Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

36 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE CHIEDI Al RIMASUGLI I "LASCITI"DEGLIEREDIBRANCUSI TizianoScarpa Dopo reciterò i dodici oggetti che ho imparato a memoria in una galleria di Torino (non potendo rubarli, li ho fissati per un'ora e me li sono ficcati bene in testa). La mostra si intitola "Lasciti". Le opere sono fatte da un gruppo di artisti piemontesi (di Cherasco), che si fanno chiamare "Eredi Brancusi". Questi dodici oggetti (tranne uno, forse) sono gli scarti di altrettante opere d'arte del Novecento. Gli Eredi Brancusi hanno materialmente rifatto (nei - come si suol dire - minimi dettagli; con la perversione per l'impeccabilità dei particolari che si esige dai falsari) gli scarti di lavorazione di una dozzina di capolavori, presentandoli come lasciti testamentari di altrettanti artisti massimi. Per capire di cosa sto parlando sospendete la lettura di questo paragrafo, date un'occhiata a un paio delle descrizioni elencate nella seconda parte dell'articolo: fatto? Bene: quanto a me, preferisco fare a meno di compendiare con una frase brillantemente critica il senso complessivo di questi lavori: sarebbe un atto di genericità concettuale, cioè un tradimento dei gesti degli Eredi Brancusi, che si sono per l'appunto radicati dentro i dettagli (il cerchio di vernice sbavato dal barattolo appoggiato sulla tavola di legno; la ruggine sulla bici; le puntine da disegno di una volta, senza chiodino, ma con la linguetta perforante ripiegata a forma di triangolo ...). Diciamo che confido soprattutto nella descrizione delle dodici opere, per trasmettere a chi mi legge alcune delle cose che pullulano - nell'area d'attrito fra corpo e linguaggio - quando ripenso a questa mostra. Chiaro che mi sono venute in mente anche alcune spiegazioni di questi oggetti, molto circostanziate e pregne di riflessioni sulla situazione degli artisti contemporanei, le ho messe giù in bella scrittura e le ho gettate via. Attorno alle spiegazioni c'era invece questo materiale di scarto, nel quale ogni spiegazione era stata intagliata e che perciò è rimasto escluso dalle spiegazioni: a) parodia del culto dei maestri, feticismo filologico sbeffeggiato, soggezione morbosa verso le reliquie museali; b) più che a scarti, resti, rimasugli ecc., pensare al concetto commerciale di rimanenze (in negozio: "abbiamo delle rimanenze"); c) dalle generazioni passate non ricevo in eredità ciò che hanno accumulato, i loro tesori nascosti, ma quello che non hanno fatto in tempo a consumare, divorare, sperperare (considerare le opere d'arte come perfetto contrario della conservazione di una quantità di materia, come consumazione totale di quella stessa materia, sperpero assoluto); d) raccattare e mettere sul piedestallo ciò che i geni - che si dimostrano, dunque, piuttosto imbecilli - hanno buttato nella monnezza; e) dolce sentimento epigonale; f) L'artista disperato di fronte alla grandezza delle rovine antiche di Fiissli; g) come se uno scrittore angosciato dall'influenza dei libri fondamentali riproducesse alla perfezione il loro stile - compreso il modo di appallottolare i fogli e centrare il cestino - scrivendo le pagine ripudiate dall'autore, i capitoli buttati via: su una vecchia carta vergatina, martellata dall'alfabeto apocrifo di una Remington d'annata; h) vecchissimo sketch televisivo di Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Il montanaro artigiano (Tognazzi) risponde al giornalista (Vianello). Domanda: cosa sta facendo l'artigiano? Risposta: sta intagliando un grosso tronco, dal quale ricaverà un solo stuzzicadenti (per terra un gran mucchio di trucioli). Domanda: perché l'artigianato degli stuzzicadenti è in decadenza? Risposta: perché il più delle volte, proprio quando si è ridotto il tronco a un rametto, si sbaglia l'ultimo colpo, quello decisivo. Stuzzicadenti rovinato. Mesi di lavoro andati in fumo; i) o poeta, d'accordo, studia pure il gesto di chi ha saputo togliere, ammira le asportazioni, adora l'esercizio del limite: magnifica pure l'essenzialità, la reticenza, la necessità, l'eleganza dei grandi che hanno parlato prima di te: va bene, va bene, ma studiali così: non ricopiare i loro versi perfetti, non trascrivere le strofe folgoranti: addestrati invece a pronunciare parola per parola, sillaba dopo sillaba l'immensa quantità di chiacchiere, sproloqui, verbigerazioni che loro stessi hanno scartato dal poema; j) compassione creaturale - di più: compassione minerale - per la materia che era arrivata a un passo dall'essere santificata dentro un'opera d'arte, e per sfortuna, destino, fato, sventura ne è rimasta fuori: per un millimetro, soffio, pelo, niente; k) imparo da ciò che tu hai lasciato perdere, più che da ciò che hai scelto; 1) ho da dire quello che tu hai taciuto, non è la stessa cosa ma è fatta della stessa materia. Breve descrizione delle opere esposte 1) Si intitola Lascito Duchamp una vecchia bicicletta gravemente handicappata: le sono state amputate la forcella e la ruota anteriore, proprio quelle della Ruota di bicicletta di Marcel Duchamp (1913). 2) Lascito Brancusi: trentadue zeppe di legno sono gli

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