Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

Baba agiscono fuori dai precetti religiosi. "Nur Baba non era nato tale: venticinque anni prima era un pallido intruso di oscura origine, chiamato semplicemente Nuri." Atif Baba, il suo predecessore che "non aveva avuto figli", adotta Nuri che "aveva allora otto o nove anni". Nuri cresce nel convento e, sposando poi la madre adottiva, ne diventa capo spirituale. Del quadro di certezze fornito dalla cultura patriarcale rimangono solo regole formali: "con il volto precocemente incorniciato da una folta barba nera, gli occhi languidi e maliziosi che esprimevano una virilità esuberante [...] pareva di conoscere tutte le regole della confraternita". In assenza dell'autorità patema sono le donne a modellare lo sceicco, che, naturalmente, avrà tratti più sensuali che razionali. È la madre-moglie a guidarlo sul sentiero mistico: "Annullata la volontà propria, sua unica cura era indirizzare la volontà altrui - specie quella del giovane marito - al servizio della regola". Nuri dunque, cresciuto privo di una vera autorità patema viene innalzato a simbolo d'amore dalle donne che l'ameranno alla perdizione. Se la madre adottiva fa di lui il capo del convento, la successiva amante e discepola, Ziba Hanim (figlia di Safa Efendi, un alto funzionario ottomano: "Quando Safa Efendi era particolarmente di buon umore, la faceva salire negli appartamenti degli uomini; là poteva ascoltare da vicino i recitatori, e dal grande balcone ammirava la festa nella baia, seduta sulle ginocchia del padre") fa di lui Nur Baba (padre luce), sacrificando per lui "l'onore della famiglia, la propria giovinezza, la bellezza, il patrimonio, tutto ciò che possedeva". Il tema della perdita dell'autorità patema è angosciosamente presente fra gli intellettuali ottomani di fine secolo. Come la stessa decadenza dell'impero ottomano è considerata la diretta conseguenza dell'indebolimento dell'autorità del sultano, così la decadenza sociale sarebbe la conseguenza della perdita dell'autorità patema. In Nur Baba tale angoscia è continuamente presente. La protagonista Nigar è una donna sposata, ma "da quando Eshref Pasci, suo marito, era stato nominato ambasciatore a Madrid, era andata ad abitare con i due figli presso la madre, nella villa di Kanlygia". Nigar è una donna dai modi liberi, un'amante di buone letture, il suo più caro amico è "un parente del marito che veniva spesso a conversare con Nigar di letteratura, d'amore, di libertà, della vita e del destino dei popoli". Nigar Hanim è parente di Ziba Hanim, della quale subisce il fascino per "il mistero della sua condotta". "Anche quando era ancora sottoposta all'autorità patema, Nigar si recava di nascosto a far visita alla zia ripudiata. [...] Con il passare degli anni, aveva cominciato a rintracciare stretti legami e somiglianze tra la zia e le eroine dei romanzi d'amore che leggeva." La modernizzazione comporta la laicizzazione dei rapporti erodendo le barriere poste alla vita sociale da parte della cultura religiosa e dei rapporti patriarcali. La più immediata conseguenza di ciò è l'indebolimento del controllo esercitato sulla sessualità femminile, fondato sulla segretezza, la sacralità e l'inviolabilità del privato, che mette in crisi la famiglia e l 'intero ordine sociale. Nella passione Yakup Kadri vede il lato animalesco, incontrollabile della natura umana. Nigar Hanim "appena compiuto trentasette anni" era stata "consumata": la sua passione per Nur Baba l'ha resa irriconoscibile. "Ciò che da sei anni la teneva avvinta era [...] un semplice sguardo, un sorriso, una parola che da lui le venissero. Non aveva forse abbandonato tutto per questo? Dov'erano suo marito e i suoi figli? Quanti giorni aveva tenuto il lutto della madre, morta per causa sua? Quante ore aveva pianto quando i suoi bambini erano andati dal padre per non vederla mai più? Non le accadeva forse di dimenticare ogni cosa non appena Nur Baba la guardava negli occhi, come se tutta la sua esistenza fosse improvvisamente cancellata?" In tutti i romanzi di Yakup Kadri che descrivono il periodo di transizione della società turco-musulmana dal contesto ottomano a quello repubblicano, come Nur Baba, Kiralik Konak (1922), Sodom ve Gomore (1928), le conseguenze etico-culturali del processo di modernizzazione sono descritte attraverso caratteri femminili squisitamente trasgressivi. La protagonista di Kiralik Konak, Seniha, è una giovane volubile ma intelligente e determinata. La sua educazione, viene affidata dal padre a una istitutrice straniera. Seniha cresce disprezzando la propria famiglia, il proprio ambiente culturale; si esprime prevalentemente in francese, si innamora dell'unico giovane che nel suo ambiente si comporta come "un vero francese". Come una coetanea francese riceve il suo amato in camera da letto. La bellezza e la femminilità di Seniha, ingovemate, finiscono col distruggere due giovani uomini innamorati di lei. D'altra parte anche queste moderne donne sono vittime, inconsapevoli strumenti al servizio di meschini interessi: i genitori di Seniha in Kiralik Konak non esitano a usare la bellezza e i modi liberi della figlia per tessere rapporti utili per i loro commerci; in Sodom ve Gomore, padri, fratelli, fidanzati non esitano a mettersi in affari con le forze dell'occupazione e a offrire agli ufficiali stranieri la compagnia delle proprie figlie, fidanzate, mogli. Le giovani ragazze, inconsapevoli strumenti di piacere, vittime di una società che ha perduto i propri valori, non hanno più nessuno che le possa proteggere dalla depravazione. In un siffatto contesto anche l'intellettuale è impotente, facile preda delle passioni. È il caso di Necdet di Sodom ve Gomore che, frustrato dal rifiuto di Leyla, diviene un intellettuale impotente, alienato. Paralizzato dalla propria passione, pur simpatizzando per la guerra di liberazione nazionale, non sa abbandonare la capitale per partecipare alla resistenza armata. "Leyla era diventata la decadenza del suo inconscio. Il bisogno di Leyla, la passione di Leyla era un animale che ruggiva nella sua pelle. Né raziocinio, né comprensione, né la forza di volontà erano in grado di tenere a bada e addomesticare questo animale." Solo la vittoria dei nazionalisti rende possibile la salvezza di Necdet dalla passione distruttiva. Quando le forze nazionaliste arrivano alle porte di Istanbul e Leyla cade in ginocchio davanti a Necdet offrendogli il proprio amore, la rifiuta sdegnosamente: "Egli era colui che ne godeva di più: non solo trovava la vendetta per gli odi generali della nazione, ma vendicava anche i suoi personali dolori". L'unico sfondo di speranza nel pessimistico quadro dipinto da Yakup Kadri nei suoi numerosi romanzi è la rivoluzione turca e quel nazionalismo che conferirà nuova compattezza alla borghesia ottomana e al ceto intellettuale, finalmente investito di una missione, di un ruolo. Si arriva qui al tema cruciale, quello della nazione. Sin dal- !' inizio del Novecento avevano preso forma tre diverse tendenze: concepire la nazione in termini di etnia, vedere la nazione collegata alle tradizioni islamiche o, infine, dare alla nazione una definizione politico-geografica rinsaldandola con

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