18 FRAMMENTI ITALIANI/AMARI giano le città come uva in una tinozza, rifugiandosi in un museo poco frequentato e lontano dalle mostre: il museo navale di Castello. Era solo a godersi i corridoi silenziosi, le ricostruzioni di galee e caravelle, i gonfaloni e gli arazzi, le bacheche piene di modellini, come navi nelle bottiglie costruite da una razza digaleotti giganti. I curatori del museo devono avere un gran senso della storia. Le spiegazioni danno informazioni utili e concise. Segno di orgoglio professionale. Fu attratto naturalmente dall'ampia sezione dedicata alle navi "saracene" contro cui combatterono le navi della repubblica. Poi in una bacheca piena di feluche arabe dalle vele latine lesse questa notizia: "Alla fine del XII secolo gli arsenali musulmani smisero di usare chiodi e rinforzi di metallo e costruirono le loro navi unicamente con tavole a incastro. I pirati ne trassero grande vantaggio. I loro vascelli erano molto più veloci di quelli cristiani nelle fughe e negli inseguimenti. Solo molto più tardi, con l'uso del1'artiglieria, fu reintrodotto ..." Si rese conto d'aver fatto per caso una piccola scoperta filologica. Anche se il manoscritto era d'epoca tarda, la storia del Monte Proibito ai confini della terra che aveva letto a Milano doveva precedere la fine del Xli secolo. Precedeva la storia di Dante. Era una terminus ante quem. Arrivato a casa, Yussuf non trovò grande entusiasmo in famiglia per i suoi nuovi progetti. Per il padre significava mettersi in vista, cioè esporsi al rischio. L'unica facoltà "non tecnica" all 'università era quella di scienze politiche, che poi si limitava alla storia del partito. L'arabistica e la romanistica, si potevano studiare solo in università occidentali e tornare dall'estero con un tale progetto non scientifico quasi puzzava di tradimento. S 'organizzò comunque un colloquio con un decano dell'università, amico di famiglia. Yussuf parlò a quest'ultimo della sua piccola scoperta e poi gli descrisse la funzione della cultura araba medioevale in Europa in termini quasi messianici. li decano non volle scoraggiare tanto entusiasmo, ma gli disse che la sua "filologia" avrebbe avuto molto più contatto con la realtà moderna se poteva introdurvi qualche elemento antimperialista e antisionista oltre a qualche accenno al "leader" e ai suoi precursori nella storia. Il padre di Yussu non riuscì a scongiurare al figlio il richiamo alle armi quando venne la guerra. Inabile ai reparti d'élite che, tenuti in riserva dal dittatore, evitarono di combattere e di essere distrutti, Yussuf fu fatto sottotenente sulla base del suo servizio di cadetto-studente. L'episodio del basco alla rovescia fu ignorato. Il dittatore intanto era diventato improvvisamente religioso. Si fece riprendere per la televisione mentre pregava in una moschea. Dichiarò: "santa" la guerra contro gli occidentali. Per costoro rispolverò l'antica parola dei cronisti dei tempi delle crociate, li chiamò: i "franchi". In una trincea di prima linea Yussuf non si fece illusioni. Sapeva che non si trattava né di un interesse per la filologia, né per la religione. Però adesso era libero di leggere il Corano e anche di pregare con i suoi soldati. All'inizio fu perfino felice nel deserto. Una notte si tolse il cordone d'ufficiale che, anche nell'uniforme mimetica, lo distingueva vistosamente dai soldati semplici con un ampio cerchio dalla spallina intorno all'omero, e vi fece dei nodi a intervalli regolari. Poi misurò i nodi tra I' orizzonte e le stelle fisse. Così gli antichi navigatori calcolavano la posizione nel deserto dell'oceano. E in quella trincea nel deserto lui era come il capitano di una piccola nave. Poi cominciarono i bombardamenti. Boati orrendi, nuvole di fuoco, puzza, calore. Gli aeroplani bnmbardavano giorno e notte. Poi le artiglierie del nemico, poi quelle amiche nelle retrovie, che non sapevano nulla di posizione e bombardavano alla cieca. Yussuf e il suo plotone furono tra i primi a essere tagliati fuori. Niente acqua, niente cibo, niente ordini, niente collegamenti. E niente stelle. Il cielo pieno di esplosioni era come il cielo notturno delle grandi città, rosso, grigio, puzzolente. In momenti di dubbio e tormento i saggi antichi ricorrevano alle sortes Vergilianae. Gliene aveva parlato Joe a Perugia spiegandogli perché Dante s'era scelto Virgilio come guida. Yussuf prese la sua copia del Corano e l'aprì a caso. L'occhio gli cadde sulla Sura 9:25 " ... quando esultaste per il vostro/ grande numero, a nulla vi valse:/ la terra, in tutta la sua vastità,/ parve richiudersi sopra voi." Yussuf uscì dalla trincea e fece qualche passo nella direzione che secondo i calcoli, fatti quando il cielo era stellato, era la direzione della Mecca. Poi mise il piede su una mina. Yussuf è il personaggio di un mio sogno mattutino dopo una lettura serale di Ulysses di Alfred Lord Tennyson. Non cerchi il lettore di verificare le probabilità storiche o politiche del racconto perché non ce ne sono. Si tratta di pura invenzione e fantasia come i cavalli alati e le lampade magiche delle Mille e una notte. Tuttavia, per essere di qualche interesse, almeno simbolico, la fantasia deve avere un rapporto di verosimiglianza con la realtà, come la realtà è terribilmente noiosa se non si apre almeno un po' alla fantasia. Foto Michail PetrovicAnjanin. Tratto da PhotogrophyYeorBook 1963.
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