VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 35 ma avevo messo a repentaglio, secondo loro, la sicurezza delle donne. In realtà, non ho fatto che filmare da lontano, in maniera distaccata e senza incoraggiamento, quanto avveniva. Io sono convinto che la televisione non dovrebbe avere la filosofia di interferire con la realtà. E il romanzo? Pensi che il romanzo possa agire sulla realtà, magari influenzarla? Una cosa che tutti dobbiamo capire è che il romanzo non può tentare di risolvere questioni politiche o di spiegarle in nessun modo. Il romanzo può spiegare la gente, non i problemi. Il lettore può trovar loro una spiegazione, ma certamente il romanzo non tenta neppure di farlo. Qual è, allora, per te, l'importanza del romanzo? A che cosa serve, insomma? Credo che la cosa più importante, nel romanzo, sia la storia, l'intreccio. Se non ha una storia che lo tiene insieme, il romanzo crolla: ovvero, non bastano i problemi, le questioni, le riflessioni per fare un romanzo. Bisogna avere una storia da raccontare. Non ti puoi mettere a tavolino programmando di scrivere un romanzo per esporre delle idee: se non hai una storia, non andrai da nessuna parte. Questo me l'ha insegnato il più grande scrittore postcoloniale vivente, V. S. Naipaul. E mi ha detto anche che le storie non le inventi dal nulla, ti arrivano, invece, dalla realtà che ti circonda, dal tuo mondo, come è capitato a me per i racconti ambientati nel modo degli adolescenti. Per questo Naipaul non ama il realismo magico: perché lo trova una truffa nei confronti delle popolazioni del Terzo mondo, un modo di far vedere che quella povera gente, che Foto Gin Angri/ Grazia Neri. soffre e ha un mare di problemi, alla fine li supera sempre grazie alla magia e alla fantasia. Da parte mia, vivendo in Inghilterra dove gli indiani sono tanti, ma appartengono a tante religioni, vengono da tante regioni e da diversi gruppi linguistici e non costituiscono, quindi, un gruppo omogeneo, sono giunto alla conclusione che qualsiasi romanzo che proclami genericamente di sposare la causa degli indiani o dei pakistani sia una truffa. Comunque, il discorso è complesso e vorrei lasciarti con un'altra storiella. L'anno scorso ero in India, nella giungla, a fare dei sopralluoghi per un film che deve ancora uscire. Siamo arrivati con la jeep in un villaggio nel cuore della giungla. C'era solo una bancarella dove si vendeva il tè e sopra questa piccolissima bancarella il proprietario aveva fatto installare un'antenna parabolica. Così, lì attorno c'erano una sessantina di persone sedute in circolo a guardare la Tv. Erano molto assorti, in grande silenzio. Io mi sono avvicinato e ho chiesto che cosa guardassero. Beautiful, mi hanno risposto. La cosa mi ha stupito, perché nessuna di quelle persone parlava o comprendeva l'inglese e il telefilm era senza sottotitoli. Eppure tutti guardavano affascinati. "Ma voi non capite l'inglese!", ho replicato. "E allora?", mi hanno risposto, "Seguiamo la storia". "Ma quelle persone non hanno niente in comune con voi" ho insistito. "Sono ricchissimi, hanno grandi automobili, bei vestiti, vivono nelle metropoli. Sono completamente diversi da voi." "E perché?" mi è stato risposto, "Hanno due occhi, due braccia, due gambe come noi. Niente di diverso". Francamente, non ne ho ancora capito il senso, ma mi piace considerare questo aneddoto come una parabola sull'incontro postcoloniale tra culture diverse.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==