Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

FotoM. Siroguso/ Contrasto. rore e della sofferenza che quella guerra ha inflitto all'umanità'. Il Presidente della Rft, Roman Herzog, aveva in quell'occasione ammonito l'opinione pubblica tedesca a non pareggiare il conto dei morti con l'intenzione di bilanciare le colpe, ma quell'appello aveva avuto più che altro l'effetto di un rafforzamento negativo. Insomma: basta accuse reciproche, i tedeschi perdonano i crimini degli alleati. Siamo pari, dunque? Di fronte al notevole numero di iniziative commemorative, di mostre, documentari e articoli divulgativi prodotti nel 1995 per informare i tedeschi riunificati sulla fase finale della guerra, si ha avuto la sensazione di un ennesimo tentativo inutile. L'ostentazione di ricordi personali, di interviste quali testimonianze di storia autentica (per esempio nei mass media) ha contribuito a suggerire l'illusione che la storia di un popolo fosse costituita dalla somma dei suoi ricordi individuali. Ma tutt'al più si è riuscito a fotografare il caotico stato di coscienza dei tedeschi di allora, anziché far conoscere alle giovani generazioni i risultati della riflessione storica maturata durante l'ultima metà del secolo. Il tentativo di "fissare" i1 1945 storicamente corrisponde-SO anni dopo-al tentativo di scindere i legami che uniscono il 1945 al 1933, ovvero di storicizzare quel passato. Infatti: La Zeitgeschichte4, disciplina che ha per oggetto la storia del Novecento, ha tacitamente spostato la sua visuale alla fase postbellica, relegando ciò che avvenne prima del 1945 a una più remota "storia". Sulla sc1:1 del revisionismo di E. Nolte il periodo nazionalsocialista è stato ormai inglobato in un conlinuum di modernizzazione sociopolitica. EDITORIALE/KUBY 7 Lo testimonia per esempio la recente produzione della casa editrice Ullstein-Propylaen a cura di R. Zitelmann - si veda in particolare il nono volume della Storia Tedesca, Der Weg in den Abgrund ( 1933-1945) di K. Weissmann, (Berlin, 1995) esponente della "Nuova Destra" tedesca. È significativo il fatto che ali' interno della Zeitgeschichte non si sia aperto un dibattito intertedesco dopo la svolta storica del 1989, né sull'epoca postbellica, né sulla diversa elaborazione del passato nazista nelle due Germanie. Insieme alle sue strutture portanti è stata epurata anche la storiografia della Rdt. Il "crollo" della Rdt (anche qui l'uso del termine non è privo di mistificazioni circa le responsabilità occidentali) sembra delegittimare anche a posteriori l'intera esperienza economica sociale e politica, e quindi anche il suo fondamentale antifascismo, di cui si salva solo una variante antitotalitaria, funzionale soprattutto alla resa dei conti con gli esponenti dell'ex Rdt. L'anti-antifascismo professato dai revisionisti della Zeitgeschichte mira non solo a regolare vecchi conti, ma soprattutto a liberare la prospettiva sul futuro dalle ombre del passato per poter meglio focalizzare i nuovi compiti della nazione tedesca in.fieri. Lo iato tra la realtà politica e la coscienza collettiva di questa realtà si approfondisce, e si è appena all'inizio. In altre parole: a distanza di cinquant'anni la classe dominante della Germania unita può - a buon prezzo - ammettere le sue responsabilità storiche e persino i suoi crimini. Essa è costituita oggi dai figli senza colpa- grazie alla loro "nascita posteriore" 5 - che sono gli indiscussi eredi materiali a ovest come ora anche a est. La svolta generazionale ormai compiuta è stata constatata da H.L. Gremliza, editore del mensile politico "Konkret", nei se-

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