"Si può dire ciò che si vuole di lui, però Dick non lesinava": e infatti è stupefacente l'eteroclita moltitudine di trovate che profuse nei suoi libri e più ancora nella sua carriera di caso psichiatrico. Perseguitato dall'idea che iI mondo non è come sembra, Dick si creò le più eterodosse realtà parallele e le usò per scrivere romanzi commerciabili, senza essere sicuro che fossero pura invenzione. "Un sacco di gente sostiene di ricordarsi delle vite antecedenti; io sostengo, invece, di ricordarmi di un'altra vita presente" (Philip Dick, 1977). Marco Tarchini 'Abd al-Salam al-'Ugiayli Le lampade di Siviglia traduzione dall'arabo e postfazione di Maria Avino Jouvence 1995(ed.orig.1956),pp.140, Lire 18.000 È stato da poco pubblicato da una casa editrice di Damasco un volume dal titolo Filistiniyyat ( Cose palestinesi) che raccoglie molti dei testi - racconti, articoli, poesie, conferenze, interviste- scritti tra il I948e il I990da 'Abdal-Salam al-'Ugiayli, figura di primo piano della contemporanea letteratura araba. L'ordine cronologico con cui sono presentati permette di seguire l'evoluzione dell'opinione pubblica araba alle prese con il sionismo e con la politica delle grandi potenze. A noi italiani, notoriamente restii a tradurre dall'arabo e schiavi di strategie editoriali poco propense all'allargamento di orizzonti, non sarà probabilmente mai dato di prendere visione di questa testimonianza di indubitabile utilità. Fo1tunatamente c'è qualche felice eccezione al desolante silenzio nostrano sui grandi nomi delle lettere arabe. Di 'al-'Ugiayli - medico, poeta, saggista, umorista, ex ministro, ex deputato e prolifico narratore - abbiamo sette bellissimi racconti (pubblicati da Jouvence, per la collana "Narratori arabi contemporanei" a cura di Isabella Camera d'Afflitto) che ci accompagnano lungo un ideale percorso attraverso la storia del mondo arabo. Le lampade di Siviglia, racconto che dà il nome alla raccolta, guarda a un passato lontano, naii-ando di una poetica leggenda secondo la quale gli arabi costretti ad abbandonare la Spagna cristianizzata portarono con sé, nell'esilio marocchino, le chiavi delle loro case andaluse. Con La letteraspeditaeFucili nel distretto di Galilea riaffrontiamo la questione palestinese, riferendoci alla storia recente degli anni Quaranta e Cinquanta e sottolineando la specificità di una lotta ancor oggi lontana dal l'aver trovato soluzione. La visione ci parla dell'attualissima diatriba tra sostenitori del modernismo e paladini del tradizionalismo più retrogrado. In Dappertutto la notte e Sallv andiamo verso un auspicato futuro in cui gli eterni rivali, il mondo arabo e l'occidente, smettono di scontrarsi per cercare, finalmente, di incontrarsi. Lungi quindi dall'essere datati, i racconti di 'Abd al-Salam al-'Ugiayli si presentano ancora freschi, attuali e appassionanti, mescolando con sapiente maestria elementi fantastici con una obiettiva e concreta visione del reale. Elisabelta Bartuli Helen Simpson Quattro gambe nude in un letto Marsilio, pp. 200, Lire 20.000 Bentornata Helen Simpson, già ospite di queste pagine e adesso presente in libreria con questa gustosissima raccolta di racconti. Quattro gambe nude in un letto - che, come recita la quarta di copertina, narra storie di donne, "storie tristi, gioiose, storie come la vita" - conferma innanzitutto la caratteristica principaledell' english style, ovvero la cattiveria. Non è feroce, Helen Simpson, nel descrivere le sue donne e ragazze, nel riportare le loro nevrosi e le inappagate speranze di vita in un ambiente un po' meno fastidioso e grigio, un po' meno acidamente piccolo-borghese: ma non per questo è meno chirurgica, né mai la sua ironia si disperde nel fatuo. E si ride, in maniera agra, di situazioni e dialoghi reali, che sanno più di Monty Python che di Ken Loach. Le voci dei racconti sono voci sole, che non credono granché nell'amicizia, occupate come sono a difendersi, a conquistare spazi di autonomia, quando non di solitudine vera e propria, in un contesto che spesso vede ogni rapporto personale come una sorta di tassa, ineluttabile, da pagare. Tocca avere un uomo con cui non capirsi, così come tocca avere una madre (o una nonna!) che ferisce, inibisce, esaspera nella migliore tradizione delle "relazioni fra donne" (come nell'irresistibile Figlie, già pubblicato su "Linea d'ombra" n. 87, 1993). L'aspirazione a una "buona solitudine" è anche l'aspirazione a una vita fuori schema, basata su un ozio meraviglioso che rifiuta logiche di mercato, uffici contabili e aziendale efficienza (I/ le110); oppure basata su esperienze oniriche di straordinaria intensità, gestite in piena sintonia con il corpo, in cui l'uomo è tranquillamente ammesso purché non nella veste coniugale e censoria che indossa in società (come nel racconto che dà il titolo al volume). Rigorosamente "ginecentrico", il libro è ambientato in un'Inghilterra fieramente squallida, di cui si percepiscono con impressionante precisione i colori e gli odori da bedsit room, da tavola calda, da tè pomeridiano. Le donne e ragazze protagoniste, a volte narratrici, a volte narrate, riempiono le storie della propria insofferenzaedella propria (cronica) "lunaticità", del proprio essere continuamente, eternamente, scontente del ruolo sociale in cui si infilano a forza come in un vestito stretto, scontente degli uomini balordi, dalla macchiettistica incapacità di elaborare un senti mento, stufe del l'esasperante "mistero" della maternità. Da una storia ali' altra, i soggetti femminili di Helen Simpson tessono dunque una rete di punti di vista, considerazioni, teorie degli affetti, sogni, tutti improntati a una lettura del mondo decisamente fuori dal ruolo. Ed è per questo che Helen Simpson fa un po' più che narrare storie "tristi e gioiose": la sua scrittura graffia e non evoca, non rappresenta la vita ma ci passa in mezzo, le unghie di fuori, e lascia segni come fanno i ragazzini che "strusciano" le fiancate delle auto con i temperini. Roba da vandale. Serena Daniele
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