Oltre, naturalmente, che in quello Di disporre un'assise intemporale Per le sue proprie opere, incarnava Un'idea di grandezza. Son contento, Scriveva a Ruggero suo padre, Dopo che lui si mise da ragazzo Sulla strada dell'arte e frequentava Lo studio dello zio, sono contento Che frequenti lo zio, è un grande uomo Oltre che un grande artista. Il sentimento Della grandezza che animava tutt'intera quella generazione, Che un altro personaggio, anche lui Di grande spicco, Arcangeli, chiamava Generazione dei Superuomini Includendovi quello che sembrava L'umilissimo semplice Morandi, L'aveva ricevuto dalle mani Dei suoi parenti. Un giorno che Ruggero Si trovava col padre nello studio, Ed era poco prima che il padre Morisse, il padre come per esporre Una sua estrema volontà, vorrei, Esclamò, rivolgendosi a un amico, Presente, che Ruggero diventasse Un grande uomo, o almeno un gran pittore. Ma lui, se una sapienza ha distillato, Anche se scarsa e povera, da una Vita già lunga ormai, essa è che come La vera conoscenza è una perfetta Ignoranza, altrettanto la misura D'ogni grandezza è la disposizione All'abbandono e alla spoliazione. Che avrà pensato il vecchio pittore Mentre lo trascinava la corrente E, come pare avvenga agli annegati, Gli turbinava innanzi il diorama Della sua vita? Una povera vita: L'immagine di qualche panorama Impresso nella mente innamorata Quando, come diceva, attraversava A piedi le campagne, per godere Le amene vedute. E le donne. I volti delle donne di una dolce Soavità lombarda, accostati Talvolta a mazzolini di fiori. Giovane donna con fiori, oppure Busto di donna con fiori in mano E Flora, e Flora, e Flora, e Arianna Abbandonata, e Arianna consolata Da Bacco. Ma questa consolazione - Carne trasfigurata dagli abbracci Dei corpi che s'intrudono emanando Una fosforescenza d'oltremondo - Non l'ebbe mai provata. Alla sua morte Gli trovarono addosso delle chiavi Che aprivano un quartiere segreto Tenuto in serbo per un imeneo Non mai avvenuto con una fanciulla Morta anzitempo. Mescolava i corpi FRAMMENTI ITALIANI/SAVINIO 25 Delle coppie abbracciate sulle tele, Salmace e Ermafrodito, dando luogo A una nuova creatura favolosa Ambigua e unitaria, ma l'amore Di lui pittore era senza pari, Portato agli elementi interi, all'acqua In specie. Adorava, infatti, l'acqua E forse in quel momento, trascinato Dal flutto, assaporava la vittoria Di un abbandono senza resistenza A quell'abbraccio liquido, totale E definitivo. Al tempo in cui Ruggero compitava i suoi esercizi Nel magistero morbido del Piccio Accarezzando con la molle punta Della matita il moto delle fronde, Delle nubi e le circonvoluzioni Di panni e vesti e la calma ostensione Dei corpi femminili con i loro Golfi d'ombra e le chiare emersioni, Aveva del mistero della carne Un'esperienza limitata a quella Analogia di uno sguardo legato Al tocco: metaforico tentare, Premere, accarezzare, esercitato A contatto dei corpi di un'antica O immemoriale flagranza. Le dee Della mitologia, languidamente Avvinte ai loro amanti giovinetti. Fanciulle abbandonate dagli eroi Sopra rive deserte. Diane chine Su pastori dormienti nella luce Rabbrividente dei pleniluni. L'amoroso fervore lo guidava Per gli antichi paesi mitologici. Antico e amore erano strettamente Connessi. In virtù solo del chiaro Apparire di carni rivelate Da una negligente allacciatura Di panni e veli, o non invece in forza Di un radicamento molto fondo E lontano di brame e fantasie? Come tanti ragazzi aveva affisso Sui muri della stanza, sopra il letto, Le immagini che avevano colpito La sua curiosità e attenzione. Una di queste, la riproduzione Di un quadro di Paolo Veronese. Fra parentesi, a lungo lo credette Un _quadrogrande, e anzi enorme come Sono spesso le tele antiche, fatte Per i saloni vasti dei palazzi. Quando lo vide finalmente, vide Un quadro piccolissimo, eseguito Come altri consimili dipinti, Per quegli ambienti intimi, raccolti Che i principi chiamavano studioli. Erano luoghi di meditazione Ornati spesso di figure tratte
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