debolezze della repubblica è possibile cogliere le fondamentali contraddizioni del kemalismo, contraddizioni tutt'altro che risolte nella Turchia contemporanea.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==