Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

Hella Haasse Di passaggio Traduzione dal nederlandese e introduzione di Laura Pignatti Iperborea 1996, pp. 144, Lire 18.000 Ritratto di due generazioni senza 1968. L'incontro fortuito tra Xenia, giovanissima vagabonda, e l'anziano professor Cluysman, autosegregato nella sua stanza segreta in una casa di Amsterdam, causa un confronto tra chi - con tutta la sua cultura umanistica, purtroppo soltanto libresca - non ha mai compreso la rivolta giovanile e chi nel 1968neanche era nato e trova scontate certe conquiste, ma oggi per voler vivere in libertà se la passa ben più duramente di certi ribelli all'epoca. L'anno dell'insu1Tezionegiovanile rappresenta per entrambi più che una rottura con i tempi precedenti, l'ingresso nei modi comuni di comportarsi di una certa durezza, che per il professore è solo egocentrismo e per la ragazza-che ci è cresciuta dentrocostituisce la necessaria determinazione nelle scelte. Per via della dedica che il libro reca, da nonna a nipote, l'identificazione del!' anziana scrittrice nel professore è trasparente, e sarebbe pericolosa se celasse intenti pedagogici. Però la Haasse sa portare rispetto alla diciottenne protagonista, che è infine non solo la più coraggiosa ma anche la più saggia dei due personaggi, e invece di una missiva sul saper vivere, l'autrice ha preferito scrivere un racconto. Sono sette giorni della vita di una randagia che, di ritorno nella sua città natale dopo un anno e mezzo di vagabondaggi, si trova di fronte al naufragio dei vecchi amici che avevano deciso con lei di essere fuori dalla società dei consumatori, senza avere la sua forza o la sua convinzione.Contemporaneamente, l'incontro con l'amareggiato Cluysman la porta a dover sostenere le proprie scelte con qualcuno che, a differenza dei genitori dei suoi amici, desidera ascoltare e capire, e magari comunicare le conoscenze acquisite con gli anni e con lo studio. Xenia si guadagna l'ammirazione del professore, e annusa un po' di cultura, ma lui alla fine non riesce a convincerla a interrompere il suo vagare per ricominciare la scuola. La Haasse per fortuna non crede di influire troppo sulla vita della nipote. Di passaggio è un'opera minore della scrittrice olandese, ma è ce,10consigliabile a quanti si stanno preparando a pubblicare qualche nuova educativa lettera ai giovani. Marco Tarchini Carlo Fruttero & Franco Lucentini La morie di Cicerone. Racconto sceneggiato. Il Melangolo 1995, pp. 57, Lire 10.000 In quale altra collana avrebbe potuto essere pubblicata questa sceneggiatura della morte di Cicerone se non in questa, dal nome Nugae? E di una deliziosa inezia si tratta, lavorata come un cammeo, monile per sua natura ibrido a mezzo tra la bigiotteria e l'opera d'arte. Sempre questo, infatti, è il dilemma di fronte al quale ci si trova leggendo F & L: come una volta si diceva del cinema, arte o industria? Ovviamente iIproblema è mal posto. La vera virtù di questa coppia è di saper scherzare con intelligenza sulle cose che ama, mettendoti addosso una voglia energetica e frizzantina di divorare ancora una volta Pinocchio (una buona azione verso se stessi, ti dicono) o di affrontare i Parerga une/ Paralipomena di Schopen-hauer. Prendiamo questo Cicerone: due scene scritte con i migliori dialoghi, i più veri, i più naturali che si possano leggere in Italia (F & L lo sanno, lo rivendicano e ne vanno fieri). Nella prima, uno scampolo di commedia di costume fatta tutta di caratteristi - la Guida, la Turista Emotiva e il Turista Ossequiente - che mentre ti diverte ti fornisce, con mestieraccio consumato, tutte le informazioni storico-filologiche che ti occorrono per gustare la seconda scena, la morte di Cicerone per l'appunto. Equi, altro che libri sulla "vita quotidiana al tempo di": Cicerone, il libertoTirone e laschiava Prisca sono nostri contemporanei più di quanto lo sia la ragazza della porta accanto e sono più immersi nel loro tempo di quei busti di stupido marmo di cui !'"avvocato" Cicerone pronto a morire si fa amare beffe e tardive. La scena ha luogo al Fonnianum, la villa nei pressi di Formia dove Cicerone è tornato apposta, rinunziando alla fuga via mare, per andare incontro alla morte per manodelle truppe fedeliaLepido,Ottaviano e Antonio. Un dialogo patetico, cristallino e sapiente attinge a tutte le testimonianze disponibili, a tuttaquell'erudizioneche posseggono solo i lettori liberi e maniacali. Sei magistrali pagine di note alla fine del libro stanno lì a testimoniarlo. E in quelle poche pagine il pendolo emotivo oscilla all'impazzata tra la commozione e l'ironia. Le sentenze memorabili si sprecano, ma senza pesare sul lettore. "Mi sono sempre immaginato come una statua. Una statua da consegnare ai posteri. (Punta il baswne contro una statua immaginaria, sopra una qualsiasi base ad hoc) MARCO TULLIO CICERONE. Tutto d'un pezzo. Ma il futuro sarà strapieno di statue! Che m'importa di lasciargliene una in più? E di finto marmo, anche." Insomma si ride, si medita, ci si commuove e s'intravedono le mani dei due burattinai che armeggiano dietro il fondale. Pochi scrittori sono moderni come questa coppia di anziani, benpensanti incendiari torinesi (ma incendiari con i cari vecchi zolfanelli di una volta). Pochi sanno darti come loro il senso dell'importanza delle statue e del!' ineluttabilità del loro sgretolarsi. Pochi scrittori sono educativi e divertenti come questa coppia di sublimi cialtroni. Dom.enico Sca,pa

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