Linea d'ombra - anno XIV - n. 114 - aprile 1996

Michele Amari LASCOPERTAINUTILE DIYUSSUF Michele Amari era uno storico romano dell'Ottocento, autore, tra l'altro, de/ musulmani in Sicilia. Il nome è ora preso in prestito da uno studioso e letterato italiano che preferisce l'anonimato. Lo studioso è un anglista di professione e slavista per passatempo. Ha tradotto Shakespeare, Puskin e Tolstoj. Ha insegnato in diverse università di paesi anglofoni. Oggi preferisce gli ozi letterari. Yussuf nacque in una popolosa città del Vicino oriente, famosa nei tempi antichi per ricchi bazaar, alti e solidi edifici, splendide moschee, bagni lussuosi, scuole e biblioteche piene di saggezza. Era di buona famiglia, mercanti ai tempi della monarchia, poi professionisti e ricchi petrolieri. Il padre di Yussuf non perse mai la testa durante i vari colpi di stato e cambiamenti di regime. Non perse la testa in più di un senso poiché riuscì a tenersela sulle spalle adottando la politica di chi evita di farsi notare, ma possiede conoscenze tecniche e savoir-faire necessari a ogni regime, anche a quelli che nazionalizzano o socializzano le imprese. Sopravvisse così a varie e successive ondate di purghe contro I' intelligencija del paese. Come i suoi fratelli e cugini, Yussuf fu mandato alla scuola inglese, ma non si distinse mai negli studi. Non riuscì neppure mai a padroneggiare la lingua. Le materie tecniche e scientifiche, poi, lo annoiavano e tormentavano. Era bravo invece alla scuola coranica che però doveva frequentare quasi di nascosto poiché il partito al potere, deciso a cancellare la storia e il passato, s'era dichiarato per l'ateismo. Anche lo sport annoiava Yussuf. Non solo il cricket o il rugby incoraggiati dalla scuola, ma anche il tennis o il pingpong. A mala pena imparò a nuotare. Non poté evitare d'essere inquadrato nell'organizzazione paramilitare del regime, ma non fu molto assiduo alle adunate e ai percorsi di guerra. Un giorno sulla piazza d'armi, l'istruttore lo chiamò fuori dai ranghi, gli ordinò un dietrofront e poi gli salutò militarmente la schiena. I suoi compagni risero. Yussufnon s'era accorto di essersi messo il basco al contrario, con l'emblema dell'aquila che sormontava le scimitarre incrociate sulla nuca invece che sulla fronte. Gli piaceva la compagnia delle donne. La madre e le zie, le sorelle e le cugine che la società gli permetteva di frequentare. Quando entrava in uno dei ginecei di famiglia veniva intrattenuto con caffè o tè freschi e con recitazioni da antichi poeti arabi. Poi cominciò lui a leggere o recitare l'antica poesia, qualche volta anche poeti d'amore che suscitavano risatine d'imbarazzo nel suo pubblico. Quando fu nell'età adatta, frequentò anche le cantanti dei locali notturni, ma queste non mostrarono alcun interesse per le sue recitazioni d'antichi poeti. La parte del Corano che gli piaceva di più era la storia di Giuseppe Ebreo e non solo per l'omonimia. Volle parlarne a un dotto imam e offrire un suo commento personale, ma fu ascoltaFRAMMENTI ITALIANI/AMARI 15 to con inspiegabile freddezza. Yussuf non si rese conto che I' imam lo sospettava di essere una spia del partito e che mostrare simpatia per un ebreo, anche se uno dei santi del Libro, era un crimine che poteva essere punito con la prigione o peggio. A suo modo Yussuf era un pio musulmano, non un bigotto, ma uno studioso della legge, in cui vedeva tradizione, ordine e saggezza. Un giorno, sognava, avrebbe compiuto il pellegrinaggio alla Mecca e cinto la fascia bianca degli hadji. Ma al momento era un sogno poiché la richiesta del visto per compiere lo hadj era molto disapprovata dal partito, soprattutto per il rampollo di una famiglia in vista. E la famiglia di Yussuf era purtroppo passata in vista, malgrado la cautela del padre. Una delle sorelle aveva sposato un personaggio molto vicino al dittatore. Non era una garanzia di sicurezza, tutt'altro, ma imponeva obblighi di comportamento e attirava sospetti su ogni mancanza di entusiasmo. Un'altra passione di Yussuf erano le Mille e una notte, ma anche qui la paranoia del regime era intervenuta, pubblicando versioni ridotte o espurgate o che s'adattavano a vari tipi di lettori. Il vecchio folclore era considerato indecente o sconveniente o lesivo della dignità nazionale. Parole furono cambiate, situazioni alterate, aneddoti e battute soppressi. Yussuf scoprì allora le Arabian Nights, la traduzione letterale e integrale delle Mille e una notte nell'inglese arcaicizzante di Sir Richard Burton e si mise a leggerla e rileggerla con la scusa che avrebbe migliorato la sua conoscenza della lingua inglese. Questo libro fu per Yussuf un'iniziazione alla filologia. Intanto era arrivato il momento di scegliergli una carriera. Gli studi mediocri, i risultati tutt'altro che brillanti, per le ragioni accennate all'inizio di questa storia, non erano dispiaciuti al capofamiglia. Almeno questo figlio non si sarebbe esposto o compromesso o complicizzato. Era esclusa per lui una carriera politica o militare. Non sarebbe mai servito a nulla nelle fabbriche di bombe o di gas tossici ed era troppo distratto persino per una sinecura burocratica. I suoi brillanti fratelli maggiori erano già in università inglesi, uno a studiare chimica, l'altro ingegneria meccanica. Yussuf-padre li considerava già quasi perduti, così ebbe una bella idea per Yussuf "l'artista": sarebbe andato in Italia a studiare geologia all'università di Pisa. Studi innocui e anche piacevoli per una professione neutrale. Yussuf arrivò a Perugia con un visto e un permesso di soggiorno per un anno. Alla fine dell'anno doveva dimostrare d'aver appreso abbastanza italiano per seguire i corsi e poi superare gli esami d'ammissione all'università. Com'era sua abitudine se la prese con molta calma. E poi era curiosissimo del nuovo ambiente. L'università per stranieri brulicava di studenti africani, levantini, greci, nordeuropei, sudamericani. Pochissimi erano veramente interessati a quello che facevano e ancor meno facevano progressi nello studio dell'italiano. Dopo tre mesi l'italiano di Yussuf era ancora limitato a una decina di parole. Però c'erano delle ragazzine svizzere o austriache che apprendevano con rapidità. AYussuf mettevano grande soggezione. Svelte di mente e di corpo. Infatti per i suoi gusti orientali queste ragazze erano troppo magre di cosce e di fianchi e un po' legnose. Molto diverse dalle bellezze sinuose e piene di pieghe delle Arabian Nights. Pensando forse di poter carpire il segreto della loro facilità per le lingue, Yussuf ne scelse una con un bel seno e spalle vigorose e l'invitò a uscire con lui. La ragazza accettò con visibile piacere e gli dette appuntamento per un'ora piuttosto tarda. Era il mese di ramadan e piacque a Yussuf che tutto si svolgesse dopo il tramonto. La ragazza arrivò con un vestito scuro adorno di specchi e strass, tagliato un bel po' al di sopra delle ginocchia

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