Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

32 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE FotoJoanna Pinneo/ Black Star/ Grazia Neri. ghilterra li vendono, e se tu ci vai, li vendono anche a te. E provati pure a dire, a Londra, "Io sono di Bologna e a Bologna non facciamo gli spaghetti alla bolognese. Non esistono". Sai che cosa ti rispondono? "Non m'importa: pagami." In Bombay Duck compare anche un commediografo di padre pakistano e madre britannica che ottiene un grande successo con una serie di drammi piuttosto scabrosi ambientati nelle comunità asiatiche inglesi. È una caricatura di Hanif Kureishi, vero? Credi? Ma, forse è Hanif, forse un qualsiasi scrittore come lui .... o come me ... che ha raggiunto il successo presso gli occidentali parlando del rapporto tra indiani e inglesi in Inghilterra. Kureishi ha scritto quella che forse è la sceneggiatura cinematografica che meglio esprime la società multirazziale, My Beautiful Laundrette. Be', certo il personaggio del mio libro non è molto simpatico, vero? Ma anche Hanif si è montato un po' la testa dopo i successi di Hollywood: è diventato una specie di opinionista massimo in Inghilterra, lo intervistano su tutto, è molto seguito. Però va detta una cosa: lui sa come scrivere una storia, è un bravo narratore. Guarda Il Buddha delle periferie, è un romanzo brillante, una bella storia, raccontata bene. Hanif è uno dei pochi che sanno raccontare storie, che si mettono a scrivere per il gusto di raccontare e non di lanciare messaggi o di illustrare filosofie. Eppure, quando ormai parecchi anni fa incontrai Sa/man Rushdie, qualche mese prima della fatwa, parlammo di Kureishi e Rushdie mi disse che era un bravo scrittore, ma si stava sprecando scrivendo per il cinema e che in quel modo rischiava di sciupare tutto il suo talento. Conosco questo discorso, Salman lo fa sempre anche a me, quando lo incontro. Dice che devo smettere di scrivere sceneggiature per la televisione e concentrarmi sulla narrativa, sui romanzi. Ma io credo, invece, che scrivere per la televisione, per il cinema, fornisca un metodo di lavoro che a volte manca nella narrativa pura. Cosa vuoi dire? Be', quando scrivi sceneggiature, prima fai uno schema di quel che vuoi scrivere, metti giù dei dialoghi, senza troppe spiegazioni. Poi arriva il produttore, dice che non ci capisce niente e che non si può permettere tanti personaggi, "Perché dodici apostoli? A cosa servono dodici persone per parlare con un solo messia, dodici sono troppi, facciamo nove, togline tre. E poi, che cos'è questa storia di un'ultima cena, non possiamo permetterci un cenone, facciamo economia anche qui, togliere, togliere". E allora bisogna riscrivere, ma questo è ancora abbastanza facile: il peggio è quando arriva il regista e, se fino adesso avevi scritto per istinto, ora devi rifare tutto in piena coscienza, pensando ali' effetto che avrà ogni discorso, non

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