VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 39 guaggio cinematografico di Danny Boyle, la cui "diversità" dovrebbe corrispondere alla diversità del suo oggetto. Se il film arriverà in Italia, con il doppiaggio che eliminerà l'impressione di autenticità che la diversità del parlato gli conferisce, probabilmente allo spettatore giungerà soltanto l'impressione di una lettura estetizzante dello squallore. Forse è meglio che non arrivi. IL TRAMONTO OTTOMANO SU NURBABA DIYAKUPKADRI Ayse Saraçgil Nei primi mesi del 1996 la stampa italiana ha più volte riservato spazio alle notizie provenienti dalla Turchia. L'occasione veniva offerta dalle recenti elezioni politiche che hanno visto affermarsi come primo partito una forza che sostiene la necessità di un ritorno ai dettami della Sacra legge (Seriat) musulmana. L'esito delle elezioni ha giustamente preoccupato i paesi europei che negoziano ormai da tempo l'entrata della Turchia nella Comunità europea. D'altra parte la forte crescita del sostegno popolare a un partito religioso in un paese nato nel segno della laicità con il dichiarato obiettivo di integrarsi nel sistema capitalistico europeo è, come minimo, segno di una forte contraddizione. Il disegno rivoluzionario di Mustafa Kemal Atatilrk e laricostruzione del paese durante i primi decenni del secolo erano stati sostenuti da una minoranza illuminata di funzionari e militari. Questa minoranza, legata come era a una concezione autoritaria e militarista dello stato, nel suo tentativo di dare una spinta radicale e definitiva alla modernizzazione iniziata verso la metà dell'Ottocento non ebbe grandi preoccupazioni democratiche. Essa credette di poter trasformare, a colpi di leggi e di decreti, una comunità religiosa, quale era la popolazione musulmana dei territori anatolici durante l'impero ottomano, in una nazione moderna; di sostituire la cultura e le tradizioni del suo popolo, legate da secoli alla religione islamica, con una prospettiva astratta di integrazione con la civiltà occidentale; di sostituire identità e solidarietà sociale, da secoli derivanti dall'appartenenza a una comunità religiosa, con l'idea della nazione; di trasformare una primitiva economia rurale in capitalismo avanzato. La situazione attuale della Turchia, costantemente in bilico fra tradizione e modernità, laicismo e Islam, democrazia e dittatura, dimostra l'incompiutezza e l'ambiguità di questo processo. Nell'eccellente traduzione e cura di Giampiero Bellingeri, Nur Baba (1922), di Yakup Kadri Karaosmanoglu, una delle più eminenti figure di cultura e di politica al fianco di Atattirk, e pubblicato in Italia da Adelphi, fornisce una preziosa occasione per ripensare le idee e l'operato dei kemalisti e di riflettere così sulle ragioni profonde di ciò che accade oggi in Turchia. Yakup Kadri Karaosmanoglu nacque al Cairo nel 1889. Apparteneva a una famiglia antica e potente. Terminò gli studi superiori in Egitto presso una scuola francese, frequentò poi, senza terminarla, la Scuola di Giurisprudenza; svolse quindi attività giornalistica, approdando infine alla letteratura. La biografia e l'opera di Yakup Kadri costituiscono un esempio della complessità dell'intellettuale e politico della fine del secolo: al contempo rivoluzionario, poeta, giornalista e pensatore politico. Le ragioni di tale complessità si trovano in parte nella tradizione musulmana e in parte nelle radici politiche della letteratura moderna turco-ottomana, nata verso la metà dell'Ottocento. Nella tradizionale comunità di fedeli (umma) gli individui, in quanto credenti, sono collegati tra loro in termini di identità e di solidarietà, e i membri più illuminati assumono indiscussa leadership negli indirizzi culturali. Così gli intellettuali, legati al processo di modernizzazione, assumevano con naturalezza il ruolo di un'élite che doveva interpretare i bisogni della società e per guidarla sui sentieri del progresso. La letteratura moderna, nata sulla scia dei movimenti di modernizzazione sociale, culturale e politica, fu essenzialmente concepita come veicolo di trasmissione e di radicamento delle idee nuove. Di conseguenza i principi politici e i temi sociali costituirono la maggiore fonte di ispirazione letteraria. Bisogna notare però che Yakup Kadri, le cui prime opere cominciarono ad apparire verso il 1912, partecipò al movimento letterario detto Fecr-i ati (alba del futuro), che rifaceva il verso alla letteratura francese, in particolare ai parnassiani e ai simbolisti in poesia, e ai naturalisti in prosa. Rifiutando di assumere qualsiasi impegno politico-sociale, il movimento si dedicava alla ricerca estetica nella forma e nel linguaggio. Fecr-i Ati espresse una letteratura elitaria e creò una lingua ricercata, artificiale e libresca, piena di vocaboli ed espressioni estranee alla lingua comunemente parlata. Questa concezione artistico-linguistica lasciò un segno duraturo in Yakup Kadri. I suoi romanzi sono pieni di riferimenti alla letteratura francese; il suo linguaggio sa di rimasticamento linguistico, come se egli pensasse prima in francese e poi traducesse in lingua ottomana raggiungendo solo in un secondo momento la caratteristica scioltezza del parlato di Istanbul. Yakup Kadri visse però in un'era di radicali cambiamenti che marcarono profondamente la sua personalità letteraria e politica. Fu testimone della disgregazione dell'impero ottomano, dei tentativi della sua restaurazione su basi più moderne operate dai Giovani turchi con la rivoluzione del 1908. Partecipò, in qualità di giornalista e di scrittore, alla lotta per la modernizzazione culturale e politica. Assistette alla sconfitta del1'Impero nella prima guerra mondiale. Lasciandosi alle spalle le idee, se non lo stile, di Fecr-i Ati, divenne ardente sostenitore della nascita di una nuova nazione e di un nuovo stato indipendente e moderno. I suoi romanzi riflettono le dicotomie scaturite dal processo di modernizzazione: religione/laicismo, moralità/libertà, comunità/nazione. La sua posizione resta fondamentalmente contraddittoria: da un lato è un fervente sostenitore della modernizzazione, dall'altro in essa vede il pericolo di perdita di
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