Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

30 VEDEREL,EGGERE, OLTAR~ - COME LA MELASSA D'INVERNO ILCANTODELSILENZIO DIMAYAANGELOU Franca Cavagnoli "Siamo un popolo di musicisti e cantanti. Le nostre labbra plasmano le parole e i ritmi che innalzano il nostro spirito e ci fanno pulsare più forte il sangue nelle vene ... Ho passato più di cinquant'anni ad ascoltare il mio popolo". Queste parole sono di Maya Angelou, poetessa, sceneggiatrice, autrice di pièce teatrali, cantante, attivista politica, famosa soprattutto per la sua autobiografia in cinque volumi, che occupa un posto importante nella tradizione autobiografica afroamericana. Il primo volume, pubblicato negli Stati Uniti nel 1969, esce orafinalmente in italiano nell'accurata traduzione di Maria Luisa Cantarelli: Il canto del silenzio (Frassinelli, pp. 257, Lire 26.500). La tradizione autobiografica afroamericana è ricca e sfaccettata e affonda direttamente le sue radici nelle slave narratives, le autobiografie degli schiavi che racchiudono preziose testimonianze di vita quotidiana nelle piantagioni, una vita fatta di dolore, angherie e oppressione ma anche di canti, danze e suoni in lingue ormai perdute, in cui rivive lo spirito indomito dell'Africa. Un filo neppure tanto sottile lega il racconto che della propria vita hanno fatto Wright, Ellison, Hurston o Baldwin alle testimonianze di Booker T. Washington, Frederick Douglass, Harriet Jacobs o Sojoumer Truth, sopravvissuti per dar voce a chi sopravvissuto non era. La prosa autobiografica di Maya Angelou si inserisce in questa tradizione. Se da un lato l'autrice sa descrivere nei dettagli il passaggio dall'ignoranza alla consapevolezza e alla coscienza politica, dall'altra sa ricreare con immagini nitide e sottile senso dello humour ambienti, atmosfere, situazioni. Ed è così che, nel Il canto del silenzio, in cui Angelou narra i primi anni della sua vita, la comunità nera di Stamps, in Arkansas, rimane impressa in modo indelebile nelle nostre menti come la Eatonville di Zora Neale Hurston. L'infanzia dolorosa di una bambina nera del Sud, la ricerca del suo posto nella vita, la difficile costruzione della sua identità diventa lo specchio di un mondo: il quartiere segregato della comunità nera di Stamps e di un tempo - gli anni Trenta - che incombono sulla coscienza di chi legge come "la ruggine su un rasoio puntato alla gola". L'orecchio attento di Angelou per i suoni, per la parola parlata più che la parola scritta - poiché "le parole vogliono dire più di quanto è scritto sulla carta" - e per la straordinaria tradizione orale del suo popolo fissa sulla pagina il racconto della vita di Marguerite Johnson con rara fluidità e singolare ritmo narrativo. Il libro - il cui titolo originario / Know Why the Caged Bird Sings prende spunto dai versi di Paul Laurence Dunbar - è dedicato al figlio e "a tutti gli uccelli neri della speranza che sfidano la sorte avversa innalzando il loro canto". Un canto però, quello della piccola Marguerite, ridotto al silenzio dall'episodio più sconvolgente della sua infanzia, lo stupro subito a otto anni da parte del convivente della madre, l'uomo al quale la bambina si era avvicinata per ricevere un po' di affetto e calore. Un avvenimento che riempie la piccola di sensi di colpa incontenibili: "Mi ero venduta al diavolo e non c'era via di scampo. L'unica cosa che potevo fare era smettere di parlare con chiunque all'infuori di mio fratello". Quando l'uomo muore in circostanze misteriose, il panico assale Marguerite: "Qualunque altra persona con cui avessi parlato sarebbe morta anch'essa. Solo il fiato, nel portar fuori le parole, avrebbe potuto avvelenare gli altri facendoli raggomitolare su se stessi e morire come quelle lumache nere e grasse che però facevano solamente finta. Dovevo smetterla di parlare". Per giungere a un silenzio perfetto la bambina si aggrappa ai suoni e comincia ad ascoltare tutto. "Probabilmente speravo che una volta ascoltati tutti i rumori, ascoltati per davvero e relegati in fondo alle orecchie, il mondo intorno a me sarebbe diventato silenzioso ... Dopo un paio di minuti il silenzio usciva dal suo nascondiglio e irrompeva nella stanza perché mi ero mangiata tutti i suoni." Ci vorranno tre lunghi anni perché da quel silenzio si alzi nuovamente il canto. Tornata a Stamps dalla nonna, la figura più importante dell'infanzia di Angelou, in compagnia dell'amatissimo fratello (sarà lui a darle il nomignolo "Maya" mentreAngelou è il nome del primo marito) e dei libri in cui è sempre immersa, imparerà che "è necessaria la voce umana per infondere alle parole le sfumature di un significato più profondo" e a poco a poco smetterà di muoversi e parlare come la melassa d'inverno. Stamps è il duro lavoro nei campi di cotone, è un dottore bianco che si rifiuta di strappare un dente che fa male perché preferirebbe "ficcare la mano nella bocca di un cane piuttosto che in quella di un negro", è l'umiliazione a cui le bambine bianche più povere sottopongono la nonna. A Stamps la segregazione era assoluta e la maggior parte dei bambini neri ignorava addirittura che aspetto avessero i bianchi. "Le persone erano quelle che abitavano nella mia parte del paese" Le altre, "le creature pallide e strane che vivevano la loro non-vita sconosciuta", non erano considerate nemmeno delle persone. Erano i bianchi e basta. Ma Stamps è anche il profumo delle noccioline tostate sulla stufa nelle lunghe sere d'inverno, le pantagrueliche colazioni domenicali a base di pesce persico croccante, cipolle dorate e morbidissime focaccine di granturco, la cucina calda, densa di aromi in cui Momma, la nonna patema, alleva figli non suoi con dignità ed esemplare rigore morale. Stamps è la consapevolezza di essere una bambina indesiderata, angosciata dai sensi di colpa per aver fatto sicuramente qualcosa di sbagliato, altrimenti perché mai i genitori si sarebbero sbarazzati dei figli tanto presto? "Il mio lavoro, la mia vita, ogni cosa è incentrata sulla sopravvivenza" ha detto Angelou in un'intervista. Così, quando Marguerite e il fratello vanno finalmente a vivere con la madre a San Francisco, devono industriarsi in nuove strategie di sopravvivenza e imparano una verità fondamentale dei neri d' America: "Se chiedi a un nero dove è stato, ti dirà dove sta andando". Imparano l'arte di arrangiarsi e quella di restare a galla, e la città diventa per Marguerite il simbolo di quello che avrebbe voluto essere da grande: "Affabile ma mai troppo espansiva, distaccata ma non fredda o indifferente, distinta

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