Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

20 FRAMMENTIITALIANI/AIRAGHI Alida Airaghi SABATOSERA Alida Airaghi è nata a Verona nel 1953, si è laureata a Milano, ha vissuto e insegnato a Zurigo fino al 1992. Ora risiede a Garda. Ha pubblicato: L 'appartamento, Einaudi 1984; Rosa rosse rosa, Bertani 1986; Appuntamento con una mosca, Stamperia dell'arancio 1991. Collabora a riviste e quotidiani italiani e ticinesi. I piedi neri che sporgono dal letto, brache arrotolate sui polpacci: Isaac dormicchia in canottiera, sudato, sporco di terra e il fiato gli puzza d'aglio e di vino. Il suo vicino è Moses, curiosi nomi di ricchi ebrei, i loro, che invece più musulmani di così si muore. Moses fa il bucato in una bacinella, lava calzini e varia biancheria; mai fatto prima in vita sua il bucato, ma ora che è via di casa si arrangia in tutto, e canta nenie, Moses, e lava spazza cucina, proprio come se fosse una donna. Appeso al muro è uno zaino semivuoto, due giacche a vento buttate sulla sedia per quando piove, per terra sandali, scarpe da tennis quasi nuove. Isaac insiste a non aprire gli occhi e pensa a sua sorella, a una ragazza bella che ha incontrato la mattina e lo guardava triste, imbarazzata al ciao di lui, al suo sorriso: ma sua sorella mai starebbe a osservare uno straniero; e Isaac sa cos'è bene e cosa male, lui che è nero. Moses lo spruzza di acqua saponata, gli urla "Alzati!" facendolo grugnire. lsaac si alza, spalanca fauci e braccia, va a pisciare nel cesso sozzo da far paura e poi si veste senza lavarsi, si cambia i pantaloni, infila una camicia scura. Decidono di uscire. La camera odora di corpi lucidi accaldati, ci sarebbe bisogno d'aria fresca, di una sera pulita nei polmoni. Ciondoloni si avviano per la strada sterrata fino a un viale che sbuca sul raccordo anulare; parlano, ridono, fanno versacci ogni volta che ne incrociano una, poi le girano intorno caroselli eccitati, carambole di balli improvvisati, e lei si arrabbia, li manda a quel paese. Moses e lsaac riprendono il cammino, sulla strada una fila di auto interminabile, voglie pesanti da sabato sera, noia di tutti contro la loro gioia: grazie dell'aria, della libera uscita, di una vita lontana dalla storia. Memoria di non esserci, di non essere contati altrove, in un dove che non sia la propria stanza, danza che trova un senso solo nel movimento, nella fatica di andare sempre. Ecco che vanno in centro, prendono l'autobus, stipati tra tanti disperati come loro, lingue diverse, altri colori, e fuori dai finestrini è buio e nei pensieri buio o luce a sprazzi. Ragazzi pronti alla discoteca si trascinano a cercare nuove facce e nuovi sessi, storditi amplessi per dimenticarsi. lsaac invece vorrebbe ritrovarsi, sentirsi pieno e accolto e benedetto; in un letto di piume magari, in un fiume che scorre, dentro una donna moglie. Asseconda le sue voglie serali, si avvicina a due giovani amiche, spingendosi tra loro con il suo corpo forte; a una preme il seno col torace, all'altra tocca il fianco come senza volerlo. Moses lo guarda e ride, Isaac strabuzza gli occhi, gode del suo coraggio malandrino, finché un giovanotto lì vicino avanza minaccioso a dirgli di piantarla: ma lsaac lo sovrasta di una testa, è una bestia di muscoli e allegria, l'altro non osa nulla e torna via, a sedersi al suo posto. In centro tutti scendono, le due donne ancheggiano, gazzelle e ammiccanti davanti ai due ghepardi noncuranti. Belle le luci come se fosse giorno; intorno gente, tanta ed elegante, ressa nei bar, voci e baci, bulli e pupe. lsaac e Moses camminano veloci, guardano rapaci e avidi quello che non avranno: una cena con bianche tovaglie, camerieri ubbidienti alle spalle, madame ingioiellate e soldi, soldi. Trovano conoscenti ad angoli di strade affollate, maghrebini, ghanesi, altre facce già viste nei loro quotidiani appostamenti: è un fioccare di saluti rituali, di frasi gutturali incomprensibili, grandi manate, abbracci, esibizioni candide e orgogliose di oggetti in vendita invenduti, oltraggi e sputi dietro a chi passa ignaro e non acquista, canti di scherno a un inverno dei cuori, a un fuori meno freddo di ogni interno. Moses e lsaac svoltano in un vicolo diverso da quello dell'altra settimana: questo si chiama via della Borsa. Tentano l'avventura e la ventura, che il loro dio gliela mandi buona come la volta scorsa almeno, una matrona spaventata che non aveva opposto resistenza. Senza fiatare seguono uno dal fare impiegatizio, tenera pelatina e occhiali spessi, un giubbino di stoffa striminzito. Di colpo lo spintonano in un canto, Moses gli blocca mani e bocca, il tizio quasi casca mentre lsaac gli strappa il portafoglio dalla tasca e via di corsa che non rinvenga, che non gli venga in mente di urlare. Si fa presto a contare quarantacinquemila lire, bestemmia Moses in italiano, Isaac ha il fiatone e guarda lontano, vorrebbe riprovare con un altro

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