Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

insegnante mi ha detto che stanno combattendo contro i neri a nord. Hanno un grande accampamento appena fuori Bethlehem, dove imparano tutto sull'arte della gue1Ta. Quando passi di lì, stanno sempre a fare esercitazioni, a provare ogni tipo di piano strategico. Nessuna donna nera si avvicina alla zona senza la protezione di un uomo. Le braccano nelle dongas7 e le prendono con la forza. Lo farebbero se non pensassero che siamo umani?" La ragazza scosse la testa. "Vorrei andare alla toilette a rinfrescarmi un po' prima di mangiare qualcosa. Posso lasciare le borse nel tuo scompartimento? Il capotreno non può certo pretendere che faccia il viaggio tutta sola. E se dovessi andare al gabinetto, dovrei portarmi tutto dietro? Lo stesso vale anche per te. La gente vuole stare insieme e parlare. Sennò ci si sente soli. Preferisco stare qui con te." Il treno partì da Bethlehem. Arrivò il controllore e fece un nuovo biglietto di seconda classe senza trovare niente di sbagliato o fuori posto. Non sembrava infastidito dal fatto che le due donne stessero insieme. Chiesero entrambe le lenzuola per la cuccetta. Lui fu molto formale e preciso e poi se ne andò. "Ti aspetto finché torni, poi ci andrò io e con i bagagli starai tu." La ragazza si allontanò, portando con sé la borsetta dopo averci aggiunto alcune cosette che le servivano. Dopo una decina di minuti tornò, rinfrescata e non più così stanca. "È il tuo turno, Madre" disse alla donna sorridente. "Mmm ... Che buon profumo, sembri fresca come un bocciolo di rosa!" "Grazie." La ragazza arrossì. Stava allungando un braccio per mettere la borsetta sul portabagagli sopra di lei, quando il capotreno si fermò davanti alla porta. Guardò il busto d'ebano della ragazza, indugiando sulla parte che rimaneva scoperta e sulla profondità dell'ombelico che rendeva la sua vita ancora più sottile. Sforzandosi di guardarlo e avendo notato il suo sguardo fisso, lei ritirò il braccio quasi d'istinto e si aggiustò la camicetta troppo corta. La tirò giù per coprire la vita nuda e si sentì a disagio quando lui alzò gli occhi dal suo corpo per incontrare i suoi. "Dov'è il tuo amico?" disse, sorridendo pensieroso. "Chi?" "La tua scorta o tuo marito. L'uomo che era con te quando sei salita sulla carrozza." "Ah. Lui ..." Non attese la risposta della ragazza perché, proprio in quel momento, la donna anziana comparve in fondo allo stretto corTidoio. Lui passò oltre e bussò alla porta vicina, so1Tidendoe facendola passare. La donna entrò nello scompartimento e chiuse la porta dietro di sé; so1Tidendodisse con un sussurTo: "Cosa ti dicevo? Hai visto che ti è venuto a trovare?". "Mi ha chiesto dov'era finito l'uomo che mi portava le valigie. Ha parlato di 'marito' e quando ho cercato di spiegare, ti ha visto a1Tivaree se n'è andato." "Oh ... mi sa che è geloso!" Risero entrambe. "Sa che scendo a Villiers, ma non ti preoccupare, per allora sarà già giorno. Credo che si stuferà di aspettare" disse la donna anziana. Poco dopo aver condiviso le provviste e aver esaurito le lunghe presentazioni secondo le abitudini africane, arrivò il cuccettista meticcio per preparare i letti con le lenzuola dei non bianchi. Si misero a letto e spensero le luci. Il dondolio del treno e la pioggerellina insistente le cullarono in un sonno sereno mentre il convoglio attraversava i meravigliosi campi sconfinati di granoturco. Nelle prime ore del mattino il capotreno bussò alla porta per avve1tire la donna anziana che il treno stava a1Tivandoa Villiers e scomparve. La donna non voleva svegliare la ragazza per salutarla; STORIE/ TLALI 73 pensava che poi avrebbe fatto fatica a riaddormentarsi. Decise di svegliarla comunque, perché sarebbe stato brutto da parte sua andare via senza una parola. Disse addio alla ragazza e le assicurò che il cuccettista meticcio stava nello scompanimento vicino e che le sembrava di aver sentito altri passeggeri muoversi negli scompartimenti a fianco. Si spiegò: "La maggior parte delle persone di solito vengono nella carrozza del capotreno solo per fare il biglietto e poi tornano in terza classe, ma forse alcuni sono passeggeri di seconda". Si chinò e sussurrò nell'orecchio della ragazza: "Penso che il capotreno telTàconto della loro presenza. E poi, la legge I Assicurati solo di chiudere la porta a chiave dall'interno, figlia mia". Il treno scivolò fuori dalla stazione con un movimento dolce e silenzioso. Si ricordò che i vagoni adesso erano trainati da una locomotiva elettrica. Rimase distesa ad ascoltare ... Ripensò allo strano comportamento del controllore e le vennero in mente gli occhi dell'impiegato alla stazione di Ficksburg. Da lontano si avvicinava il brontolio sordo del tuono. Scese dal letto e andò al finestrino, riavvolse la tendina e lo aprì. Guardò fuori. L'immensa distesa di terre coltivate era completamente deserta, avvolta nell'oscurità più nera. Le luci che trafiggevano i finestrini formavano raggi scintillanti di pioggia che cadevano insistenti contro i fianchi dei vagoni. Pioveva a dirotto. La sua carrozza non dava alcun segno di vita. "Dov'era finito il cuccettista meticcio, starà dormendo profondamente" immaginò. Mancava ancora tanto per arrivare a Johannesburg? Non riusciva a dormire. li treno si fermò. Era una stazione grande. "Balfour Nord" diceva il cartello. Il convoglio stava per partire quando il capotreno sbucò da una cabina lungo il binario e rimase vicino al treno in piedi, in attesa, voltato verso la locomotiva. Vide la ragazza ritralTe la testa nello scompartimento e abbassare le tendine. Soffiò nel fischietto e gridò: "Bai four Nord" e iI treno uscì dal la stazione. La porta cedette con facilità quando il capotreno l'aprì con la sua chiave. Lei si voltò di scatto, cosciente di essere poco vestita nella sua leggerissima camicia da notte. Tentò di avvicinarsi al letto e lui anticipò le sue parole: "È buio. Non devi aver paura. Sono venuto solo per chiacchierare un po' con te, ecco tutto. Mi sento solo nel mio scompartimento, per favore. Per favore" supplicò, parlando adagio. "Chiacchierare di che?" domandò lei. Sorrise. "Dove hai detto che è andato tuo marito?" "Non è mio marito. Non lo conoscevo. A Bethlehem mi ha aiutato a portare le valigie su per le scale." "Cos'è per te?" "In che senso?" "Posso accendere la luce, la tengo bassissima? Mi piace vedere il tuo bel viso, posso?" disse l'uomo allungando la mano verso l'interruttore. Si diffuse una luce fioca. Sorrise al viso del la ragazza e lei si allontanò. "Voglio dire, è il tuo nyatsi o che cosa?" disse lui, aggrottando le sopracciglia e sorridendo con malizia. Lei si sedette sulla cuccetta imbottita e lo osservò mentre si toglieva il berretto e lo appendeva al gancio d'acciaio sopra alla porta. Fu colpita dal fatto che i modi dell'uomo e il tono dei suoi discorsi, formali e severi in presenza della donna anziana, erano ora divenuti confidenziali. Il comportamento era cambiato come un mantello double~face; come un indumento che decidi di tenere o di togliere, così, come se niente fosse. Non era sicura di gradire questa metamorfosi, ma divenne più curiosa ... Ripensò agli occhi dell'impiegato alla stazione di Ficksburg. Si ricordò di aver sentito dire una volta che le parolacce sono la prima cosa che la maggior parte dei bianchi impara delle lingue africane. Gli domandò: "Che cos'ha detto che era per me quel-

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