Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

42 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE principi di coesione mutuati dall'esterno. Intorno al 1910 Ziya Gokalp sintetizzava queste posizioni nella formula "turchismo, islamismo, occidentalismo". Gokalp attribuiva così all 'Islam il ruolo morale, mentre il turchismo, come base etnica, rafforzava l'identità e l'Occidente europeo costituiva un modello di progresso. I kemalisti, però, scelsero di ridimensionare fortemente il secondo elemento di questa triade: l'Islam non doveva avere alcun ruolo sociale, né culturale; su questo piano la repubblica doveva anzi operare una netta cesura con il passato. I turchi dovevano abbandonare la propria lealtà alla comunità religiosa e sviluppare una nuova identità, cessare cioè di essere membri dell'umma per essere cittadini della Turchia. Yakup Kadri, la cui adesione alla rivoluzione turca fu senza riserve, trovava in essa la soluzione agli assillanti problemi posti dalla modernizzazione ottomana. Credeva nella necessità di creare una nazione senza discriminazioni di classe, credeva al dovere per tutti i cittadini e in particolare per quelli illuminati, di un impegno assoluto per tradurre in realtà il sogno kemalista. Viaggiava in Anatolia per conoscere la realtà del paese, per indicarne i problemi di arretratezza, i perduranti soprusi sui contadini messi nel dimenticatoio dalla civiltà ottomana. Le rivoluzioni kemaliste attuate nei primi dieci anni della repubblica non produssero però i risultati sperati. La popolazione anatolica, fortemente legata al credo islamico, diffidente nei confronti dell'autorità centrale, restava sorda ai richiami dei nazionalisti. Gli amministratori statali, i militari, gli insegnanti - in breve, gli agenti modernizzatori del kemalismo - non avevano nulla a che vedere con i contadini anatolici. D'altro canto lo stato considerava l'attaccamento alle tradizioni islamiche del mondo contadino l'ostacolo principale al proÈ IN LIBRERIA Rivista trimestrale europea edizione italiana Asia: la sfida all'Occidente Daniel Beli, Paul Krugman, V. Zaslavsky Africa: un continente in bilico Breyten Breytenbach, Nelson Mandela Le nuove frontiere dell'informatica André Gauron, Hakim Bey Letteratura e impegno civile Updike, Fehér, Luzi, Siciliano I tesori nascosti dell 'Ermitage Abbonamento1996:annuo: L. 70.000 (privati): L. 90.000 (enti); sostenitore: L. 180.000:estero L. I00.000:cumulativouna edizioneestera L. 130.000 Versamentisul c.c.p. 00325803intestatoa EDIZIONISCIENTIFICHEITALIANEspa Via Chiatamone,7 - 80121Napoli,o con assegnoallo stesso indirizzo gresso e al rinnovamento. Così le rivoluzioni kemaliste invece di far nascere una nazione unita intorno agli obiettivi della modernizzazione, rischiavano di creare una nazione divisa fra modernità e tradizione, fra la società urbana e quella rurale. Negli anni Trenta troviamo Yakup Kadri tra i fondatori di uno dei più importanti movimenti di pensiero politico dei primi anni della Repubblica, quello chiamato con il nome del mensile, "Kadro" (il primo numero uscì nel 1932), del quale lo scrittore figura come direttore responsabile. Nel movimento erano coinvolti molti intellettuali precedentemente militanti comunisti. Il liberismo, visti anche gli effetti devastanti della crisi del 1929, lasciava il posto a uno statalismo puro: lo stato doveva possedere tutti i mezzi di produzione e la tecnologia; i cittadini in tal modo avrebbero avuto la soddisfazione di produrre ricchezza non per i vantaggi dei pochi, ma per il progresso corale della nazione. Nella nazione turca organizzata e disciplinata intorno agli obiettivi comuni non vi sarebbe stato posto per discriminazioni di classe. "Kadro", partendo dalla convinzione che la più grande debolezza dei mutamenti avvenuti dal 1922 fosse stata quella della mancanza di una forte ideologia, si proponeva di fornire al nazionalismo repubblicano una legittimazione e un fondamento ideologico e chiedeva agli intellettuali di uniformare le riforme a questo quadro teorico. Il movimento sosteneva la necessità di affidare "la rivoluzione alla coscienza di un quadro minoritario ma di avanguardia, raccolto intorno al suo unico partito politico e al suo leader" in quanto"[ ...] l'approfondimento e il radicamento della rivoluzione significa la trasmissione della moralità e della disciplina di quest'ultima, dalla mente di un quadro di avanguardia alla mente della giovane generazione, della popolazione urbana e dei contadini". Le rivoluzioni avrebbero così dovuto spazzare via dal corpo sociale tutti gli elementi "vecchi" e "dannosi", che impedivano il progresso e sostituirli con quelli "nuovi" e "utili". Yaban (l'estraneo), pubblicato nel 1932 (tradotto in italiano nel 1941 da Mondadori con il titolo Terra matrigna), uno dei romanzi più forti e socialmente impegnati di Yakup Kadri, è una riflessione dell'autore sulla rivoluzione turca. In un primo approccio il libro appare come una coraggiosa denuncia del baratro aperto tra gli intellettuali urbani e i contadini analfabeti dell'Anatolia, mettendo in luce le difficoltà di creare una nazione da una popolazione che non prescinde mai dalla propria appartenenza religiosa. Il romanzo, scritto in forma di diario, narra di Ahmet Celai, un giovane ufficiale dell'esercito ottomano, che dopo la disfatta e il conseguente disarmo, rimasto invalido, si rifugia nel villaggio d'origine del proprio attendente. La sua invalidità non gli permette di partecipare direttamente alla resistenza che si sta organizzando in Anatolia, ma la sua coscienza nazionale gli insegna che l'unica possibile salvezza è lì nel cuore delle terre turche, fra miseria e arretratezza. I contadini, lontani dall'avere una coscienza nazionale, immersi come sono nella loro vita tradizionale, appaiono ai suoi occhi come una massa di ignoranti, ipocriti e conservatori. Colpito profondamente dalla loro ostilità il giovane arriva a definirli "più schifosi delle bestie". Sopraffatto subito da profondi sensi di colpa comincia a riflettere sulle proprie responsabilità: "L'uomo", pensa, "è frutto delle condizioni sociali, se queste non cambiano egli non potrà cambiare[ ...] io e

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