Martina Cortelazzo ENTR'ACTE Quel giorno stabilirono di incontrarsi verso le quattro davanti al ponte del castello, di malavoglia; fantocci che si lasciano sballottare su e giù di qua e di là da una macchina, nel modo in cui uomini e donne si insediano siliconati e cocciuti nella Coppia. E così si incontrarono e si costrinsero a questa corsa con lo stato d'animo di chi ha schiacciato un insetto per sbaglio, o vede un uccello agonizzante, e improvvisamente lo stringe la morsa di una pena cosmica. Ogni tanto lui le sorrideva e lei, costretta da quella faccia sorridente, si cimentava in un'intenzione di sorriso derivato, dall'esito incerto e irrilevante. (Importante nella Coppia non è l'espressione della faccia, ma la relazione meccanica dei rispettivi muscoli facciali.) Il programma del pomeriggio era di tutto rilassamento: una passeggiata lungo il fiume in una splendida giornata di primavera (leggermente troppo calda). Lei sedeva sul sedile con un braccio appeso alla maniglietta sopra il finestrino e l'altro abbandonato in grembo. A lui, però, sembrava che quella posizione fosse in un certo senso sospesa, anzi, la sentiva nel suo spazio periferico visivo, una negazione della sua stessa seduta; lei era seduta accanto a lui e tuttavia non sedeva. "Che bella giornata! Abbiamo fatto bene a prenderci un po' di riposo", diceva lei senza vedere nulla della giornata e non sentendosi per nulla rilassata. Che era una bella giornata lo sapeva come uno distratto, imbambolato, sa che il cielo è blu grazie alla forza d'inerzia del sistema percettivo. "Sì", disse sempliceFoto Guido Giannini FRAMMENTI ITALIANI/CORTELAZZO 19 mente lui che guidava senza accorgersene e che incominciava a temere si verificasse di nuovo quella certa situazione. In effetti fra le pareti della vettura si stava materializzando il Problema: quel problema che minacciava seriamente la serenità del loro rappo1to. La tensione, latente fin dall'inizio, incominciò acrescere percettibilmente dopo il ghigno di lei in risposta al sorriso di lui (il trucco sta nel sorridere per primi) e, in silenzio, i due lottavano ormai a chi cedeva per primo. "Ho un'idea ..." disse lei a un tratto con una voce che tradiva la preparazione di quel! 'uscita che voleva sembrare improvvisa," visto che tu, prima o poi, devi comprarti un paio di ... scarpe, perché non andiamo a dare un'occhiata in giro ..." Aveva vinto lui! Lei aveva ceduto per prima. Il fatto era che ora, comunque, il Problema si era insinuato fra loro due. Era il Problema Delle Scarpe; quella bramosia malinconica sgraziata e inappagabile. Era accaduto qualche mese prima che i due accoppiati cominciassero a uscire separati, di nascosto l'uno dall'altra, e finissero per passare interi pomeriggi davanti alle vetrine di negozi di scarpe e, raramente, anche ali 'interno. Sentivano un 'improvvisa esigenza di avere un Certo Tipo di Scarpa la cui immagine precisa si insediava nelle loro menti e li spingeva a cercarla affannosamente fra molteplici modelli simili ma mai del tutto soddisfacenti. Chi li incontrava li trovava in una specie di trance con lo guardo fisso e ottuso di chi si è messo in testa di guardare i pali dell'elettricità da un treno in corsa senza perderne uno. Salutavano distrattamente e continuavano la loro ricerca, separatamente, vergognandosi, senza il sollievo dell'atto risolutivo e normalizzante: l'Acquisto. Anche quando stavano insieme la Scarpa li rendeva distratti e lontani. Anche ora, su quella macchina, lei non seduta e lui non guidante, accomunati da quell'ossessione, non potevano vedere nulla né della giornata né degli oggetti fuori né dei loro visi; ma, lei non seduta e lui non guidante, stavano in quel luogo dove tutte le scarpe immaginate da lui, confuse a tutte quelle immaginate da lei, si indeterminavano, lugubre buiezza di una Coppia, in un'orgia della Scarpa.
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